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— traduzione a cura di Tristano Ajmone & Luca Bistolfi —

L’Accusa — Wolf-Dieter Narr

Wolf-Dieter Narr,
Professore di Scienze Politiche,
Libera Università di Berlino


Sono da denunciare le seguenti differenze e divari, anche verso gli psichiatri della riforma:

Lo scoglio contro il quale si infrange categoricamente ogni consenso porta il nome «coercizione». Anche gli psichiatri riformisti sono inclini a lasciare cadere la coercizione: essi vogliono meno coercizione!

La loro volontà è [espressa] nella citazione: “La coercizione è sempre meno necessaria.”

Essi tuttavia operano nel sistema della coercizione, essi la accettano (o no) con una certa riluttanza. Quindi, a cosa serve una tale riluttanza se non alla propria razionalizzazione?

Essi operano — dico io — qui ed oggi, nell’ambito della Costituzione liberale e democratica della Repubblica Federale Tedesca, come tutta la psichiatria, secondo i principi fondanti della coercizione.

La psichiatria pone questo principio nonostante la propria riforma di modernità — sì: proprio nella riforma di modernità stessa!

[Il principio di coercizione] è la peculiarità… il fondamento infrangibile della psichiatria che si è sviluppata professionalmente da cento anni — per non parlare dei suoi precursori del diciassettesimo e diciottesimo secolo!

Questo concetto di «normalità della coercizione», era pur sempre coercizione! Determinò, e determina, il moderno come processo per la civilizzazione secondo Norbert Elias, sotto molti aspetti sovrastimato.

Come coercizione da parte di altri, attraverso i poteri dello Stato, c’è la costrizione (attraverso leggi che fissano soglie) a penalizzare determinate droghe, mentre ci si può sbronzare fino a strozzarsi e poi vomitare cinque volte, e poi… è nuovamente tutto a posto… e poi… di nuovo: alla salute!

Comunque, questo sviluppo della coercizione funziona innanzitutto come coercizione da parte di altri — come sviluppo del monopolio del potere statale, sviluppatosi a sua volta gradualmente in Europa attraverso scene truculente nei secoli XIV, XV e XVI — e come cosiddetta autocoercizione o autodisciplina.

Naturalmente, è spesso un posto gradevole perché uno in questo modo gode apparentemente — per così dire — di una forma di protezione.


CONTINUA » L’Accusa — Ron Leifer



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