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Il Tribunale Foucault Sullo Stato Della Pischiatria

— traduzione a cura di Tristano Ajmone & Luca Bistolfi —

La Difesa — Peter Kruckenberg

Prof. Peter Kruckenberg, M.D.
Direttore della Clinica Psichiatrica di Brema (Germania)


La situazione della difesa è in qualche modo inconsueta, ma lo è altrettanto la situazione della psichiatria in generale. Questo tribunale, cui presenziamo con grande piacere, lo vediamo anche come un’occasione d’apertura per la psichiatria, e come una possibilità di dialogo.

In questo tribunale la costellazione proposta è quella della messa in scena di un processo. Stiamo presenziando ad un processo e questo è piuttosto straordinario in quanto i suoi organizzatori sono l’accusa, i suoi promotori forniscono gli esperti. Essi sono al contempo i mediatori e i presentatori, ne costituiscono la giuria e, come vedrete, la giuria detiene una propria opinione.

Quindi, magari, è bene che chiarisca un punto fin dal principio: la psichiatria sta affrontando un arduo compito, nonostante questo ricorso — a volte inevitabilmente necessario — all’uso della forza. Non voglio proporre giustificazioni. Tra l’altro, Mr. Narr prima ha anche proceduto lungo le nostre linee. Nonostante l’inevitabile uso della forza, la psichiatria deve offrire un aiuto umano e professionale, che alla fine conduca ad un maggior grado di autodeterminazione, di soddisfazione e alla possibilità comunicativa. Questo è il compito.

E ora veniamo al mio secondo punto: l’abuso di potere e la coercizione necessaria. L’esperienza dell’abuso di potere è spesso correlata all’emergenza di una malattia mentale. E questo è il caso molto più frequentemente di quanto oggi non si creda. Probabilmente le persone assoggettate ad un abuso di potere nei primi stadi del proprio sviluppo, senza la dovuta protezione, senza comprensione e senza essere incentivate dal proprio ambiente, tendono a trovarsi in una situazione in cui soffrono interiormente di un’autobiografia incompleta, e in cui vi sono possibilità limitate di tollerare questa situazione o in cui la crescita può aver luogo solo attraverso difficoltà e in cui la vulnerabilità verso future situazioni analoghe perdura.

La psichiatria che esercita un ulteriore abuso di potere non solo è disumana, ma diviene una seconda malattia dei propri pazienti. E questo è un pericolo costante in qualsiasi tipo di psichiatria, perché la psichiatria detiene potere. Ha il potere della definizione. E questo non è solamente il caso di certe situazioni limite, in cui la coercizione può essere esercitata. È piuttosto il caso di un potere che inizia molto prima. Detiene il potere della definizione, come abbiamo già detto.

E ovviamente la psichiatria ha un ulteriore potere. Viene conferito solo a pochi istituti statali. È vero che vi è un certo grado di controllo, ma in certe situazioni sussiste la possibilità di esercitare controllo immediato o forza o pressione.

Tutto questo significa che, nella psichiatria, vi è una grande differenza di potere tra gli operatori ed i pazienti, ed è un problema molto difficile da affrontare in modo positivo, anche dall’esterno. Ma questo non significa che ciò possa essere generalizzato in assoluto.

Vi sono molte persone che lavorano nella società avendo a che fare con questo potere, in maniera estremamente sensibile e forte. La proposta di un tipo di psichiatria priva di qualsiasi coercizione o pressione sarebbe altrettanto disumana quanto l’abuso di potere in psichiatria.

E questo è il motivo per cui la protezione da (e l’aiuto contro) le espressioni della volontà del malato sono una parte necessaria della terapia in quei casi in cui un serio disturbo dell’autodeterminazione comporta considerevole pericolo.

Kate Millett: Signore, Herr Professor! Una domanda: La comprendiamo bene quando dice di non aver intenzione di abbandonare né la forza né la costrizione? Le ritiene necessarie?

Kruckenberg:

Sì, mi comprendete correttamente.

Kate Millett: Però! E lei fornisce come esempio i meravigliosi effetti della prevenzione del suicidio?

Kruckenberg:

Questo è un esempio, sì.

Kate Millett: Un tempo, quando avevo 18 anni, ero un’assistente psichiatrica. Sono stata anche un’internata e una carcerata. Ma all’epoca ero un’assistente diciottenne. Dove stavo io, avevamo una donna segregata in uno stanzino in cui sbirciavamo attraverso ad un “occhio di Giuda” (una finestrella). Era là dentro da diciott’anni. Stavano prevenendo che si suicidasse. Lei capisce che, dal momento che una persona viene dimessa, essa è libera di commettere suicidio e che in realtà possediamo almeno la nostra vita?

Kruckenberg:

Riguardo al primo punto, rispondo dicendo che questa è esattamente quella psichiatria che non è di alcun aiuto, piuttosto un secondo tipo di malattia, peggiore.

Riguardo al secondo punto, vorrei dire che in questo caso bisogna effettivamente considerare se questo paziente possa essere dimesso o quali altre soluzioni possano essere trovate.

Kate Millett: Ma se il paziente fosse in cura da voi volontariamente, allora avreste forse la responsabilità di prevenirne il suicidio, così come farebbero gli amici. Tuttavia non vi è modo di prevenire un suicidio se non coercitivamente, poiché infine la persona uscirà e se la sua tristezza o senso di disperazione — che viene spesso esasperata dalla psichiatria e dallo stigma psichiatrico; voglio dire: la psichiatria è responsabile di milioni di suicidi — ma se questa tristezza, dicevo, è così grande da trascendere il vostro potere di prevenirlo, allora essa avrà di fatto la libertà di togliersi la vita. Perciò l’intera motivazione per giustificare la coercizione nel prevenire il suicidio è sciocca e illogica. Voi non avete senso!


CONTINUA » La Difesa — Klaus Nouvertné



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