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Dal Rapporto dell’International
Narcotic Control Board (INCB) del 2000
(Organo dell’O.N.U.)
Il consumo (in dosi giornaliere determinate,
defined daily doses, DDD) di ipnotici sedativi del tipo delle
benzodiazepine nel periodo che va dal 1997 al 1999 è stato di 34 in
Europa, 8 nelle Americhe, 6 in Asia e 1.3 in Africa. Anche il consumo
medio di ansiolitici del tipo delle benzodiazepine è stato sproporzionato:
41 in Europa, 24 nelle Americhe, 13 in Asia e 6 in Africa.
...
Viene riferito anche che una percentuale notevole
di questi pazienti (fino al 70%) soffra di una pressione sociale
piuttosto che di una reale malattia mentale o fisica. In alcune
nazioni, fino al 25-33 % di tutti i pazienti a cui è stato prescritto un
ipnotico ansiolitico o sedativo hanno ricevuto un tale trattamento senza
che gli sia stato diagnosticato un disturbo psichico.
L’esperienza dimostra tuttavia che alcune
politiche di vendita e promozione delle ditte possono interferire con una
saggia politica sanitaria.
5. Gli esempi di ciò includono la continua
produzione, vendita e promozione di:
alcuni farmaci controllati quando siano
disponibili delle opzioni migliori di trattamento, oppure dei farmaci
alternativi più sicuri (per esempio la continua promozione di sostanze
simili alle anfetamine per il controllo del peso); e
farmaci o preparati che non siano stati testati
a sufficienza su specifici gruppi obiettivo di consumatori, come ad
esempio i bambini, donne in gravidanza o anziani .
Per motivi etici, pochi farmaci psicotici sono stati adeguatamente testati
sui bambini, per ciò che riguarda la loro sicurezza ed efficacia, sebbene
vi siano alte percentuali di prescrizioni. Questa situazione è stata
oggetto di una analisi critica. Il progresso scientifico nella
comprensione dei processi fisiologici sottostanti ad alcune condizioni di
salute come l’obesità ed il disturbo da deficit dell’attenzione (ADD) è
stato lento nell’ultimo ventennio. In assenza di terapie efficaci sulle
cause, il trattamento sintomatico continua, in larga misura, ad utilizzare
le anfetamine ed i farmaci simili alle anfetamine (anoressici simili alle
anfetamine ed il metilfenidato). Le indicazioni terapeutiche e l’uso di
queste sostanze in precedenza erano diminuiti a livelli modesti a
riconoscimento della loro efficacia e sicurezza limitate. Successivamente
sono state poste sotto dei rigidi controlli nazionali ed internazionali.
Il Comitato, nei suoi rapporti, ha indicato i problemi potenziali che
risultano dalla popolarità rinnovata di queste sostanze, che è riflessa
dagli aumenti senza precedenti nella produzione e consumo in alcuni paesi.
L’uso crescente di queste sostanze per il trattamento di bambini in età
scolare e prescolare, in assenza di definizioni convalidate e accettate
universalmente i criteri diagnostici e le linee guida per una tale pratica
sono stati di recente oggetto di preoccupazione.
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La qualità e completezza dell’informazione sul
farmaco che viene resa disponibile per i medici e pazienti da parte delle
case farmaceutiche spesso mostra delle variazioni inaccettabili. Questo
problema è di importanza fondamentale dal momento che i medici spesso
vedono la pubblicità e informazione scritta della ditta come la prima
fonte di informazione sui farmaci. La promozione sul farmaco spesso
consiste di supporto, includendo informazione relativa al farmaco, inteso
ed indirizzato direttamente alle diverse associazioni e gruppi
professionali per una ulteriore diffusione ai consumatori. Sono stati
riferiti anche dei casi isolati di supporto finanziario diretto a tali
associazioni di cittadini o professionali e a gruppi di promozione.
Sebbene le norme etiche per la promozione di farmaci siano state
sviluppate dall’industria farmaceutica e dall’Organizzazione Mondiale di
Sanità (OMS), sembra che alcune ditte non le rispettino. Dei metodi di
promozione delle vendite efficaci ma discutibili hanno spesso preceduto
gli aumenti nel consumo di sostanze psicotrope. Il Comitato desidera
ribadire la richiesta ai Governi nel suo rapporto del 1996 di portare a
termine rigorosamente i provvedimenti dell’articolo 10 della Convenzione
del 1971, che proibiscono la pubblicità di sostanze psicotrope al pubblico
generico
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Molti studi dettagliati suggeriscono che
l’affidamento eccessivo sul trattamento farmacologico dei disturbi
psichici e delle condizioni psichiatriche, con una preferenza per il
trovare delle soluzioni veloci esclusivamente attraverso l’uso di
specialità farmaceutiche, è un fattore significativo che contribuisce al
consumo eccessivo. Gli effetti negativi a lungo termine sono spesso
trascurati, sottostimati oppure subordinati ai risparmi sui costi di breve
periodo. Vi è un ampio spettro di approcci di trattamento, complementari o
alternativi, per molti dei diversi disturbi mentali e per le condizioni
dolorose che vengono trattate attualmente con specialità farmaceutiche
(psicoterapia, consulenza, medicina tradizionale) e tali alternative
possono spesso essere culturalmente più adeguate e molto più efficaci.
Alcuni studi recenti, tuttavia, mostrano che l’uso di farmaci multipli (polifarmacia),
spesso in combinazioni irrazionali, in dosi inadeguate e per periodi di
trattamento eccessivamente lunghi, continuano ad essere abbastanza comuni.
Tale pratica medica è contraria ai principi del costo-beneficio ed alla
terapia basata sull’evidenza razionale ed è uno spreco di risorse.
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Le autorità sanitarie dovrebbero promuovere l’uso
di modalità di trattamento, complementari o alternative, culturalmente
valide e collaudate, prendendo in considerazione in fatto che, affidandosi
a tali opzioni terapeutiche piuttosto che alla farmacoterapia in sé, i
risparmi sui costi possono essere significativi. Allo stesso tempo, i
Governi dovrebbero assicurarsi che i loro interventi non limitino
inutilmente la disponibilità di farmaci controllati per scopi terapeutici
e in definitiva privino i pazienti di trattamenti validi ed efficaci. Le
associazioni professionali dovrebbero promuovere l’educazione continua dei
medici in queste aree in oggetto per ridurre la variabilità nella diagnosi
e terapia tra i paesi e tra gli enti, per assicurare una risposta
terapeutica adeguata e costante alle diverse condizioni mentali e per
ridurre il livello di polifarmacia senza compromettere l’esito del
trattamento.
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Il Comitato fa appello all’industria farmaceutica
affinché dimostri una responsabilità sociale ed una cooperazione
volontaria nel:
evitare un comportamento non etico nella
promozione delle vendite di farmaci e nell’accettare il fatto che i
farmaci controllati dovrebbero essere promossi in maniera etica,
attraverso canali medici ben regolati;
nel rendere nota e diffondere una informazione
completa e obiettiva ai medici ed ai farmacisti per ciò che riguarda i
benefici ed i rischi potenziali dei loro prodotti contenenti sostanze
controllate;
nel supportare la ricerca indipendente sulla
valutazione del rischio potenziale derivante dall’uso cronico e/o su
ampia scala di alcuni farmaci psicotropi (anfetamine, benzodiazepine),
in particolare tra i segmenti ad alto rischio della popolazione;
partecipando all’aiuto alle nazioni che hanno
risorse limitate per mezzo della donazione di farmaci, includendo i
farmaci controllati importanti. Influenzando le tendenze di consumo di
farmaci per mezzo della modificazione delle abitudini, stereotipi e
preferenze individuali, cosa che si dimostra un processo lento e
difficile. In generale, le abitudini di consumo di nuovi farmaci di
sviluppano lungo un periodo di alcuni anni. Tuttavia esse si possono
sviluppare velocemente quando sono promosse intensamente da quelli che
traggono il beneficio da tali sviluppi. L’inversione di tali tendenze
risulta più difficile. Essa richiede degli sforzi concertati, che durano
diversi anni e devono essere appoggiati dalle diverse componenti della
società. L’esperienza ha dimostrato che tali sforzi possono avere ed
hanno successo
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