Home

 

Indice

 

Chi Siamo

 

ADHD

 

Farmaci

 

Terapia

 

Legge

 

Società

 

Risorse

 

.:: Tristano | C.Ajmone | G.Antonucci | F.Baughman | M.Loiacono | L.Mosher | T.Szasz ::.

Manifesto Etico Sulla Salute Mentale

Etica e Deontologia

Teoria

Biopsichiatria

Farmacologia

Depressione

Suicidio

Ricerca & Metodo

Prassi

Testimonianze


Epidemiologo,
studi sbagliati al 50 per cento

Doctor news — 31 agosto 2005 — Anno 3, Numero 1149


La verità scientifica? Forse non esiste. Le conclusioni raggiunte dalla maggior parte degli studi potrebbero essere sbagliate.

Pescando a caso un qualunque lavoro tra quelli pubblicati in letteratura, la probabilità che concluda il giusto sono inferiori al 50%. A disilludere ricercatori, medici e opinione pubblica sull’affidabilità degli studi scientifici è l’epidemiologo John Ioannidis, della Scuola di Medicina dell’università di Ioannina, in Grecia. In un articolo sulla rivista ‘Plos Medicine’, l’esperto chiama in causa non solo l’errore umano, ma anche e soprattutto problemi sperimentali e statistici. Limiti il più delle volte insuperabili, che inevitabilmente finiscono per compromettere la correttezza dei risultati ottenuti. Secondo Ioannidis, i più a rischio di arrivare a conclusioni sbagliate sarebbero gli studi molto piccoli, quelli ‘disegnati’ male e quelli che producono risultati numerici bassi (il caso, per esempio, di un farmaco efficace solo nel 10% dei pazienti).

Ma lo specialista invita a ‘prendere con le pinze’ anche i dati degli studi di dimensioni più vaste, di quelli ben disegnati e di quelli che lavorano su argomenti particolarmente ‘caldi’, relativamente ai quali i ricercatori sentono maggiori ‘pressioni’. “Dovremmo accettare il fatto che la maggior parte delle ricerche verrà confutata. Alcune saranno ripetute e confermate”, aggiunge Ioannidis, sottolineando che, almeno in campo scientifico, “replicare un dato ha più valore di scoprirlo per la prima volta”. L’esperto avanza dei dubbi sulla correttezza dell’espressione “statisticamente significativo”, ben nota ai lettori di studi scientifici. “Comunemente — ricorda — un dato viene considerato ‘statisticamente significativo’ quando esiste solo una probabilità su 20 che sia unicamente frutto del caso". Ma questo metodo di calcolo non dà sufficienti garanzie, “specialmente quando, per esempio, si tratta di collegare una certa malattia al gene che potrebbe esserne il responsabile”.

Molte certezze potrebbero dunque crollare? A rassicurare uomini di laboratorio, clinici e pazienti è Solomon Snyder, senior editor di ‘Pnas’ ed esperto di neuroscienze alla Johns Hopkins Medical School di Baltimora, Usa. “Quando leggo la letteratura scientifica — osserva l’esperto su ‘New Scientist’ online — non penso certo di trovarmi di fronte a un manuale”. Non c’è la pretesa di trovare ‘la risposta’, bensi’ “il desiderio di ottenere nuove idee”.
• • • Bollettino OISM • • •

Iscriviti ora al Bollettino OISM e sarai sempre aggiornato via eMail circa le novità nel campo della salute mentale e la lotta contro la psichiatria...

CLICCA QUI PER ISCRIVERTI!