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Molti farmaci potrebbero essere inefficaci nel prevenire il suicidioSEATTLE, Jun 6, 2002 (BUSINESS WIRE) Traduzione a cura di Tristano Ajmone Nel perseguimento della comprensione della complessa natura del suicidio e di come trattarlo, ricercatori del Northwest Clinical Research Center and Duke University hanno messo in dubbio l’assunto che gli psicofarmaci prevengano o riducano il rischio di suicidio in pazienti che sono sia suicidi che mentalmente malati. Il risultato dello studio è stato sorprendente, ma in definitiva utile a capire il miglior tipo di cura a lungo termine di cui questi pazienti necessitano. “Non vi era nessuna reale differenza in termini di rischio di suicidio tra quelli assegnati a farmaci sperimentali, farmaci approvati dalla FDA o placebo,” dice il Dottor Khan del NWCRC. I ricercatori hanno scoperto che mentre i farmaci possono essere un mezzo efficace nell’aiutare ad alleviare i sintomi psicopatologici, non vi sono dati a supporto del fatto che prevengano i suicidi. Il numero di suicidi tra i pazienti che prendevano farmaci e placebo erano simili tra i partecipanti all’esperimento clinico. Le scoperte dettagliate verranno presentate dal Dr. Khan martedì 11 giugno 2002 al 42° Congresso dell’annuale New Clinical Drug Evaluation Unit (NCDEU), una conferenza sponsorizzata dal National Institute of Mental Health (NIMH) a Boca Raton, FL. Per condurre lo studio il Dr. Khan, M.D., Direttore Medico del Northwest Clinical Research Center a Bellevue, WA e Adjunct Associate Professor di Psychiatry alla Duke University School of Medicine, e i suoi co-investigatori hanno raccolto dati dagli archivi della FDA tramite il Freedom of Information Act (FOIA). Utilizzando i rapporti sommari (SBA) per tutti i farmaci psichiatrici approvati dalla FDA dal 1985 al 200, hanno valutato i rischi di suicidio tra i partecipanti agli esperimenti clinici in relazione all’ammontare dell’esposizione alle medicazioni che ricevettero. Questo è noto come PEY (Patient Exposure Years) ed è richiesto dalla FDA per riportare le possibilità di suicidio. Il PEY fu calcolato per tutti i suicidi tentati e riusciti. 71.604 partecipanti all’esperimento clinico furono inclusi in questo studio valutando 26 psicotropi, 9 antidepressivi, 5 anti-disordine ossessivo compulsivo (OCD), 3 antipsicotici, 4 agenti anti-panico, 2 ansiolitici, 1 stabilizzante dell’umore, 1 agente anti-disturbo d’ansia sociale (SAD) e 1 agente per il disordine da stress post-traumatico (PTSD). La significatività di questi risultati è che forniscono un’intuizione su ciò che attualmente non funziona nell’assistenza per la salute mentale. “Ulteriori ricerche per identificare quegli psicotropi o altri trattamenti che riducano il rischio di suicidio è essenziale,” ha detto il Dr. Khan. Al fine di comprendere meglio il suicidio, sono necessarie ulteriori ricerche per esplorare lo stato psicologico di pazienti suicidi ed anche per identificare farmaci specifici che siano efficaci per la cura. I professionisti dell’assistenza sanitaria devono curare tutto il paziente, non solo la sua condizione. Infine, il miglior tipo di cura per questi pazienti è una combinazione tra la giusta medicina, la terapia e la comprensione. Circa lo NWCRCLo NWCRC è uno stabilimento di ricerca medica dedicato a condurre la ricerca clinica della migliore qualità orientata al paziente. Lo NWCRC è specializzato in studi clinici sui pazienti con indicazioni psichiatriche quali la depressione, disturbo bipolare dell’umore, disturbo psicotico, attacchi generalizzati d’ansia e panico, nonché il diabete e il colesterolo alto.
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codice PHP e grafica a cura di Tristano Ajmone |
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