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Antidepressivo o Placebo, Non C’è DifferenzaLucia Zambelli Da Kataweb - La Repubblica del 22/07/2002 Sorpresa: antidepressivo o placebo, non fa differenza. E ancora: non c’è nessuna relazione tra la quantità di farmaco e il suo effetto. La scoperta, destinata a far rumore nel mondo della psichiatria e anche a creare scompiglio nel fiorente mercato dei farmaci antidepressivi, si deve a Irving Kirsch, docente di psicologia all’Università del Connecticut, Usa, che l’ha pubblicata di recente su ’Prevention & Treatment’, la rivista on line dell’American Psychological Association, col titolo ’The Emperor’s New Drugs: An Analysis of Antidepressant Medication Data Submitted to the FDA’. Per giungere a queste conclusioni, Kirsch ha analizzato gli studi che le case farmaceutiche presentano all’FDA, la Food and Drug Administration, per ottenere l’approvazione del farmaco. Ecco cosa ha scoperto. Ce lo spiega nell’intervista rilasciata a Kataweb Salute. Professor Kirsch, può spiegarci come ha fatto la sua scoperta? “Ho preso tutti i dati di tutti gli studi sponsorizzati dalle ditte farmaceutiche che commercializzano i sei antidepressivi più popolari oggi, cioè quelli prescritti più frequentemente dai medici: Prozac, Zoloft, Serzone, Paxil, Celexa, Effexor. Li ho ottenuti tramite l’FDA: sono gli studi che le case farmaceutiche presentano all’FDA per avere l’approvazione del farmaco”. E da questi studi, cosa ha visto? “Senza sorpresa, ho visto che c’è una risposta molto forte agli antidepressivi. Quello che invece non mi aspettavo, è che la risposta al placebo è altrettanto alta. Tanto alta che la differenza tra la risposta al farmaco e la risposta al placebo è minima: così bassa da essere irrilevante da un punto di vista clinico. Un’altra cosa che ho scoperto è che non c’è una relazione tra la quantità di farmaco assunto e il suo effetto. La mancanza della risposta alla dose, oltre alla minima differenza tra effetto del farmaco e del placebo, fa pensare che anche la risposta al farmaco, in gran parte non sia altro che una risposta placebo”. Come mai queste informazioni non erano emerse finora? Se l’FDA era in possesso di questi studi, perché non li ha resi pubblici? “I risultati degli studi mandati all’FDA vengono pubblicati. Di solito, però, vengono pubblicati quelli che hanno risultati positivi per le case farmaceutiche, quelli che dimostrano che il farmaco ha un effetto significativo”. E come mai l’FDA ha dato comunque la sua approvazione, se i risultati non erano positivi? “Per l’approvazione da parte dell’FDA sono necessari almeno due studi che dimostrino che il farmaco è efficace. E quindi, su tanti studi fatti per ogni farmaco, almeno due positivi ce ne sono. Celexa è l’unico farmaco, tra i sei citati, il cui foglietto illustrativo avverte che alcuni studi non hanno dimostrato nessuna differenza tra farmaco e placebo. Nessuno degli altri riporta questa informazione. In realtà, tutti lo sapevano. Steven Hollon, ricercatore in clinica alla Vanderbildt University, uno dei commentatori del mio articolo, ha scritto che questo era il ’loro piccolo sporco segreto’”. Quali saranno, ora, le conseguenze di questa sua scoperta? “Queste informazioni permetteranno di rendere pubblico a medici e pazienti questo aspetto che finora era un segreto dei ricercatori che si occupavano di farmaci. Con la speranza che porti a sviluppare nuovi metodi di ricerca che permettano di verificare in modo più accurato l’efficacia dei farmaci”. Ci sarà un crollo del consumo degli antidepressivi, negli Stati Uniti e nel resto del mondo? “Vedremo. L’industria farmaceutica è molto grande, spende un sacco di soldi in pubblicità. In confronto a questa massiccia pubblicità, è difficile prevedere l’effetto di un solo articolo. Per la cura della depressione, ci sono alternative ai farmaci che non hanno effetti collaterali. Allora spero che questa scoperta spinga a scegliere terapie alternative: per esempio, la psicoterapia, che non ha effetti collaterali, ha la stessa efficacia di farmaci nel breve periodo e un’efficacia maggiore nel lungo periodo”.
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