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OSSERVATORIO ITALIANO SALUTE MENTALE
Linea Guida Etica 3 Sulla Salute Mentale
Le cure mediche della psichiatria
Bugie che hanno gravi conseguenze.
— Versione aperta ai contributi —
– aggiornata al 05/06/2004–
| LINEA GUIDA ETICA |
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La cura è un procedimento terapeutico che, risolvendo le cause che hanno generato il disagio mentale, porta alla guarigione. Il sollievo e la remissione dei sintomi, per quanto siano eventi importanti, non qualificano un intervento terapeutico come cura;
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Gli interventi fino ad oggi attuati della psichiatria medica hanno ampiamente dimostrato di non essere curativi. Il sollievo e la remissione dei sintomi, quando avvengono, comportano danni psicofisici a volte gravi e irreversibili. È pertanto auspicabile che, in mancanza di alternative, siano limitati alle vere urgenze, per tempi brevi e congrui con la sedazione, al trattamento della sintomatologia e debilitazione fisica obiettiva;
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Tutti gli interventi medici cruenti e/o distruttivi quali la psicochirurgia, gli shock, la prescrizione di psicofarmaci a lungo termine che hanno effetti lobotomici e debilitanti per l’organismo e l’adattamento sociale vanno considerati come lesivi della dignità umana e dell’integrità psicofisica;
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In qualunque situazione e momento deve essere un diritto della Persona chiedere l’interruzione del trattamento farmacologico o altro trattamento. Il medico curante, o altro medico se questi è impossibilitato, ha il dovere di accogliere la richiesta attuando il corretto scalaggio del farmaco o di altro trattamento;
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Sono da ritenersi in contrasto con il diritto della Persona a recedere in qualunque momento dal trattamento farmacologico la pratica del «depot» e la recente tendenza ad impiantare strumenti biotecnologici miniaturizzati nel corpo che permettono il rilascio di psicofarmaci per tempi molto lunghi o per monitorare la salute mentale; o l’utilizzo della tecnica delle micro onde e dei campi magnetici per il controllo mentale;
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Non sono etici gli accordi tra medico e paziente, quale il cosiddetto contratto di Ulisse, in base ai quali i pazienti acconsentono di sottoporsi in futuro a stabiliti trattamenti psichiatrici anche se nel momenti di crisi non potranno manifestare il proprio consenso o esprimeranno dissenso;
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Non è corretto motivare un trattamento sanitario obbligatorio (TSO) con finalità curative;
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In ambito forense non è ammissibile da parte dello psichiatra affermare che le attuali pratiche mediche sono delle cure, né affermare nelle relazioni fatte ai giudici che il paziente loro affidato rifiuta la cura se non vuole assumere psicofarmaci o assoggettarsi ad altro intervento medico;
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La legislazione di area psichiatrica deve distinguere gli interventi curativi da quelli di sedazione o distruttivi, individuando quali siano leciti e il loro ambito di applicazione.
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COMMENTO
La psichiatria non è in grado di attuare alcun intervento curativo, a volte peggiora le condizioni mentali delle persone, i costi economici a carico dello Stato della gestione psichiatrica sono elevati, drammatici quelli personali dei pazienti; questo deve indurre la classe politica a ripensare la filosofia della salute mentale che oggi coincide con la farmacoterapia. Opera in violazione dei diritti umani grazie alla cecità del legislatore, della comunità scientifica e della società. In parte questa cecità è dovuta all’incapacità di distinguere tra pseudobenefici e effetti curativi e in parte è un comportamento ipocrita, di connivenza. La psichiatria ortomolecolare che utilizza prodotti naturali è una valida alternativa agli psicofarmaci, tuttavia resta da chiarire in quali casi è un trattamento sui sintomi e in quali sulle cause. In particolare va chiarito se ha la pretesa di trattare le cause di tutti i disordini mentali, negando o minimizzando la causalità psicogena; cosa questa che ci permetterebbe di definirla come biopsichiatria. In merito all’efficacia e alla sicurezza dei trattamenti ortomolecolari è ancora necessaria una rivisitazione delle procedure sperimentali utilizzate. Vi rimando inoltre a quanto già detto nella 2^ linea guida etica a propostito della «nuova medicina» di Ryke Geer Hamer in merito alla causa psicologica della malattie.
Una persona trattata con farmaci antipsicotici a lungo termine subisce una lobotomia chimica che produce profondi cambiamenti nella sfera cognitiva, emotiva e comportamentale. Il suo comportamento sarà socialmente più accettabile solo perché è stato distrutto nella mente e nel corpo, non è più la persone di prima. Ma è lecito spacciare una lobotomia per cura? Certamente no, ma è questo quanto succede. I moderni farmaci tranquillanti trasformano la psicosi schizofrenica in una psicosi da tranquillanti. Gli interventi basati sulla remissione dei sintomi non sono per definizione delle cure, sono tentativi di sopprimere il problema a qualunque costo, sovente per garantire l’ordine sociale.
La filosofia dell’ordine sociale e dei costi/benefici, nettamente sbilanciata sui costi, è in contrasto con la “
Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo e la biomedicina” di Oviedo del 1997 che recita:
Capitolo I – Disposizioni generali
Articolo 1 – Oggetto e finalità
«Le Parti di cui alla presente Convenzione proteggono l’essere umano nella sua dignità e nella sua identità e garantiscono ad ogni persona, senza discriminazione, il rispetto della sua integrità e dei suoi altri diritti e libertà fondamentali riguardo alle applicazioni della biologia e della medicina. Ogni Parte prende nel suo diritto interno le misure necessarie per rendere effettive le disposizioni della presente Convenzione.»
Articolo 2 – Primato dell’essere umano
« L’interesse e il bene dell’essere umano debbono prevalere sul solo interesse della società o della scienza. »
L’Italia ha firmato questa convenzione in data 12/1/1998 ma non l’ha ancora ratificata e resa operativa. C’è un grave ritardo da parte degli Stati membri dell’Unione Europea sia nella firma che nella ratifica. Vedi:
elenco e situazione dei firmatari .
È inoltre in contrasto con la
Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea :
CAPO I - DIGNITÀ
Articolo 3 - Diritto all’integrità della persona
- Ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica.
Articolo 4 - Proibizione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti
È inoltre in contrasto con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (http://www.onuitalia.it/diritti/index2.html):
Articolo 5
«Nessun individuo potrà essere sottoposto a tortura o a trattamento o a punizione crudeli, inumani o degradanti. »
È inoltre in contrato con la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia (http://www.onuitalia.it/diritti/infanzia.html):
Articolo 37
Gli Stati parti s’impegnano a garantire che:
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nessun fanciullo sia soggetto a tortura o a trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti; né la pena capitale, né l’ergastolo senza possibilità di liberazione debbano venire irrogate per reati commessi da persone in età inferiore ai 18 anni;
Il dott. Giorgio Antonucci, medico psicoanalista che lavorò molti anni presso il manicomio di Imola come responsabile del reparto «agitati» (per pazienti ritenuti pericolosi), non prescrisse mai psicofarmaci di sua iniziativa ma solo su richiesta dei pazienti. Con stupore di molti anche senza questa «protesi chimica» ottenne brillanti risultati riportando molti pazienti ad una condizione umana di esistenza. La contenzione e gli psicofarmaci, insieme alla mancanza di rapporti umani terapeutici, erano il vero problema da superare. Antonucci fece in quel manicomio un lavoro straordinario e rivoluzionario, non si conoscono altri casi simili al mondo; forse per questo è stato oscurato nella letteratura medica dalle lobby del cartello farmacuetico.
Il prof. Davide Cohen, Università di Montreal, in una deposizione giurata rilasciata All’Assemblea Generale dello Stato del Vermont nel 1998, dichiara :
«... c’è uno studio, uscito nel numero di novembre ’94 dell’American Journal of Psychiatry. È uno studio effettuato con il metodo della meta-analisi, che consiste nel raccogliere tutti gli esiti di studi sulla schizofrenia, per es. dal 1895 al 1992, e poi verificare l’effetto dei diversi trattamenti. Ora, per quanto riguarda questo secolo, questa meta-analisi comprende tutta una serie di trattamenti diversi come quelli delle docce con getti d’acqua, quelli che provocavano febbri malariche, i trattamenti con l’induzione di convulsioni, trattamenti di shock, coma insulinico, psicoterapia, e quello con i neurolettici dal 1950 in poi. La meta-analisi confronta i risultati di qualcosa come 386 studi diversi e trova che la percentuale di guarigione per gli ultimi venti studi di questo secolo, dal 1986 al 1992, che impiegano tutti farmaci neurolettici, è stato del 36%. Poi confronta questo risultato con gli studi delle prime due decadi del secolo, dal 1895 fino al 1925. Si é scoperto che il rapporto di guarigione è stato del 36%. Identico. Questo dà una prospettiva sul secolo.»
Se avessimo la possibilità di verificare i criteri diagnostici, il concetto di cura e i follow-up, probabilmente il quadro sarebbe ancora più desolante. A conferma di questa ipotesi cito quanto scritto dal Dott. A. Offer di scuola ortomolecolare:
«... Un tasso di risposta del quindici per cento è buono se non ci sono altri trattamenti che permettono un risultato migliore. Di fatto, nel 1850 il Dott. J. Conolly in Inghilterra ha segnalato che il cinquanta per cento dei suoi pazienti alienati furono dimessi in buone condizioni. I primi manicomi del nordest degli U.S.A. hanno segnalato risultati similmente buoni. Che cosa hanno usato? Buoni alimenti, riparo, trattamento empatico e rispetto. Questo cinquanta percento è probabilmente il tasso naturale di guarigione se i nostri pazienti schizofrenici fossero curati con la stessa empatia, alimenti buoni e nutrienti e riparo decente (non le strade della città). La psichiatria moderna, con il dispendio enorme di soldi per gli psicofarmaci, in 150 anni è scesa ad un tasso di guarigione al di sotto del 15%...» ( A. Hoffer, M.D., Ph.D., Editorial: The Future of Psychiatry, Journal of Orthomolecular Psychiatry, Vol. 11, No. 1, 1996)
Questi risultati del 1850 sono simili a quelli ottenuti dal prof. Loren Mosher nella sua comunità Casa Soteria negli anno settanta de secolo scorso. Le incongruenze statistiche non stupiscono se si considera, ad esempio, che nel 1900 la pellagra, lo scorbuto e la paresi erano considerate forme di schizofrenia. Questo è un settore dove la confuasione regna sovrana!
Il prof. Elliot S. Vallenstein nel suo libro Blaming The Brain afferma:
«... Quelli che rispondono al trattamento con farmaci antipsicotici sono spesso detti nel dilemma del “Catch 22” [ndt: situazione senza vie d’uscita]. Se il trattamento con farmaci è stoppato anche dopo che la condizione del paziente è stata in remissione per oltre un anno, oltre tre quarti di loro avrà ricadute. Però, se il trattamento con farmaci è mantenuto, il paziente corre il rischio dal 25 al 40 % di sviluppare discinesia tardiva. In più ci sono parecchi report che schizofrenici trattati con farmaci antipsicotici che bloccano la attività dopaminica, hanno maggior probabilità di cadere nella cronicità di pazienti a cui non sono stati somministrati farmaci. Uno studio della Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riferisce che schizofrenici in paesi in via di sviluppo dove i farmaci tendono ad essere prescritti di meno non hanno le ricadute così frequenti dopo le remissioni. Come sarà discusso nel prossimo capitolo, è stato dimostrato che una ripetuta esposizione a droghe quali anfetamine, cocaina, oppiacei, che stimolano l’attività dopaminica, può produrre una duratura e forse una permanente sensibilizzazione dei circuiti dopaminici. Questo aumenta la possibilità che un prolungato trattamento con farmaci antipsicotici possa anche produrre cambiamenti permanenti nel cervello che possono aumentare la possibilità di ricadute.»
Sul sito del CCHR è pubblicata la seguente tabella e commento:
«Alcuni studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno dimostrato che il tasso di miglioramento degli schizofrenici è significativamente maggiore nei paesi poveri, dove l’impiego di psicofarmaci è molto meno diffuso rispetto alle nazioni ricche.»
USA e tre paesi ricchi Paesi poveri

http://www.cchr.org/doctors/itl/page17.htm
Questi dati sono molto chiari, stupisce che nessuno ne tenga conto.
La depressione è il disordine mentale più diagnosticato, fiumi di farmaci e di denaro scorrono grazie a questa nosografia, gli antidepressivi sono stati presentati come una valida cura, il Prozac fu lanciato come la pillola della felicità. Il prof. Irving Kirsch, Università del Connecticut, ha fatto in proposito una brillante ricerca denominata The Emperor’s New Drugs: An Analysis of Antidepressant Medication Data Submitted to the U.S. Food and Drug Administration. Ha dimostrato che gli antidepressivi SSRI sono dei placebo (Prevention and Treatment, Volume 5, luglio 2002, la rivista dell’Associazione Americana degli Psicologi).
Donna E. Stewart, MD, FRCPC, in Women and Selective Serotonin Receptor Inhibitor Antidepressants in the Real World, Medscape General Medicine, 2001 , scrivono:
«Dall’introduzione del primo inibitore della ricaptazione della serotonina (SSRI) verso la fine degli anni 80, questa classe di farmaci è diventata la più poplare e prescritta droga antidepressiva nel nord America. [...] Per olte un decennio i medici hanno creduto che seri effetti collaterali fossero infrequenti con gli SSRI e che fosse virtualmente impossibile suicidarsi veramente per overdose con questa classe di farmaci. [...] Abbiamo scoperto che dei 1011 effetti collaterali riportati per gli SSRI tra il 1986 e il 1996, ci furono 295 reazioni avversive che richiesero il ricovero in ospedale e 87 morti. [...] La più comune causa di morte associata agli SSRI fu intenzionale OD (n = 65, 74.5%). Mortali OD [overdosi] furono registrate in 47 (72.3%) donne e 18 (27.7%) uomini [...] Le più mortali OD coinvolgono gli SSRi presi in concomitanza con benzodiazepine, antidepressivi triciclici, narcotici, alcool, o diphenhydramine. Reazioni avversive cardiovascolari (n = 129) includono disturbi del ritmo, elevata pressione sanguigna, e dolori toracici. [...]»
Nel 2002 la Duke University diffuse un comunicato stampa in cui metteva in relazione gli antipsicotici di nuova generazione con l’insorgenza del diabete. Il team dei ricercatori era composto da Elizabeth A., Koller M.D. della FDA, e Murali Doraiswamy M.D., di questa università che analizzarono i rapporti di reazione avversive nel database della FDA e di MedWatch. Identificarono 289 casi di diabete in pazienti a cui era stata prescritta l’olanzapina (Ziprexa) della Eli Lilly, di cui 225 nuovi diagnosticati. Cento pazienti svilupparono chetosi, una complicazione grave del diabete, 22 svilupparono pancreatite o infiammazione del pancreas, entrambe mettono a rischio la vita del paziente. Ci furono 23 morti, includendo quella di un quindicenne che morì per pancreatite necrotizzante, una condizione in cui il pancreas collassa e muore. La maggior parte dei casi (71%) insorse entro sei mesi dall’inizio della cura (già dopo 2 giorni!) e furono associati a moderato aumento di peso. Altri effetti collaterali significativi sono: sedazione, anomalie cardiovascolari e negli enzimi del fegato, effetti anticolinergici, eccessivo aumento di peso, disfunzioni sessuali, perdita di coscienza, mania, sindrome maligna neurolettica (mortale), discinesia tardiva.
Nel caso Tobin (Donald Shell vs. GSK; la casa farmaceutica fu condannata; JusticeSeekers.com), che uccise i famigliari e poi si suicidò dopo aver assunto per due giorni il Paxil, l’accusa ha utilizzato le relazioni del prof. David Healy, uno dei massimi esperti mondiali sugli antidepressivi della classe SSRI. Egli afferma che una quota di persone che assume antidepressivi sviluppa aggressività che porta al suicidio e all’omicidio. Egli valuta che uno solo di questi antidepressivi da lui studiato, abbia indotto al suicidio 50.000 persone, 250.000 sarebbero i parasuicidi. Per darvi un termine di paragone considerate che gli americani nella guerra del Vietnam persero 45.000 soldati. Nel comunicato stampa dello studio legale Vickery & Waldner si afferma:
«Il Vice Presidente della SmithKline David Wheadon testimoniò che il tipo di test più decisivo per il fenomeno della violenza indotta dagli SSRI sarebbe un test predittivo, e ammise che la SmithKline non ha mai condotto un tale studio. Il verdetto era basato anche sulle prove dei dati non pubblicati degli esperimenti clinici che dimostravano che già nel 1989 i suoi ricercatori avevano attribuito vari effetti collaterali, incluse l’acatisia, la mania, la psicosi, l’aggressione e tentati suicidi al Paxil».
Già negli anni settanta del secolo scorso si era notato che dopo l’introduzione degli psicofarmaci i suicidi erano aumentati di 10 volte. «Basato su documenti ottenuti da FREEDOM dalla Freedom of Information Act, il 16 Settembre 1993, 28.623 rapporti di reazioni avverse al Prozac pervennero alla FDA. Questi includevano effetti quali delirio, allucinazioni, convulsioni, ostilità violenta, aggressione, psicosi, 1885 tentativi di suicidio e 1734 morti – di cui 1080 per suicidio» (Thomas G. Whittle e Richard Wieland, La storia dietro al Prozac... Il farmaco assassino, tradotto in italiano sul sito dell’OISM). Gli esperti ritengono che questi dati sottostimino del 10% il problema.
In una ricerca fatta da Survjtt Cheeta a altri Antidepressant-related deaths and antidepressant prescriptions in England and Wales, 1998–2000, pubblicata sul The British Journal of Psychiatry (2004) 184: 41-47 si afferma:
«Deaths from antidepressants continue to account for a substantial proportion of drug-related deaths. Most deaths from antidepressant drugs were suicides (80%). Tricyclic antidepressants (TCAs) accounted for more drug mentions than did other antidepressant drugs (12 per million prescriptions). Selective serotonin reuptake inhibitors (SSRIs) were associated with a significantly lower risk of toxicity, but 93% of deaths from SSRIs occurred in combination with other drugs, especially TCAs (24.5%).»
Il Dr. Arif Kahn, con una sua indipendente ricerca sugli psicofarmaci approvati dalla FDA tra il 1985 e il 2000, rivela che essi aumentano anziché ridurre le probabilità di suicidio (Clinical Psychiatry News, Agosto 2002, Volume 30, Numero 8).
Gli effetti collaterali precursori dei comportamenti violenti che sono citati a propositi degli antidepressivi si manifestano anche in chi assume antipsicotici. La lista degli effetti collaterali iatrogeni di molti psicofarmaci è molto lunga e non in tutti gli Stati sono segnalati.
Estrapoliamo da un interessante documento di Peter Lehmann, Contributo alla conferenza Coping with stress and depression related problems in Europe , organizzato dall’ Organizzazione Mondiale della Salute, Commissione Europea, Ministero Federale per gli Affari Sociali, Salute Mentale (Belgio), Brussell, 25 - 27 Ottobre, 2001:
«Otto Benkert e Hanns Hippius (1980), due psichiatri tedeschi, così hanno risposto alla domanda se la suicidalità possa forse essere causata da un dosaggio eccessivo: La depressione, la suicidalità, gli stati di eccitamento e delirio, derivati dall’azione di farmaci, avvengono in genere sotto le dosi normalmente prescritte dal medico curante»
[...]
«Raymond Battegay e Annemarie Gehring (1968) del Psychiatric Department della Università di Basel, Switzerland, i quali mettono in guardia, dopo un paragone tra i percorsi di trattamento prima e dopo l’era dei farmaci psichiatrici: durante gli ultimi anni, è stato ripetutamente descritto il viraggio delle sindromi schizofreniche a sindromi depressive. Sempre più schizofrenie mostrano ora un percorso verso depressione-apatia. È diventato chiaro che quel che si sviluppa sotto l’influenza dei farmaci psichiatrici, è spesso proprio quello che si vorrebbe evitare, un cosiddetto loro difetto».
[...]
«Rolf Hessoe dello Psychiatric Department della Università di Oslo, Norvegia, ha reso informazioni sulla situazione in Svezia e Norvegia nel 1977; gli è apparso chiaro... che l’aumento di casi di suicidio, sia in assoluto che relativamente, è incominciato nel 1955. Che è stato l’anno in cui i neurolettici sono stati introdotti negli ospedali psichiatrici scandinavi».
[...]
«Nel febbraio 2000 la organizzazione tedesca degli “(ex-) Utenti e Sopravvissuti alla psichiatria” ha avanzato la richiesta al Ministro della Salute di istituire un Registro dei Suicidi con speciale riguardo alle associate medicine psichiatriche prese, agli elettrochoc, alle restrizioni fisiche e alle altre forme di costrizioni psichiatriche (Lehmann 2001, p. 46). La mancanza di una tale registrazione dei suicidi con descrizione dei metodi di trattamenti psichiatrici, coprente tutte le zone del paese, costituisce un serio pericolo; questi dati sono un prerequisito fondamentale per cercare le cause, e una base importante per prevenirli in tempo. L’obbligo di notificare alle autorità i suicidi e i trattamenti psichiatrici fatti in precedenza, può permettere misure preventive e promuovere studi ripetibili per scoprire la connessione tra suicidalità ed effetti dei farmaci psichiatrici. Non solo i neurolettici, di cui si è parlato qui, ma anche gli antidepressivi (Healy 2001; Lehmann 1996, p. 194ff) nonché l’elettrochock (Frank 1990) debbono parimenti essere controllati attentamente».
In Il lato oscuro degli psicofarmaci, USA Today Magazine, 05/01/1994, pp 44, si afferma:
«Un altro articolo pubblicato su ’the American Journal of Forensic Psychiatry’ descrisse cinque casi di atti estremi di violenza fisica causati dall’Aldolo. Nel primo, un maschio ventitreenne con una storia di sviluppo di severi sintomi di acatisia dopo che gli fu dato l’ Aldolo iniettato nella sala di accettazione di un’unità psichiatrica. Dopo l’iniezione l’uomo fuggì, corse ad un parco, si denudò e cercò di violentare una donna. ’Tirato via dal marito, procedette lungo la strada, irruppe dalla porta principale in una casa in cui una signora di 81 anni stava dormendo. La picchiò duramente con i pugni, ’riducendola in poltiglia,’ secondo la sua stessa descrizione, dopodiché trovò dei coltelli e l’accoltellò ripetutamente, portandola alla morte.’ Poi s’imbatté in un’altra donna, che era con i suo bambino, e ’accoltellò ripetutamente la donna davanti al bambino, dopodiché passò alla successiva persona che incontrò, una donna che assalì gravemente e che accoltellò al punto che un occhio fu perso e un’apertura nell’ano fu creata portando all’intervento chirurgico’. Il rapporto descrive altri quattro casi di violenza attribuiti ad acatisia causata dall’Aldolo. Uno era un suicidio. Un altro era un tentativo di suicidio in cui un uomo si accoltellò ripetutamente ed in seguito dichiarò che “Non riusci nemmeno a sentire il coltello mentre si accoltellava.’ Il terzo era un uomo che colpì a morte la madre con un coltello. Nel quarto caso, un uomo ’aveva ricevuto l’Aldolo come paziente esterno per approssimativamente quattro mesi e descrisse come la sua testa stesse progressivamente precipitando, che si sentiva accelerato, che provava un gran dolore nella testa ed aveva l’impulso di accoltellare qualcuno per cercare di sbarazzarsi del dolore. Si recò al vicino negozio di alimentari che frequentava regolarmente e impulsivamente accoltellò ripetutamente il droghiere che conosceva da tempo. Molti atti di violenza simili sono stati collegati con questi psicofarmaci».
[...]
«Nel 1991, per esempio, l’ex-sostituo sceriffo Hank Adams sparò mortalmente a sua moglie e sé stesso davanti a sua figlia diciassettenne. Adams, che stava assumendo il Prozac, non aveva alcuna storia di violenza».
[...]
«Nel 1990, una segretaria di New York Rhonda Hala intentò una causa legale di $ 150.000.000 contro il produttore del Prozac Ely Lilly, accusando che il farmaco l’aveva portata a mutilarsi con oggetti affilati più di 150 volte e a tentare il suicidio sei volte. Hala affermò che, dopo aver cessato l’assunzione del farmaco, i suoi impulsi ossessivi a ledersi erano spariti».
La saggezza dice che bisognerebbe almeno restringere l’uso di questi veleni chimici ai casi gravi e solo se non vi sono alternative. Invece si somministrano a man bassa anche ai bambini, nuova frontiera delle farmaceutiche per allargare il mercato del profitto e non della cura.
E questo è solo la punta dell’iceberg di un sistema sanitario dove la farmacovigilanza è carente ovunque. Noi siamo penultimi in Europa nel vigilare, ci segue il Portogallo. In America è tuttavia noto che i medici segnalano solo l’1% degli effetti collaterali gravi che osservano. Le statistiche vere sono ancora tutte da scrivere e sono convinto che uscirebbero cifre da olocausto.
In Le Scienze del 2003 intitolato L’anfetamina ostacola i beneficidell’esperienza si legge:
«I ricercatori sanno già da tempo che alcuni tipi di esperienze, come quelle coinvolte nell’apprendimento, possono modificare fisicamente la struttura del cervello e influenzare il comportamento. Ora un nuovo studio sui topi mostra che l’esposizione a farmaci stimolanti come anfetamina o cocaina può ridurre la capacità di specifiche cellule cerebrali di mutare come conseguenza dell’esperienza.’La capacità delle esperienze di alterare la struttura del cervello - spiega Nora D. Volkow, del National Istitute on Drug Abuse (NIDA - http://www.nida.nih.gov/) degli Stati Uniti - è forse uno dei meccanismi principali con cui il passato può influire sul comportamento e la cognizione. Tuttavia, quando queste alterazioni vengono prodotte dall’abuso di farmaci, possono portare allo sviluppo di comportamenti tipici della dipendenza’. La ricerca, finanziata dal NIDA e condotta da Bryan Kolb e colleghi dell’Università di Lethbridge in Canada e da Terry Robinson e colleghi dell’Università del Michigan, è stata pubblicata on line sul sito della rivista ’Proceedings of the National Academy of Sciences’ (http://www.pnas.org/). I ricercatori hanno effettuato una serie di esperimenti sui topi per studiare come i farmaci e le esperienze interagissero per produrre cambiamenti nella struttura del cervello, scoprendo che l’anfetamina aumenta la ramificazione dendritica e la densità dei neuroni in alcune regioni (nucleo accumbens), riducendola in altre (corteccia parietale). Gli effetti dell’esperienza dovuta all’esposizione a un ambiente complesso, invece, provocavano un aumento in entrambe le regioni. Gli animali cui era stata somministrata anfetamina, infine, non mostravano gli stessi cambiamenti strutturali indotti dall’ambiente e dall’esperienza che erano invece osservati negli altri animali.»
Hanno usato per anni questi farmaci su bambini e adolescenti e ora dicono...
Il 10 giugno 2003 il Paxil/Seroxat (Paroxetina) è stata vietato ai minori in Inghilterra perché induce al suicidio e attiva comportamenti aggressivi. Non che questi effetti collaterali non compaiano negli adulti, il valore della vita oggi è solo una questione di statistica tollerabile in funzione del marketing. Leggi il MESSAGE FROM PROFESSOR G DUFF, CHAIRMAN OF COMMITTEE ON SAFETY OF MEDICINES:http://www.oism.info/danni_farmaci/2003_02_gb.pdf
Negli U.S.A., con un anno di ritardo, la F.D.A.emana questo comunicato:
«FDA Public Health Advisory - March 22, 2004
Subject: WORSENING DEPRESSION AND SUICIDALITY IN PATIENTS BEING TREATED WITH ANTIDEPRESSANT MEDICATIONS
Today the Food and Drug Administration (FDA) asked manufacturers of the following antidepressant drugs to include in their labeling a Warning statement that recommends close observation of adult and pediatric patients treated with these agents for worsening depression or the emergence of suicidality. The drugs that are the focus of this new Warning are: Prozac (fluoxetine); Zoloft (sertraline); Paxil (paroxetine); Luvox (fluvoxamine); Celexa (citalopram); Lexapro (escitalopram); Wellbutrin (bupropion); Effexor (venlafaxine); Serzone (nefazodone); and Remeron (mirtazapine). [...] »
Testo completo: http://www.fda.gov/cder/drug/antidepressants/AntidepressanstPHA.htm
Il nostro ministero della Sanità si limita a segnalare il rischio Paroxetina
«Nuove informazioni sulla sicurezza delle specialità medicinali contenenti paroxetina nel trattamento della malattia depressiva nei bambini e adolescenti al di sotto di 18 anni.
Caro Dottore, gentile Dottoressa
La Commissione Unica del Farmaco (CUF), il Comitato nazionale di esperti per la valutazione dei farmaci del Ministero della Salute, desidera informarla su nuove evidenze relativamente alla efficacia e sicurezza della paroxetina nel trattamento bambini e adolescenti al di sotto di 18 anni, affetti da disturbi depressivi. La paroxetina è una molecola con una azione inibitoria potente e selettiva sulla ricaptazione della serotonina (5-idrossitriptamina: 5HT) nei neuroni cerebrali, senza interferenze sulla captazione della noradrenalina. I risultati di clinical trial condotti su bambini e adolescenti per ottenere l’estensione delle indicazioni terapeutiche al trattamento della depressione in queste fasce di età non hanno dimostrato l’efficacia della paroxetina rispetto al placebo e hanno altresì evidenziato un maggior rischio di comportamenti. [...]»
— Ministero Della Salute
Esppure si sapeva da tanto tempo...
La GlaxoSmithKline sapeva che l’antidepressivo Seroxat non era efficace sui bambini già nel 1998, ciò nonostante ha indotto i medici a prescriverlo(Story from BBC NEWS, Published: 2004/02/03 13:53:50 GMT © BBC MMIV; http://news.bbc.co.uk/go/pr/fr/-/2/hi/programmes/panorama/3454873.stm). Il Ministro della Giustizia di New York Eliot Spitzer ha denunciato per questo la GlaxoSmithKline PLC alla Corte Suprema per frode nel giugno del 2004.
Recentemente (Agosto 2003) la Wyeth che produce l’Effexor ha informato i medici che può causare suicidi nei bambini.
La Eli Lilly, che ha sempre negato che il Prozac causi suicidi, presenta il suo nuovo antidepressivo dichiarando che eviterà il problema dei suicidi presenti con la vecchia versione (!).
McDermid SA, et al., in Adolescents on neuroleptic medication: is this population at risk for tardive dyskinesia?, Can J Psychiatry 1998 Aug;43(6):629-31, uno studio condotto con 40 adolescenti trattati con antipsicotici per un periodo superiore ai 2 anni, hanno dimostrato che il 17,5% di loro ha sviluppato discinesia tardiva.
B. Vitiello in Pediatric psychopharmacology and the interaction between drugs and the developing brain, Can J Psychiatry, 1998 Aug,43(6):582-4, illustra come la sicurezza degli psicostimolanti dati ai bambini non sia accertata. Egli afferma che gli stimolanti somministrati agli animali in fase di sviluppo e che modificano l’equilibrio dei neurotrasmettitori causano cambiamenti irreversibili nel cervello.
Cherland E, Fitzpatrick R., in Psychotic side effects of psychostimulants: a 5-year review, Can J Psychiatry 1999 Oct;44(8):811-3, espongono i risultati di una loro ricerca su 98 bambini trattati con psicostimolanti per il disturbo di attenzione e iperattività. Essi evidenziano che sei bambini svilupparono sintomi psicotici quali delusione, allucinazioni, e altri sintomi di sganciamento dalla realtà.
Vance AL, Luk ES, Costin J, Tonge BJ, Pantelis C., in Attention deficit hyperactivity disorder: anxiety phenomena in children treated with psychostimulant medication for 6 months or more, Aust N Z J Psychiatry 1999 Jun;33(3):399-406, evidenziano che nella loro ricerca i bambini trattati con stimolanti diventavano ansiosi, e che i benefici di psicofarmaci come il Ritalin erano non chiari, che gli effetti collaterali dovuti al trattamento mimavano essi stessi i sintomi del disturbo che dovevano curare (ADHD, DDAI). L’ansia era significativamente più alta nel gruppo trattato con stimolanti che in quello di controllo e non decresceva con proseguire del trattamento. L’ansia, essi affermano, è sovente scambiata dai medici come parte del disturbo ADHD invece che come effetto collaterale.
Sallee FR, DeVane CL, Ferrell RE., in Fluoxetine-related death in a child with cytochrome P-450 2D6 genetic deficiency, J Child Adolesc Psychopharmacol 2000 Spring;10(1):27-34, riportano la morte di un bambino di 9 anni causata da una overdose di Prozac. Fu trattato con Prozac (Fluoxetina) e Clonidina per il disturbo di attenzione e iperattività, disturbo ossessivo-compulsivo e sindrome di Gilles della Tourette. In dieci mesi di trattamento nessuno si accorse della intossicazione da Prozac malgrado manifestasse sintomi chiari di intossicamento quali diarrea, bassa temperatura corporea, perdita di coordinamento, disorientamento. La diagnosi fu fatta solo quando manifestò generalizzata perdita di coscienza, stato epilettico, arresto cardiaco e morte. Il tasso di Prozac riscontrato nel sangue era sei volte superiore al livello considerato tossico. Fu anche dimostrato una incapacità genetica di metabolizzare la Flouxetina.
Ernst T, et al., in Evidence for long-term neurotoxicity associated with methamphetamine abuse. A 1H MRS study, Neurology 2000;54:1344-1349, espongono i risultati di un loro studio su 26 soggetti che avevano interrotto l’assunzione del Ritalin (Metilfenidato) tra le due settimane e 21 mesi prima della ricerca. Utilizzando la tecnica della risonanza magnetica hanno evidenziato che in questi soggetti c’era una riduzione significativa di metaboliti rispetto al gruppo di controllo che indicava un danno cellulare o una loro perdita.
Hazell P, O’Connell D, Heathcote D, Robertson J, Henry D., in Efficacy of tricyclic drugs in treating child and adolescent depression: a meta-analysis, BMJ 1995 Apr 8;310(6984):897-901, espongono i risultati della loro ricerca in cui evidenziano che gli antidepressivi triciclici non sono più efficaci di un placebo (pillola di zucchero) nel trattare la depressione infantile e adolescenziale (6-18 anni). Essi affermano che milioni di bambini sono esposti a rischi mortal inutilmente.
Geller B, Reising D, Leonard HL, Riddle MA, Walsh BT, in Critical review of tricyclic antidepressant use in children and adolescents, J Am Acad Child Adolesc Psychiatry 1999 May;38(5):513-6, affermano che pochi studi sull’uso degli antidepressivi triciclici sono a doppio cieco e con controllano placebo, e che malgrado questo ancora meno sono quelli che riportano risultati positivi. Anche loro evidenziano l’assurdità di esporre i bambini a questi farmaci che possono essere mortali.
Altri articoli sulla pericolosità di questi psicofarmaci:
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Riddle MA, et al., Sudden death in children receiving Norpramin: a review of three reported cases and commentary, J Am Acad Child Adolesc Psychiatry 1991 Jan;30(1):104-8.
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Riddle MA, Geller B, Ryan N., Another sudden death in a child treated with desipramine. J Am Acad Child Adolesc Psychiatry 1993 Jul;32(4):792-7.
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Varley CK, McClellan J., Case study: two additional sudden deaths with tricyclic antidepressants, J Am Acad Child Adolesc Psychiatry 1997 Mar;36(3):390-4.
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Geller B, Fox LW, Fletcher M., Effect of tricyclic antidepressants on switching to mania and on the onset of bipolarity in depressed 6- to 12-year-olds, J Am Acad Child Adolesc Psychiatry 1993 Jan;32(1):43-50.
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Biederman J. et al., Estimation of the association between desipramine [antidepressivo triciclico] and the risk for sudden death in 5- to 14-year-old children, J Clin Psychiatry, 56(3):87-93 1995 Mar.
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Swanson JR. et al., Death of two subjects due to imipramine and desipramine metabolite accumulation during chronic therapy: a review of the literature and possible mechanisms, J Forensic Sci, 42(2):335-9 1997 Mar.
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Wamboldt MZ, et al., Cardiovascular effects of tricyclic antidepressants in childhood asthma: a case series and review, J Child Adolesc Psychopharmacol 1997 Spring;7(1):45-64.
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Erickson SJ, Duncan A., Clonidine poisoning--an emerging problem: epidemiology, clinical features, management and preventative strategies, J Paediatr Child Health 1998 Jun;34(3):280-2.
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Coull JT, Middleton HC, Robbins TW, Sahakian BJ., Contrasting effects of clonidine and diazepam on tests of working memory and planning, Psychopharmacology (Berl) 1995 Aug;120(3):311-21.
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Campbell L. et al., Methylphenidate slows right hemisphere processing in children with attention-deficit/hyperactivity disorder, J Child Adolesc Psychopharmacol 1996 Winter;6(4):229-39.
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King RA; et al., Emergence of self-destructive phenomena in children and adolescents during fluoxetine [Prozac] treatment, J Am Acad Child Adolesc Psychiatry, 30(2):179-86 1991 Mar.
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Fox AM, Rieder MJ., in Risks and benefits of drugs used in the management of the hyperactive child, Drug Saf 1993 Jul;9(1):38-50, enfatizzano che l’uso degli psicofarmaci non ha dimostrato benefici sul lungo termine per il trattamento del disturbo di attenzione e iperattività. In aggiunta queste droghe causano effetti collaterali gravi e mortali quali tics, soppressione della crescita, abuso di droga, arresto cardiaco e morte improvvisa.
É appena il caso di ricordare che le anfetamine sono ampiamente usate sui bambini come prescrizione psichiatrica per diversi disordini mentali. In particolare sono usate per il disturbo di attenzione e iperattività, anche se è assodato che non curano nulla, sedano e fanno danni.

dal sito http://www.fightforkids.com/death_by_drugs.htm e riferita agli USA
La U.S. Food & Drug Administration (FDA), MedWatch , riporta i seguenti effetti collaterali da methylphenidate (Ritalin, il più usato per l’ADHD) tra il 1990-1997:
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160 morti;
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569 ospedalizzazioni, 36 delle quali a rischio di morte;
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949 coinvolgenti il sistema nervoso centrale e periferico;
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126 cardiovascolari.
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Tra il 1997 e il 2000 ci sono stati altri 26 morti attribuite al metilfenidato elevando il numero dei morti a 186.
Questo sistema di segnalazione degli effetti collaterali rappresenta l’1-10% delle attuali reazioni avverse di questo farmaco, che si stima siano 2900.
OLOCAUSTO SANITARIO
Nei paesi occidentali industrializzati il sistema sanitario è la terza causa di mortalità. I farmaci prescritti incidono per il 5,18%, gli errori per il 2,40%, complessivamente la mortalità è del 7,58%. Ecco alcuni dati:
| Problemi cardiovascolari |
47% |
| Cancro |
22,11% |
| Cure mediche corrette ed errori medici |
7,58% |
| Fumo |
7,19% |
Alcolismo |
4,49% |
Incidenti stradali |
2,57% |
Suicidi |
1,41% |
fonte: Ron Law (Ministero della sanità della Nuova Zelanda)
In America è la prima causa di mortalità. Il grafico che segue è tratto dal sito del dott. Matthias Rath e riguarda tutti i tipi di farmaci. La statistica si riferisce agli USA. Colpisce constatare che per rendersi conto dell’entità del fenomeno bisogna confrontare i dati con i morti causati dalle guerre per avere un termine di parogone comprensibile.

http://www4.dr-rath-foundation.org/
Lo scienziato Dott. Matthias Rath ha denunciato le case farmaceutiche e i politici con cui sono in combutta al tribunale dell’AIA il 14 giugno 2003 per genocidio e crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Scarica denuncia zip 121 Kb
In un articolo intitolato Death by Medicine, comparso sulla rivista LE Magazine (http://www.lef.org/magazine/mag2004/mar2004_awsi_death_01.htm) del 2004, a firma di Gary Null, PhD, Carolyn Dean MD ND, Martin Feldman MD, Debora Rasio MD, Dorothy Smith PhD, si afferma che la mortalità annuale negli USA è di 999.936 persone. Questa statistica include nel conteggio non solo i morti per effetti collaterali dei farmaci ma anche i decessi per errori diagnostici, terapeutici, chirurgici, i dati che emergono sono allarmanti:
Si tenga presente che l’80% dei farmaci venduti nel mondo sono prodotti negli USA e in Gran Bretagna, in definitiva circolano anche da noi. Dubitiamo che siano inclusi i suicidi e gli omicidi indotti dai farmaci in quanto sono dati ancora controversi. Il sistema sanitario americano sembra essere un killer molto efficace. La conclusione che si può trarre da questo grafico è che curarsi è rischioso, qualunque sia il problema. I farmaci sono approvati e immessi sul mercato senza una sperimentazione attendibile che ne garantisca l’efficacia e la sicurezza. Purtroppo gli americani quando parlano di farmaci non fanno la distinzione che facciamo noi tra farmaci e psicofarmaci, così non è dato di sapere in che misura queste cifre riguardano la psichiatria.
La rivista Freedom nel 2001 pubblica i risultati di una investigazione fatta negli USA e pubblicata su The Hartford Courant in merito alle morti avvenute nelle strutture di contenimento psichiatriche che ammontano a 50-100 all’anno e coinvolgono soggetti di tutte le età ( http://investigations.freedommag.org/invest/usa/20010710.htm). Secondo altre fonti sono più di 150 annui. The New York Times scrive che 960 persone sono morte tra il 1995 e il 2001 a New York in residenze per malati mentali.
Dal rapporto dell’International Narcotic Control Board (INCB) del 2000, organo dell’ONU, istituzione non sospettabile di antipsichiatria, estrapolo:
«Vi è un ampio spettro di approcci di trattamento, complementari o alternativi [agli psicofarmaci], per molti dei diversi disturbi mentali e per le condizioni dolorose che vengono trattate attualmente con specialità farmaceutiche (psicoterapia, consulenza, medicina tradizionale) e tali alternative possono spesso essere culturalmente più adeguate e molto più efficaci. Alcuni studi recenti, tuttavia, mostrano che l’uso di farmaci multipli (polifarmacia), spesso in combinazioni irrazionali, in dosi inadeguate e per periodi di trattamento eccessivamente lunghi, continuano ad essere abbastanza comuni. Tale pratica medica è contraria ai principi del costo-beneficio ed alla terapia basata sull’evidenza razionale ed è uno spreco di risorse».
Anche l’INCB non riesce a farsi ascoltare...
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