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Manifesto Etico Sulla Salute Mentale

Il Conflitto di interessi

La Malattia Mentale

Le Cure Mediche della Psichiatria

Etica e Deontologia

Teoria

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Testimonianze


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OSSERVATORIO ITALIANO SALUTE MENTALE

Linea Guida Etica 1 Sulla Salute Mentale

Conflitto di Interessi

Un nodo da sciogliere per evitare la commercializzazione della scienza e delle prassi terapeutiche. Per la trasparenza, la libertà e ristabilire la fiducia nelle Istituzioni.

— Versione aperta ai contributi —

— aggiornata al 15.12.2005 —  

LINEA GUIDA ETICA
  • L’assenza di conflitto di interessi è condizione irrinunciabile per operare eticamente nell’ambito della salute mentale.

  • La pubblica amministrazione deve sanzionare il conflitto di interessi come condizione di “incompatibilità” per i propri dipendenti, anche quando ne sono coinvolti i parenti stretti, ponendoli di fronte all’alternativa di uscire da tale conflitto o essere licenziati. Questa incompatibilità deve essere estesa a chi eroga servizi in convenzione, ai consulenti, a coloro che collaborano a vario titolo e agli organi sovranazionali. 

  • Chi opera in autonomia, come le associazioni professionali, di volontariato, parentali, le riviste scientifiche, le fondazioni, istituti di ricerca privati, i partiti, i sindacati, hanno il dovere morale di dichiarare di non essere in conflitto di interessi. 

  • La ricerca universitaria sull’efficacia e la sicurezza degli psicofarmaci, quando sponsorizzata, deve essere regolamentata da protocolli d'intesa standard elaborati dal Ministero della Ricerca Universitaria che tutelino la libertà dei ricercatori e il loro diritto a pubblicare i risultati anche quando sono negativi.

  • La ricerca sull’efficacia e la sicurezza degli psicofarmaci effettuata in autonomia dalle case farmaceutiche deve essere regolamentata da protocolli d'intesa standard elaborati dal Ministero della Ricerca Universitaria che regolino la trasparenza della ricerca. La pubblica amministrazione deve avere il diritto di acquisire dalle farmaceutiche, in qualunque momento, tutta la documentazione relativa al farmaco per cui è stata chiesta l'autorizzazione alla commercializzazione

  • Deve essere stilato un elenco di pubblico dominio di coloro che accettano le sponsorizzazioni, di qualunque natura esse siano. 



Commento

Il conflitto di interessi si manifesta in molte forme e situazioni, può coinvolgere una singola persona, un gruppo o intere istituzioni. Esiste persino il conflitto di interessi di chi deve elaborare documenti bioetici, singole persone e associazioni di bioetica ricevono soldi dalle aziende che devono giudicare. Esso riguarda non solo la psichiatria e la medicina ma anche molti altri settori. L’obiettività di  giudizio e l’operato di chi è remunerato dalle aziende viene messa in discussione da molti osservatori anche se non è in sé un reato di natura penale. La realtà ci offre una casistica di situazioni dove la buona fede non è più sostenibile, la diffidenza verso coloro che operano in queste condizioni si è generalizzata, appaiono come situazioni al limite del lecito e pertanto da evitare o almeno da dichiarare da parte di chi ne è coinvolto. Persino l’OMS ne è coinvolta:

«L’Organizzazione Mondiale della Sanità per esempio è sempre più orientata al business: ha accettato del personale, definito ’sostitutivo’, che è in realtà un vero e proprio omaggio a certe multinazionali del farmaco. Spetta infatti a questo ’personale sostitutivo’ stabilire quale sia il livello ’accettabile’ di ipertensione in base a criteri che - guarda caso - favoriscono il consumo quotidiano di alcuni prodotti aziendali. Fava [ prof. Giovanni Fava] spiega che questi criteri sono così dubbi da avere sollevato le proteste di 900 medici e ricercatori.»

— Giulia Crivelli, Il conflitto di interessi tocca anche gli scienziati,
Il Sole 24 Ore, 15 Dicembre 2003

La situazione si è talmente degradata che il dott. Virginia Ashby Sharpe, responsabile del progetto Integrity in Science al Center for Science in the Public Interest di Washington, ha messo a punto un database  che elenca le associazioni e i nomi dei ricercatori che hanno legami economici con le aziende, incluse quelle che non operano nell’ambito della salute mentale:

The Integrity in Science Database

Le case farmaceutiche hanno un ruolo rilevante in queste vicende, sponsorizzano in modo intensivo da mezzo secolo tutto ciò che ha a che vedere con la salute, hanno creato una ragnatela di interessi e dipendenze economiche tali da  concentrare nelle loro mani  un potere tale che per alcuni osservatori arriva ad influenzare sia la teoria che la prassi terapeutica. Si tratta di sponsorizzazioni che sono in grado di condizionare persone, associazioni e istituzioni. L’industria farmaceutica è la maggiore finanziatrice della ricerca biomedica universitaria, soprattutto nell’ambito di studi che analizzano la sicurezza e l’efficacia delle medicine, in Italia il 76 per cento della ricerca medica è finanziata dall’industria del farmaco. Elargisce premi ai migliori ricercatori, donazioni alle associazioni parentali, riempie di pubblicità  le riviste scientifiche garantendo loro lauti introiti, si accolla le spese delle conferenze di associazioni professionali, paga profumatamente i conferenzieri invitati ai convegni che organizza, nomina suoi consulenti persone che operano nella pubblica amministrazione, organizza convegni in alberghi lussuosi e luoghi vacanzieri dove i medici si recano totalmente spesati.

Vi è poi l’eccessiva prescrizione di psicofarmaci da parte dei medici che per questo sono gratificati dalle farmaceutiche, problema questo che pesa enormemente sul quotidiano di milioni di persone che cercano una soluzione ai loro problemi, sono loro che pagano il conto finale del conflitto di interessi. Recentemente il Governo americano ha informato le case farmaceutiche che gli incentivi economici dati a medici, farmacisti e altri operatori della sanità per incrementare la vendita di farmaci o far cambiare i farmaci usati dai pazienti (comparaggio), pratica molto diffusa, può configurare il reato di frode federale (Robert Pear, Drug Industry Is Told to Stop Gifts to Doctors, The New York Times,October 1, 2002; Robert Pear, U.S warns drug markers on illegal sales practices, The New York Times, 28 Aprile 2003).

Gli addetti ai lavori stanno facendo sostanzialmente due proposte per superare questo problema. La prima consiste nel richiedere più fondi pubblici per la ricerca universitaria. La seconda nel pretendere che ogni ricercatore che pubblica un articolo dichiari se è  in conflitto di interessi, stessa richiesta viene fatta nei confronti degli oratori nei convegni e ai direttori delle riviste scientifiche. La prima soluzione è debole e sbilanciata a favore della ricerca biopsichiatrica. Se non ci sono abbastanza fondi pubblici è più saggio accontentarsi di poca ricerca ma di buona qualità e onesta che avere molta ricerca sponsorizzata dalle farmaceutiche ma inquinata dai loro interessi. La seconda soluzione rende il conflitto di interessi trasparente ma non lo risolve. La linea guida che proponiamo permette di superare questi limiti. Il degrado etico a cui si è arrivati è veramente grave e questo deve indurci a prendere contromisure molto severe. Persino  l’Organizzazione Mondiale della Sanità viene accusata di conflitto di interesse. Un quadro sintetico di tutto questo con una casistica e  prese di posizioni di altre persone rende più comprensibile la situazione.

Scrive Giovanni A. Fava, professore ordinario di Psicofisiologia Clinica presso il Dipartimento di Psicologia dell’università di Bologna e Clinical Professor of Psichiatry alla State University di New York a Buffalo:

« [...] Si formano gruppi d’interesse speciale, cioè oligarchie accademiche auto-selezionate, che influenzano l’informazione clinica e scientifica [13]. Questo avviene in vari modi. Un modo tipico consiste nel pubblicare un supplemento speciale di una rivista per pubblicizzare un nuovo farmaco; il fatto che tali articoli sono raramente “peer-reviewed”, sono scientificamente più scadenti di quelli pubblicati regolarmente [14], e che gli autori spesso vengono pagati, non è trasparente e può trarre in inganno i lettori. Pare che sia possibile anche “comprare” un editoriale [15], e pubblicità fuorviante sembra sia la regola [2]. Ma questo è solo la punta dell’iceberg più ovvia. Membri dei gruppi d’interesse controllati dall’industria, spesso occupano posizioni di leadership nelle redazioni delle riviste mediche e nei consigli d’amministrazione d’istituti di ricerca non-per-lucro. In qualità di consulenti e recensori, hanno il compito di sistematicamente sopprimere le informazioni che possano danneggiare i loro interessi speciali. È risaputo che importanti ricerche non vengono mai pubblicate [16], il che danneggia la cosiddetta medicina fondata sull’evidenza; meno note sono le difficoltà a venir pubblicati, dei ricercatori che vanno contro corrente. I convegni, i simposi, e specialmente le riunioni delle società professionali, sono il mezzo più potente di esercitare lo strapotere da parte di queste oligarchie accademiche controllate dalle corporazioni. In un altro scritto [17] ho parlato dei “prodigal experts” che caratterizzano questa pratica. La sorte di una delle più importanti ricerche sulla psicoterapia dei disturbi da panico [18,19] è indicativa del grado di ostracismo vendicativo che tocca a chi non si adegua alle direttive del potere [13]. Il pericolo è ovvio [4]. La comunità scientifica si priva di una riserva di esperti disinteressati, che potrebbero essere consultati dagli organi legislativi del governo sulla sicurezza ed efficacia di trattamenti, sui rischi delle sostanze chimiche e sulla non-nocività di tecnologie. Costoro trovano sempre maggiori difficoltà a trovare finanziamenti per la ricerca e ottenere visibilità ai convegni e sulle pubblicazioni. Il recente scandalo riguardante la corruzione della FDA (l’agenzia governativa degli Stati Uniti preposta al controllo sui farmaci) [20], è un chiaro esempio di questo pericolo. Non è che gli esperti disinteressati siano una specie estinta, come le agenzie vorrebbero farci credere. Il fatto è che essi vengono emarginati da chi controlla gli interessi delle multinazionali dentro le istituzioni pubbliche. [...].»

— Giovanni A. Fava, “Conflitto di interesse e gruppi di interesse speciale. Il farsi di una contro-cultura”,
Psychotherapy and Psychosomatics, vol. 70, n. 1, gennaio-febbraio 2001, Editoriale.

Un’Associazione sensibile a queste tematiche cita:

«La maggior parte delle riviste mediche, come il The New England Journal of Medicine, il JAMA, e il British Journal of Medicine, ricevono il grosso delle loro entrate dalla pubblicità dell’industria farmaceutica. Inoltre, molti editorialisti delle riviste, gli editori, ed anche molti ricercatori  — i cui studi appaiono sulle riviste stesse —  hanno connessioni finanziarie con l’industria farmaceutica. E molti degli stessi studi sui farmaci che vengono pubblicati sono finanziati dalla stessa casa farmaceutica che produce il farmaco.» [...] «Il mondo delle corporazioni controlla molti dei nostri rappresentanti politici a Washington; la situazione medica non è molto diversa: l’industria controlla i medici e detta le regole della preparazione professionale, della ricerca e, infine, della pratica medica stessa; [e ciò accade] a livelli finora inimmaginabili.»

— Augusto Sarmiento, MD, Lettera all’Editore, JAMA, 286(3),
18 Luglio 2001(Fonte:: FORCES, 2003, (http://www.forcesitaly.org/).

I rapporti tra case farmaceutiche e ambienti politici  rendono molto difficile riportare la politica della salute sul corretto piano etico. L’associazione americana di consumatori “Public Citizen,” nel suo rapporto “The Other Drug War: Big Pharma’s 625 Washington Lobbyists, July 23, 2001”, afferma che 625 case farmaceutiche pagano lobbisti a Washington, uno per ogni politico del Congresso, per influenzare la legislazione in loro favore. Alle elezioni americane del 1999-2000 hanno speso $262 milioni per affermare la loro influenza politica, più di qualsiasi altra industria. Si tratta di un conflitto di interessi che coinvolge la classe politica.   

I dati che emergono da molti esperimenti, specialmente quelli delle case farmaceutiche, sono poco attendibili, le informazioni dati ai medici, alle istituzioni e ai pazienti sull’efficacia dei farmaci e la loro sicurezza sono sovente incomplete quando non addirittura errate.  Non deve pertanto destare meraviglia se i pazienti sono esposti a gravi rischi quando assumono farmaci. La prestigiosa rivista «Nature» denuncia quanto segue in merito alla scorrettezza degli sperimentatori che hanno risposto ad un questionario anonimo e che include anche la falsificazione dei dati:

«Complessivamente, il 33% dei dichiaranti ha detto che aver messo in atto almeno uno dei dieci comportamenti [scorretti, previsti dal questionario] principali durante i tre anni precedenti. Fra i dichiaranti a metà carriera, questa proporzione era del 38%; nel gruppo di inizio carriera, era del 28%.»

— Scientists behaving badly, Nature 435, 737-738 (9 June 2005)

La rivista «Clinical Psychiatry News» in un articolo  afferma che da una ricerca indipendente condotta dal dott. Arif Khan, emerge che i farmaci psicotropi approvati dalla Food and Drug Administration tra il 1985 e il 2000 aumentano anziché diminuire il rischio di suicidio (Carl Sherman, Antisuicidal Effect Of Psychotropics Remains Uncertain ’We have to ask if medication is the only way’ to approach the prevention of suicide, Clinical Psychiatry News, august 2002, Volume 30, Number 8”).

In un articolo del Journal of American Medical Association si rende noto che un team di professori dell’università di Harvard consiglia i medici di non prescrivere i nuovi farmaci perché la loro sicurezza non è stata stabilita malgrado l’approvazione della Food and Drug Administration (Lasser KE, et al Timing of New Black Box Warnings and Withdrawals for Prescription Medications, JAMA, May 1, 2002, 287:2215-2220).

È risaputo che gli effetti collaterali da farmaci sono la principale causa di mortalità negli USA (Lazarou J, Pemeranz B, Corey PN. “Incidence of adverse drug reactions in hospitalized patients: a meta-analysis of prospective studies,” JAMA, 1998, 279: 1200-1205. Vedi anche, Wood AJ. The safety of new medicines: the importance of asking the right questions. JAMA.1999, 281:1753-1754.) Sedici dei 548 farmaci approvati negli USA tra il 1975 e il 1999 sono stati ritirati dal mercato perché mortali!

«[...] Un esame dei certificati di morte americani nel decennio che va dal 1983 al 1993 (che sono i dati più recenti disponibili) ha rivelato che gli errori fatali concernenti i farmaci sono aumentati di 2,6 volte. Tra i pazienti non ospedalizzati, l’incremento è stato di otto volte e mezzo.’ Richard Knox, ’Rapporto sulle morti causate da errori farmacologici’, The Boston Globe, 27 Febbraio 1998, p. A1. Oltre ad errori nelle terapie mediche, si calcola che più di 100.000 Americani muoiano in un anno a causa degli effetti collaterali negativi dei farmaci loro prescritti, e che più di 1.000.000 di persone subiscano danni seri abbastanza da richiedere ospedalizzazione [...] ’Si registra un elevato quantitativo di errori nella pratica medica, con serie e qualche volta mortali conseguenze,’ dice il sommario di uno studio della Rand Corporation. ’Per esempio, gli studi delle autopsie mostrano un alto tasso (dal 35% al 40%) di diagnosi errate -- diagnosi che spesso risultano in morte.’ ’Gruppo afferma che la crisi del sistema sanitario americano va peggiorando’ Reuters, 20 Ottobre 1997. ’Un recente studio ha dimostrato che circa una morte su cinque, in un ospedale di buona reputazione, è frutto di una diagnosi sbagliata, e che in circa la metà dei casi una diagnosi corretta sarebbe risultata in differenti terapie.’, Mitka, M, ’Le autopsie mostrano le diagnosi sbagliate.’». ( JAMA, 285(12), 28 Marzo 2001)

— Fonte: FORCES, 2003.

Da una recente ricerca USA emerge che «La statistica più sbalorditiva, tuttavia, è che il numero totale di morti causati dalla medicina convenzionale è di 783.936 all'anno. Ora è evidente che il sistema medico americano è la causa principale di mortalità e di danno negli Stati Uniti. (In contrasto, il numero di morti attribuibili alla malattia di cuore nel 2001 era di 699.697, mentre il numero di morti attribuibili a cancro era di 553.251.5). » (Death by Medicine, Life Extension, By Gary Null, PhD; Carolyn Dean MD, ND; Martin Feldman, MD; Debora Rasio, MD; and Dorothy Smith, PhD)

L’American Medical Association vende il suo database con informazioni su tutti i medici americani a dozzine di case farmaceutiche guadagnando $20 milioni all’anno [oltre 40 miliardi]. Per avere tali profili le farmaceutiche pagano anche le farmacie e il governo federale. I dati raccolti forniscono informazioni sui modelli di prescrizione dei farmaci da parte dei medici e questo permette di elaborare strategie per far loro prescrivere i farmaci desiderati. (Stolberg, SG and Gerth, J, “Medicine Merchants/ Tracking the Doctors, ” The New York Times, November 16, 2000).

American Psychiatric Association (APA), la più potente e prestigiosa associazione psichiatrica del mondo,  tra i membri del Corporate Advisory Council del 2001 vi sono:

  1. Grand Patron ($20,000): AstraZeneca Pharmaceuticals, Bristol-Myers Squibb, Eli Lilly and Company, Pfizer Inc.;

  2. Patron ($15,000): Aventis Pharmaceuticals, Janssen Pharmaceutica;

  3. Sustaining Member ($10,000): Abbott Laboratories, Forest Pharmaceuticals, GlaxoSmithKline;

  4. Sponsor ($5,000): Alza Pharmaceuticals, Wyeth-Ayerst Laboratories.

Per ogni simposio sponsorizzato dalle case farmaceutiche  riceve circa $50,000   per controllare gli scienziati e le loro relazioni (Washington Post,26.05.2002).

Il meeteng annuale del 2002 dell’APA aveva i seguenti  sponsor che rappresentano 42 aziende: Abbott Laboratories, AstraZeneca, Bristol-Myers Squibb, Cephalon, Cyberonics Inc., Eisai Inc., Eli Lilly and Company, Forest Laboratories, GlaxoSmithKline, Janssen Pharmaceutica, Organnon Inc., Ortho-McNeil Pharmaceutical, Pfizer, Shire U.S., Sepracor, Solvay Pharmaceuticals, Somerset Pharmaceuticals, Novartis, Wyeth Pharmaceuticals.

Il 30% del suo bilancio  deriva dalla pubblicità che le  farmaceutiche fanno comparire sulla sua rivista.

In proposito è particolarmente illuminante e toccante la lettera di dimissioni del Prof. Loren Mosher dall’American Psychiatric Association. Potete leggerla tradotta in italiano su questo sito: Lettera Dimissioni di Loren Mosher dall’APA; oppure in lingua inglese: Letter of Resignation Loren Mosher from APA.

Negli USA la commercializzazione del Prozac fu approvata dalla Food and Drug Administration  il 29 dicembre 1987 malgrado nella fase sperimentale ci fossero stati 27 morti. Almeno cinque su 10 dei membri del Psychopharmacologic Drugs Advisory Committee della FDA avevano conflitti di interessi basati su accordi commerciali con i produttori dei farmaci antidepressivi  per non meno di $1,108,587 (indagine di Freedom e del Citizen Commission on Human Rights).

Nel 2000, il professor David Healy, uno dei maggiori esperti mondiali sugli antidepressivi inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI), è stato licenziato dall’università di Toronto per aver detto in una conferenza che c’è un legame diretto tra i suicidi e il Prozac, che la psichiatria, spronata dall’industria farmaceutica, stava sottoponendo la gente a cure eccessive e non necessarie. In questa università la casa farmaceutica Eli Lilly che produce il Prozac finanzia la ricerca universitaria con $1.5 milioni; dopo la pubblicazione dell’articolo di Haley ridusse il finanziamento di $25,000. Un gruppo internazionale di scienziati di chiara fama, in una lettera indirizzata all’Università di Toronto e firmata da ventisette scienziati di primo piano, inclusi due premi Nobel per la medicina, ha accusato l’università di aver violato la libertà accademica per il timore di perdere fondi destinati alla ricerca versati dalle case farmaceutiche, di aver “insozzato” il nome dell’Università di Toronto e “avvelenato la reputazione” del suo Centro per le Dipendenze e la Salute Mentale.  

Il giornale inglese The Lancet, riporta che l’editore del British Journal of Psychiatry  ha pubblicato una recensione favorevole ad un farmaco mentre riceveva una gratifica annuale di 2.000 pounds da una casa farmaceutica (Editorial, “Just how tainted has medicine become?”, The Lancet, Vol. 359, Number 9313, April 6, 2002).

In un articolo-inchiesta The Guardian denuncia la spregiudicata politica di commercializzazione degli psicofarmaci, antidepressivi in particolare. Si legge che ricercatori universitari ricevono rilevanti compensi in denaro da ditte farmaceutiche, per articoli pubblicati su riviste scientifiche.  Gli  autori di questi articoli non sono in realtà i professori universitari che li hanno firmati, bensì le stesse ditte produttrici degli psicofarmaci. Il giornale  ha anche pubblicato il “tariffario” che viene applicato, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti  per remunerare i professori che nei congressi e i simposi sponsorizzati dalle case farmaceutiche spiegano ai colleghi medici le virtù di questi farmaci.  Un autorevole ricercatore americano, il prof. Fuller Torrey, direttore della Stanley Foundation Research Programmes di Bethesda (Maryland), ha  definito questa degenerazione  come  una forma di prostituzione professionale ad alto livello (Sarah Boseley, health editor, Scandal of scientists who take money for papers ghostwritten by drug companies, The guardian, thursday, February 7, 2002.) 

Dopo un’inchiesta del quotidiano The Guardian, il governo inglese ha sciolto la commissione che doveva valutare gli antidepressivi, il Committee On The Safety Of Medicines, che è parte del Department Of  Health’s Medicines Control Agency perché due dei suoi quattro membri avevano azioni della GlaxoSmithKline, casa farmaceutica che produce uno di questi antidepressivi (Seroxat). Si tratta de Michael Donaghy, lettore di neurologia a Oxford e David Nutt, professore di psicofarmacologia all’università di Bristol. Quest’ultimo prese perfino parte al lancio pubblicitario del Seroxat. Il professor David Baldwin dell’università di Southampton, esperto convocato, è consulente della SmithKline Beecham, della Bristol-Myers Squibb, della Eli lilly, della Organ e Pharmacia e il suo dipartimento universitario effettua ricerche finanziate da queste case farmaceutiche. Riceve poi lauti onorari per partecipare a convegni in cui espone ai medici i brillanti risultati ottenuti. Il governo inglese si è allarmato per il crescente numero di suicidi e atti violenti commessi da persone che assumono farmaci antidepressivi. Un coroner del Galles ha chiesto il ritiro dal commercio del Seroxat (Sarah Boseley, health editor, Drugs inquiry thrown into doubt over members’ links with manufacturers; drugs inquiry links to makers, The Guardian , Monday March 17, 2003).  

I ricercatori  che conducono  ricerche universitarie sponsorizzate dalle case farmaceutiche si trovano ad operare vincolati da contratti capestro che impediscono loro di avere tutte le informazioni sul disegno sperimentale e di pubblicare i risultati delle loro ricerche senza l’autorizzazione del committente. Questo è particolarmente grave quando  il farmaco commercializzato risulta dannoso o non efficace. Rischiano di essere trascinati in tribunale per inosservanza contrattuale, di dover pagare i danni commerciali, di avere problemi con l’università.

Nel 2001 in un articolo apparso contemporaneamente sulle riviste scientifiche New England Journal of Medicine, Annals of Internal Medicine, Journal of the American Medical Association, Canadian Medical Association Journal, Ugerskrift for Laeger, New Zealand Medical Journal, Norwegian Medical Association, Nederlands Tijdschrift voor Geneeskunde, Medical Journal of Australia, Western Journal of Medicine, i direttori annunciano una rivoluzionaria presa di posizione che esprime chiaramente il disagio derivante dal conflitto di interessi che rischia di minare la credibilità delle loro riviste scientifiche:

«Noi temiamo che l’attuale contesto intellettuale in cui alcune ricerche cliniche vengono concepite, i pazienti vengono arruolati e i dati vengono analizzati e riportati (o non riportati), possa minacciare questa preziosa obiettività. [...] I pazienti partecipano ai trial prevalentemente per motivi altruistici, ossia per far progredire le terapie. Alla luce di ciò, l’uso dei trial clinici principalmente per ragioni di mercato svilisce a nostro avviso la ricerca clinica e costituisce un uso scorretto di uno strumento potente. Fino a poco tempo fa i ricercatori clinici indipendenti hanno giocato un ruolo chiave nel disegno, nel reclutamento dei pazienti e nell’interpretazione dei risultati dei trial clinici. [...] Ma con il crescere della pressione economica tutto questo rischia di essere solo una realtà del passato. Oggi molti trial clinici vengono eseguiti per facilitare l’approvazione da parte delle autorità regolatorie di farmaci o apparecchiature, piuttosto che per testare una nuova ipotesi scientifica. [...] Come Direttori di riviste scientifiche noi ci opponiamo con forza ad accordi contrattuali che neghino ai ricercatori il diritto di esaminare i dati in maniera indipendente o di proporre un manoscritto per la pubblicazione senza il consenso preventivo dello sponsor. Accordi di questo tipo non solo minano il tessuto intellettuale che ha promosso così tanta ricerca clinica di alta qualità, ma rendono i giornali medici complici di potenziali travisazioni, dato che il manoscritto pubblicato può non rivelare fino a qual punto gli autori erano impotenti a controllare la conduzione dello studio che porta le loro firme [...] Come parte dei requisiti per la pubblicazione chiederemo routinariamente agli autori di chiarire in dettaglio il loro ruolo e il ruolo dello sponsor nello studio. Molti di noi chiederanno all’autore responsabile di sottoscrivere un documento che dichiari la sua piena responsabilità nella conduzione del trial, di aver avuto libero accesso ai dati e di aver avuto il controllo sulla decisione di pubblicare [...] lo sponsor non deve porre impedimenti, diretti o indiretti, alla pubblicazione dei risultati completi dello studio, inclusi quelli potenzialmente sfavorevoli al suo prodotto commerciale. Benché abitualmente i comportamenti inappropriati riguardino gli sponsor farmaceutici, anche la ricerca supportata da agenzie governative o di altra natura può essere vittima di questa forma di censura, specie se i risultati di uno studio appaiono in contraddizione con la politica corrente... Noi non procederemo alla revisione o alla pubblicazione di articoli basati su studi condotti sotto condizioni che fanno dello sponsor il solo controllore dei dati o che gli permettono di rinunciare alla pubblicazione... »

L’associazione parentale Children and Adults with Attention Deficit/Hyperactivity Disorder (CHADD, fondata nel 1987) è la più importante associazioni di supporto per i portatori del presunto disturbo di attenzione e iperattività (ADHD-DDAI) negli USA.  I suoi rappresentanti fanno conferenze nelle scuole sostenendo  la tesi che è una malattia genetica e necessità della cura farmacologica, distribuiscono a docenti e genitori un opuscolo informativo che sovente è l’unica fonte d’informazione nelle scuole, l’opuscolo è stampato a cura della Novartis. Nel 1995 ha sferrato una campagna in grande stile per derubricare il Ritalin dalla tabella II (tabella americana degli stupefacenti) , che comporta un controllo sulle quote annuali commercializzabili, chiedendo alla DEA di inserirlo nella tabella III per una fruizione senza controllo. Questa petizione fu sottoscritta dall’ American Academy of Neurology e supportata da un nutrito corpo medico: American Academy of Pediatrics, the American Psychological Association, and the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry. Una difesa senza precedenti per una droga della tabella II degli stupefacenti. Prima che la DEA avesse il tempo di rispondere un documentario televisivo svelò che la CHADD aveva preso nell’arco di cinque anni $900.000 dalla Ciba-Geigy ,ora Novartis, la casa farmaceutica che produce il Ritalin ( (Metilfenidato cloridrato) per promuovere la vendita di questo psicofarmaco. La DEA fece notare nella sua risposta che: the United Nations International Narcotics Control Board (INCB) had expressed concern about non-governmental organizations and parental associations in the United States that are actively lobbying for the medical use of methylphenidate for children with add. Inoltre questa Associazione ha ricevuto i seguenti fondi:  $79,500 dalla Abbott Laboratories nel 1995, $18,000 dalla Burroughs Wellcome nel 1995; nel 1997: $118,000 dalla Richwood Pharmaceutical, $27,000 dalla Abbott Laboratories, $2,500 dalla SmithKline Beechman, $3,500 dalla Glaxo Wellcome, $9,150 dalla Wyeth Ayerst, $5,000 dalla Pfizer, $10,000 dalla Alza.

L’associazione parentale National Alliance for the Mentally Ill (NAMI), è la più grande associazione americana dei famigliari di persone affette da disturbi psichiatrici. La rivista Mother Jones  pubblica documenti riservati della NAMI che provano l’incasso di 11.72 milioni di dollari dal 1996 al 1999 provenienti da 18 industrie farmaceutiche: Janssen ($2.08 millioni), Novartis ($1.87 millioni), Pfizer ($1.3 millioni), Abbott Laboratories ($1.24 millioni), Wyeth-Ayerst Pharmaceuticals ($658,000), e  Bristol-Myers Squibb ($613,505). Questa Associazione è particolarmente attiva nel far approvare nei vari Stati leggi favorevoli al TSO e la  somministrazione controllata a domicilio dei farmaci (PATC), inoltre sostiene a spada tratta l’origine biologica dei disturbi mentali. (Ken Silverstein, Prozac.org, An influential mental health nonprofit finds its ’grassroots’ watered by pharmaceutical millions, Mother Jones, November/December 1999).

La casa farmaceutica Pfizer ha commissionato in Italia all’istituto ISPO del professor Renato Mannheimer un sondaggio finalizzato a dimostrare che l’assistenza sanitaria in Toscana è carente e dovuto alle politiche di risparmio della regione  che frenavano la  disponibilità dei farmaci.  Presentando la ricerca non fu rivelato il committente. Nel memorandum  interno della farmaceutica  si raccomandava che ciò non avvenisse, «perché una minima esposizione sarebbe deleteria» (Il Manifesto, 3 aprile 2003; vedi anche: Franco Carlini, Scienziati al servizio del farmaco, Il Manifesto 6/4/2003)

Il Manifesto elenca tra gli esperti della Novartis Italia  il professor Giorgio Poli, Renato Dulbecco,  professor Edoardo Boncinelli, professor Arturo Falaschi (direttore del Centro internazionale di ingegneria genetica e biotecnologie di Trieste, un organismo del sistema Onu),  Elke Anklam del Centro comune di ricerche della Ue che ha sede a Ispra (Varese), professor Leonardo Santi (presidente del Comitato nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie, organo consultivo della presidenza del consiglio dei ministri), la dottoressa Marina Miraglia e il professor Luciano D’Agnolo, entrambi dell’Istituto Superiore di Sanità, membri della Commissione Interministeriale per le Biotecnologie (Cib), che è l’organo istituzionale che concede l’autorizzazione agli usi, sperimentali e commerciali di ogm in Italia. (Il Manifesto, Esperti, ma di chi?, 5 aprile 2001, di Rocco Quindici).

Nel 2004 il Ministro della Giustizia di New York Eliot Spitzer, ha denunciato alla Corte suprema della città la GlaxoSmithKline PLC per frode, avendo l’azienda occultato 4 studi che evidenziavano l’inefficacia della Paroxetina nel trattare la depressione nei minori, persino meno effica del placedbo, risalenti al 1998, spingendo i medici a continuarne la prescrizione. I fatti li riassume la BBC:

«La GlaxoSmithKline sapeva non avrebbe potuto dimostrare che l’antidepressivo Seroxat funzionava sui bambini dal 1998, secondo un documento interno fuoriuscito. Il documento segreto, relativo a due trials clinici tenuti negli anno ’90, rivelano che i trails sul farmaco ebbero scarso o nessun effetto nell’aiutare i minori depressi. La compagnia fu anche avvisata di evitare la pubblicazione dei dati completi perché questo sarebbe stato “commercialmente inaccettabile” e avrebbe “abbassato il profilo” del farmaco. Lo scritto confidenziale, mandato anonimamente al programma Panorama della BBC, rivela che la compagnia fu avvertita di pubblicare solo gli aspetti positivi di uno studio e che non c’era l’intenzione di pubblicare un secondo – più negativo – studio.

Impatto negativo

Esso inoltre sprona la GSK a non inviare le informazioni ai moderatori perché essi avrebbero dovuto includere una dichiarazione in merito all’efficacia del farmaco. Lo scorso anno, consiglieri governativi dissero che il Seroxat non dovrebbe essere prescritto ai bambini. Il Committee for Safety in Medicine concluse che i rischi prevalevano sui potenziali benefici dopo aver ricevuto una nuova ricerca dalla GSK. Lo scopo del foglio confidenziale era di: “manovrare efficacemente la diffusione di questi dati al fine di minimizzare qualsiasi impatto commerciale negativo”. Esso fu scritto dal team Central Medical Affairs, una divisione della SmithKline Beecham (il nome GSK fu noto nel 1998), con l’incarico di trattare argomenti attraverso il loro portafoglio di farmaci.

Indebolire

Il documento sostiene che in un trial il farmaco non fu più efficace del placebo nel ridurre la depressione nei minori. In un secondo studio, il placebo sembra essere più efficace nel combattere sentimenti di depressione nei giovani. Fu concluso “sarebbe commercialmente inaccettabile includere una dichiarazione che l’efficacia non è stata dimostrata”. La compagnia fu anche preoccupata che una tale dichiarazione “indebolisse il profilo della paroxetina (nome medico del Seroxat).” Il documento raccomandava alla GSK di pubblicare solo i dati positivi da uno studio (studio 329). Questo rapporto fu reso pubblicamente disponibile nel Luglio 2001.

Placebo

Questo studio fu condotto negli USA dal 1993 al 1996. Fu l’unico grande trial di tutta la famiglia degli antidepressivi conosciuti come inibitori della ricaptazione della serotonina, intrapreso sui bambini. I risultati mostravano che mentre il Seroxat faceva apparire di funzionare attraverso tutti i tipi di depressione, esso falliva nel mostrare di essere significativamente più efficace di una pillola di placebo. Un secondo studio (studio 377) era seguito nel corso di 12 settimane attraverso l’Europa, Sud America, Sud Africa e Arabia Saudita. I risultati di questo trial – che non fu mai pubblicato, benché fu presentato oralmente nel 1999 – trovò che i bambini risposero meglio al placebo che al Seroxat. Panorama per la prima volta sollevò preoccupazioni circa la sicurezza del farmaco Seroxat nell’Ottobre 2002. Essa ha fatto due premiati film circa i potenziali effetti collaterali del farmaco ai problemi che alcune persone hanno avuto interrompendone l’assunzione. Il dot. Alistair Benbow, capo della European Clinical Psychiatry per la GlaxoSmithKline, disse: “Il promemoria tira conclusioni inappropriate e non è coerente con i fatti. “Tutto sui dati della sicurezza fu sottoposto alle autorità per la regolamentazione degli US e Europa ed esposto pubblicamente in modo tempestivo. Di fatto i dati sulla sicurezza a partire dallo studio 329 sono già stati presentati alle autorità per la regolamentazione e sono stati esposti pubblicamente prima che questo documento fosse scritto.»

BBC World News, 2004/02/03 13:53:50 GMT
(© BBC MMIV)

Il boicottaggio delle grandi farmaceutiche verso i prodotti naturali che possono veramente prevenire e curare sia le patologie fisiche che mentali ha indotto lo scienziato dott. Matthias Rath, erede intellettuale del due volte premio Nobel Linus Pauling, a denunciare le case farmaceutiche e tutti coloro che le stanno appoggiando, al Tribunale Penale Internazionale dell’Aia per genocidio e crimini contro l’umanità, il 14 giugno 2003. Le farmaceutiche avrebbero messo deliberatamente in atto una politica sanitaria fraudolenta che mira solo a coprire i sintomi anziché curare le cause, lasciando le persone nella condizione permanente di malati per uno sfruttamento economico a lungo termine. Questo causa gravi danni alla salute delle persone e molti morti. Tutti i dettagli della denuncia sono esposti in lingua italiana sul sito della fondazione di Rath al seguente url: (http://www4.dr-rath-foundation.org/)

Nella denuncia scrive:

«Nel corso del XX secolo, l’industria farmaceutica è stata costruita e organizzata con l’obiettivo di controllare i sistemi sanitari di tutto il mondo sostituendo sistematicamente le terapie naturali, non brevettabili, con farmaci di sintesi brevettabili e perciò redditizi. Questa industria non ha avuto un’evoluzione naturale. Al contrario, è stato un investimento deciso da un piccolo gruppo di imprenditori ricchi e senza scrupoli. Costoro hanno deliberatamente definito il corpo umano come un mercato finalizzato a generare ulteriore ricchezza. La forza trainante di questa industria per investimenti fu il Gruppo Rockefeller.

Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, i Rockefeller controllavano già più del 90% del business farmaceutico degli Stati Uniti e stavano cercando nuove opportunità di investimenti globali. Un altro gruppo per investimenti attivo in questo campo si formò intorno al gruppo finanziario Rothschild. [...] Dopo il Rockefeller’s Standard Oil (oggi EXXON), il secondo più grande conglomerato aziendale farmaceutico/petrolchimico durante la prima metà del XX secolo fu il gruppo IG Farben, con sede in Germania. Questo conglomerato aziendale rappresentò da solo il più importante fattore per l’ascesa politica di Hitler al potere e per la loro comune conquista dell’Europa e del mondo. In realtà, la Seconda Guerra Mondiale fu una guerra di aggressione progettata, avviata e condotta dai comitati di pianificazione della IG Farben.

La IG Farben era la società madre della IG Auschwitz, il più grande impianto industriale fuori della Germania di questo cartello chimico. Gran parte della ricchezza di questo cartello fu costruita sul sangue e sulla sofferenza di operai schiavi, compresi quelli del campo di concentramento di Auschwitz. La IG Farben sostenne e utilizzò i governanti senza scrupoli della Germania come strumenti volontari per cercare di imporre il proprio dominio economico sull’Europa e sul resto del mondo. [...] Il Tribunale di Norimberga del 1947 contro i dirigenti del Cartello IG Farben emise numerose condanne per omicidio di massa, saccheggio e altri crimini contro l’umanità.

Il Tribunale divise altresì il Cartello IG Farben nelle società figlie Hoechst, Bayer e BASF. Oggi, ognuna di queste società è più grande di quanto fosse la società madre IG Farben a quel tempo. [...] 24 dirigenti e manager della IG Farben furono incriminati dal Tribunale di Guerra. Nella sua relazione di apertura, il procuratore capo americano Telford Taylor affermò: ’L’accusa incrimina questi uomini di matura responsabilità per aver inflitto all’umanità la più devastante e catastrofica guerra della storia umana. Li accusa di schiavitù, saccheggio e omicidio di massa. Queste sono accuse gravissime’. E continuava, ’I dirigenti aziendali incriminati, e non i pazzi nazisti, sono i principali criminali di guerra. Se i loro crimini non vengono portati alla luce e puniti, in futuro essi commetteranno crimini ancora più gravi di quelli perpetrati da Hitler’. [...] »

Secondo il Dr. Rath gli imputati sono oggi responsabili degli stessi crimini e del decesso di centinaia di milioni di persone per malattie che si possono prevenire, commercializzando prodotti che agiscono solo come sollievo sui sintomi, favorendo la malattia che li causa per poter garantire guadagni futuri. Questo sarebbe stato sistematicamente organizzata dall’industria farmaceutica e dai suoi sostenitori con il solo obiettivo di lucrare. Questi profitti dipendono dal perdurare e dall’espandersi delle malattie, dalla brevettabilità dei farmaci, che fanno di quest’industria la più redditizia al mondo. Egli inoltre afferma:

«Per commettere questi crimini, le multinazionali farmaceutiche si servono di un intrico di esecutori e complici nel campo scientifico, medico, dei mass media e della politica. I governi di intere nazioni sono manipolati o addirittura gestiti da lobbisti ed ex dirigenti dell’industria farmaceutica. Per decenni, la legislazione di intere nazioni è stata oggetto di corruzione ed abuso per promuovere questo ’business della malattia’ multimiliardario, mettendo a rischio la salute e la vita di centinaia di milioni di pazienti e di persone innocenti.

Una precondizione per l’ascesa dell’industria farmaceutica come efficace business di investimenti è stata l’eliminazione della concorrenza da parte di terapie sicure e naturali, in quanto non brevettabili e con margini di profitto molto ristretti. La vita di 6 miliardi di persone e le economie della maggior parte dei paesi del mondo sono tenute in ostaggio dalle pratiche criminali di quest’industria. [...] Come parte di questa strategia, nei decenni scorsi gli imputati hanno sistematicamente eliminato dai programmi di formazione delle scuole di medicina la conoscenza di terapie efficaci ma non brevettabili. Volontariamente, hanno prodotto generazioni di dottori con poca o nessuna conoscenza dei benefici sanitari salvavita di queste terapie naturali.

Contemporaneamente, la formazione terapeutica nelle scuole di medicina è stata rilevata dai dipartimenti di nuova creazione denominati di farmacologia. Pertanto, nel corso degli anni generazioni di dottori sono usciti dalle scuole di medicina praticamente come personale qualificato addetto alle vendite per il ’business della malattia’. Per mascherare questa strategia, le medicine brevettate sono definite ’scientifiche’ e anche battezzate ’medicinali etici’, mentre le terapie naturali non brevettabili sono state screditate come ’non scientifiche’. Gli imputati si sono volontariamente e sistematicamente infiltrati, con l’abuso, nel Parlamento Europeo e in altri organismi quali le Organizzazioni delle Nazioni Unite, l’Organizzazione Mondiale dela Sanità (OMS), l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) e altri organismi nazionali e internazionali per commettere i loro crimini contro l’umanità.» Scarica denuncia zip 121 kb


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