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Un ordine psichiatrico di protezione in difesa del paziente mentale

— di Thomas Szasz


BMJ 2003; 327: 1449-1451 (20 December)

Traduzione di Antoine Fratini
Presidente Associazione Europea Psicoanalisi


I conflitti di desideri tra medici e pazienti sono più diffusi in psichiatria che in qualunque altro ramo della medicina. Le persone che vanno sotto il nome di “pazienti mentali” sono sottoposte ordinariamente a diagnosi e a interventi “terapeutici” contro la loro volontà. Molti di loro hanno serie ragioni per considerarsi vittime di abusi terapeutici e desiderano proteggersi da ulteriori ospedalizzazioni e trattamenti psichiatrici forzati. Attualmente, gli ex pazienti psichiatrici, anche quando sono legalmente competenti, non hanno mezzi per difendersi da una tale evenienza. Psichiatri e società ritengono di dovere proteggere i pazienti mentali dai pericoli che costituiscono, a causa della loro malattia, a loro stessi e agli altri. Ma molti pazienti mentali considerano (e hanno sempre considerato) gli psichiatri come pericolosi nei loro confronti. Il rispetto per gli interessi di questi pazienti richiede che la legge li protegga da ulteriori interventi psichiatrici non desiderati.

L’ordine psichiatrico di protezione

Le “volontà psichiatrici” sono riconosciute dalle corti di giustizia soltanto quando vengono usate per autorizzare il trattamento, ma non quando sono usate per rifiutare la possibilità di trattamento.1) per rimediare a questo difetto, in particolare quando i pazienti sono scaricati nella comunità dopo un periodo di trattamento involontario, propongo una nuova forma di salvaguardia legale: l’ordine psichiatrico di protezione. Un tale ordine, simile all’ordine di protezione relativo ai conflitti domestici, metterebbe fuori legge gli interventi psichiatrici imposti, considerandoli atti criminosi. Nelle società libere soltanto i pazienti psichiatrici sono ordinariamente curati contro la loro volontà. (le leggi della sanità pubblica devono rispondere esplicitamente agli interessi del pubblico, non alle volontà terapeutiche di alcune persone).

I pazienti con insufficienza renale non sono curati contro la loro volontà e possono usare una “volontà medica” per proteggersi dal subire la dialisi. Se la psichiatria fosse come qualunque altra specialità medica, i pazienti schizofrenici non sarebbero curati forzatamente e potrebbero proteggersi con una volontà psichiatrica dal trattamento coatto. 2) Ma né gli psichiatri né le corti riconoscono la validità di una tale volontà psichiatrica. Le leggi sulla salute mentale falsano le direttive psichiatriche. Non è una coincidenza se la storia degli interventi psichiatrici imposti con la forza ai pazienti è lunga e deprimente. In una lettera indirizzata a me nel 1988, Karl Menninger ha ricapitolato la storia della psichiatria con queste parole tristi: “in aggiunto alle perscosse, alle catene, ai bagni e ai massaggi sono comparsi trattamenti ancora più feroci: asportazioni di parti del cervello, scosse elettriche che provocano convulsioni, rimozione chirurgica dei denti, tonsille, uteri…” 3) A questa lista Menninger potrebbe aggiungere l’uso delle camicie di forza, delle sedie tranquillizzanti, delle sedie di confine, dei bagni freddi, dei purgativi, della scossa di Metrazol, delle inalazioni di anidride carbonica, dei neurolettici.

Rispettare la libertà dalla psichiatria

Fin dagli inizi i pazienti psichiatrici non hanno avuto la possibilità di liberarsi dal loro rapporto protettivo-oppressivo con gli psichiatri. In questo breve articolo mi focalizzerò su uno singolo obiettivo: il desiderio di alcuni pazienti psichiatrici di liberarsi, una volta per tutte, da ogni rapporto abusivo con la psichiatria. Il sistema legislativo anglo-americano ha sempre rifiutato loro tale opzione. Questa situazione è paragonabile a quella degli schiavi che non possono lasciare il loro padrone; della moglie che, nell’unione tradizionale, non può lasciare il marito; dei cittadini che vivono in regimi totalitari e che non possono lasciare il loro paese. Tutta questa gente può godere di certi benefici e privilegi, ma senza il permesso dell’autorità repressiva non può vivere il sistema come buono. Questo era la situazione in Unione Sovietica ed è ancora così in Cina. La legge anglo-americana presuppone che il rapporto fra una persona e un agente legale della sua condizione sia antagonistico. Potter Stewart della Corte Suprema di Giustizia degli Stati Uniti rileva: “Obbligare una persona ad affidare la propria difesa ad un avvocato può solo condurla a ritenere che la legge le è contro”. 4) Allo studente di legge viene insegnato che le funzioni e i ruoli sia dell’avvocato accusatore che dell’avvocato difensore sono legittimi e adeguati. In opposizione, la psichiatria anglo-americana presuppone che il rapporto con un agente psichiatrico debba essere terapeutico per il paziente. La forzatura degli psichiatri sui pazienti mentali è la prassi e il paziente che protesta rischia probabilmente una diagnosi di paranoia. Allo studente di medicina viene insegnato a fare diagnosi e a fornire trattamenti. Lo psichiatra non ha altre funzioni o altri ruoli legittimi; l’uso della coercizione è considerato legalmente legittimo ed adeguato solo in psichiatria. Lo psichiatra che prova ad aiutare la persona a rifiutare il suo ruolo di paziente involontario è ostracizzato.

Il bene della famiglia

Saremmo ipocriti se ignorassimo che le parti che sostengono la promozione delle leggi sulla salute mentale non lasciano ai pazienti l’opzione di rifiutare i servizi psichiatrici. Dappertutto i sostenitori di queste leggi sono psichiatri o parenti di cosiddetti pazienti mentali. Negli Stati Uniti questi parenti gestiscono un potente organo di controllo, l’alleanza nazionale del malato mentale, che di fatto legittima molto spesso l’abuso dei membri della famiglia (principalmente dell’adulto sul bambino) definendo questi interventi “cura dei cari”. Le organizzazioni composte da ex pazienti - che si dichiarano “vittime di abusi psichiatrici“- non sono fra le parti che reclamano misure coercitive o “servizi psichiatrici rinforzati”. La gente sottoposta al trattamento psichiatrico involontario si sente spesso vittima più o meno allo stesso modo delle mogli (o più raramente dei mariti) abusate dai loro sposi. Fino a poco tempo fa le donne non avevano una protezione legale efficace nei confronti di coloro che abusavano di loro. In molte parti del mondo le donne sono ancora in quella situazione. Similmente, ai tempi di Dickens i bambini non erano protetti dagli abusi commessi dai loro genitori. I trattamenti specifici possono cambiare, ma i pazienti psichiatrici sono ancora costretti a subire interventi non desiderati. In Occidente ora riconosciamo che la famiglia non è soltanto un luogo primario di affetti, di cura e di sicurezza per i relativi membri, ma che spesso è anche la fonte del pericolo più insidioso per il loro benessere fisico e psicologico. Riconoscendo questa infelice situazione, di conseguenza parliamo di bambini, sposi, genitori e nonni “abusati”. Nei conflitti che si presentano spesso fra gli adulti che vivono insieme, la separazione legale e il divorzio esemplificano il riconoscimento del problema da parte del sistema legislativo e l’esigenza di meccanismi legalmente ideati per rimediarvi.

Un ordine di protezione affida ad un mandato la separazione fisica fra le parti e rende un reato il non rispettare questa separazione. Suggerisco di riconoscere similmente la condizione infelice “dei pazienti mentali abusati” e della necessità di proteggerli da coloro che ne abusano. In assenza di un ordine di protezione specifico i rapporti fra psichiatri e pazienti involontari continueranno a generare abusi psichiatrici razionalizzati come protezione e trattamento. In effetti, è precisamente perché gli psichiatri rifiutano in anticipo al paziente la libertà di astenersi da ulteriori trattamenti (una richiesta che i medici non-psichiatri accettano) che si rende necessario un espediente legale quale l’ordine di protezione psichiatrica.

Legalizzare il “divorzio” tra psichiatri e pazienti

Gli psichiatri obiettano all’idea di considerare i pazienti come agenti morali responsabili citando la prevenzione del danno come mandato sociale di base della psichiatria. Tipicamente, si riferiscono al potenziale suicida che cambia idea uscendo dalla crisi depressiva dopo l’internamento involontario. Un ragionamento simile potrebbe essere rivolto contro le ultime volontà o tutte le decisioni profonde che interessano il futuro, quali l’avere figli o il matrimonio. La giustificazione psichiatrica standard per la coercizione “terapeutica” o ignora il conflitto fra libertà e sicurezza o, più spesso, identifica il trattamento psichiatrico (involontario) con una libertà. 5 ) Altrove ho esaminato e discusso in dettaglio questi problemi e ho proposto di riconciliare la psichiatria con la libertà. 6/7) La memoria umana è notoriamente corta e selettiva. Ci siamo dimenticati che fino a poco tempo fa nel Regno Unito la gente non poteva divorziare. In alcuni paesi le donne non possono tuttora divorziare dai loro mariti. A lungo la legge, sostenuta dalla religione, ha considerato la santità dell’unione più importante della necessità di proteggere le mogli dagli abusi dei loro mariti e ha impedito il divorzio. Così, le mogli si sono trovate senza sostegno legale. La storia dell’“unione” fra la gente pazza e i loro medici ci mostra un modello simile. Dall’inizio della psichiatria nel diciottesimo secolo la legge, sostenuta dalla medicina, ha considerato la “salute” della gente pazza più importante della necessità di proteggerla dagli abusi terapeutici e ha proibito il divorzio dagli psichiatri. Questo è tuttora il caso (lo psichiatra è libero di lasciare il paziente solo “girandolo” ad un altro psichiatra). E ancora la legge depriva la vittima del proprio sostegno legale. Soltanto gli scrittori erano e sono disposti ad affrontare la realtà della psichiatria, così come illustra per esempio la miniatura di James Thurber, L’Unicorno nel Giardino.

Riassunto

A molti pazienti psichiatrici viene negato il diritto di rifiutare il trattamento che essi non desiderano. “le volontà psichiatriche” sono riconosciute dalle corti soltanto quando vengono usate per autorizzare il trattamento, non quando sono usate per rifiutare la possibilità di trattamento. Come gli ordini di difesa che proteggono le mogli dai mariti che abusano di loro, gli “ordini psichiatrici di protezione” avrebbero la funzione di proteggere i pazienti dagli interventi psichiatrici coercitivi. I medici, i politici e i giornalisti asseriscono che le malattie mentali sono malattie reali e che gli psichiatri sono medici normali. Se ciò fosse vero non ci sarebbe l’esigenza di ordini protettivi psichiatrici.


Riferimenti bibliografici

Szasz T. Liberation by oppression: a comparative study of slavery and psychiatry. New Brunswick, NJ: Transaction, 2002.
Szasz T. The psychiatric will: a new mechanism for protecting persons against “psychosis” and psychiatry. Amer Psychol 1982;37: 762-70.[ISI]
Menninger, K. Reading notes. Bull Menninger Clin 1989;53: 350-1.
Stewart, P Faretta v California, 422 US 806 ( 1975), p 834.
Satel S. For addicts, force is the best medicine. Wall Street Journal, 1998 January 7: 6.
Szasz T. Insanity: the idea and its consequences. New York: Wiley, 1987.
Szasz T. Pharmacracy: medicine and politics in America. Westport, CT: Praeger/Greenwood, 2001.
Thurber J. The unicorn in the garden [1940]. In: Fables for our time. New York: Harper & Row, 1968.

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