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— traduzione a cura di Tristano Ajmone & Luca Bistolfi —

La Difesa — Klaus Nouvertné

Klaus Nouvertné
Psicologo (Francia)


Per iniziare, alcune informazioni su di me. Mi chiamo Klaus Nouvertné, sono uno psicologo e uno psicoterapeuta, quindi tendenzialmente appartengo a quella che vien chiamata la “buona psichiatria”. Per me, tra l’altro, è assai comico il ruolo che devo assumere sedendo qui, dato che in genere mi trovo nell’accusa verso l’altro tipo di psichiatria, ma mi unirò al gioco. Io ho un’identità psichiatrica, e vi offro un motivo per criticarmi fin da subito: io ritengo che vi siano situazioni in cuivada esercitata la forza e mi sono anche trovato in simili situazioni. Io appoggio questo comportamento.

Ma possiedo anche un’altra biografia: quella psichiatrica. Ho lavorato come direttore di una grossa struttura di assistenza psichiatrica della comunità. Là ci imbattevamo in molti problemi circa la nostra identità — problemi che, qui, potrebbero facilmente sedurvi! So di aver fatto molte cose con una cattiva coscienza. E mi riallaccio a quanto è stato detto — e che mi appartiene — dato che anche io fui completamente costernato da ciò che generazioni di psichiatri avevano fatto prima di me. Anche io ho operato sempre nella convinzione che in vent’anni la gente avrebbe difeso ciò che facevo, e questo ha a che fare con la cattiva coscienza.

Kate Millett: Lei ha detto che quando andò da principio negli ospedali ha visto molti abusi. (Riesce a capire ciò che dico? Bene!) Mi chiedevo, cosa ha fatto quando ha visto gli abusi? e che abusi ha visto?

Klaus Nouvertné: Questa è una domanda diretta. Ho visto quegli abusi non solo allora, ma continuo a vederli anche oggi. Quindi non appartengo a coloro i quali credono che la riforma psichiatrica — o, come è stato appena detto, “il progetto di riforma” — abbia raggiunto il punto che avrebbe dovuto raggiungere. Sono persuaso di non potermi prendere la responsabilità del lavoro clinico; e a quel tempo lasciai la clinica insieme ad un cospicuo numero di pazienti. Tuttavia, fino ad oggi, ho mantenuto un profondo rispetto per quelle persone…

Kate Millett: Mi scusi, ma potrebbe semplicemente spiegare che cosa ha visto?

Klaus Nouvertné: Un comportamento basilare di mancanza di rispetto per gli esseri umani, mancanza di rispetto per l’individualità delle persone, condizione che la ricerca psichiatrica, al tempo in cui mi avviavo alla psichiatria, chiamava “condizioni indegne per l’essere umano”. Io ho visto queste condizioni ed esistevano non solo a livello base, ma anche nelle condizioni generali dei nostri luoghi.

Kate Millett: Spesso… il termine “abuso dei diritti umani” viene impiegato quando, di fatto, un termine più specifico quale “tortura”, per esempio… Sa? Vi sono molti abusi dei diritti umani: la cattiva cucina è probabilmente uno di essi. Ma potrebbe essere specifico circa i casi di abuso che ha visto?

 

Klaus Nouvertné: In quanto francese affermo con certezza che la cattiva cucina andrebbe inclusa tra gli abusi dei diritti umani, ma la psichiatria…

Kate Millett: Sia specifico!

Klaus Nouvertné: ... la psichiatria che ho visto a quel tempo puniva davvero i comportamenti indesiderati, non con la tortura, ma mettendo le persone sotto pressione o con le medicine. Forse potrei descrivervi una situazione. Penso che oggi non si riscontri più questo, ma allora ero al mio primo impiego. Mi serviva il denaro e fui assunto come guardia notturna in psichiatria. Il mio lavoro consisteva nel sedermi su di un alto podio come quello che abbiamo qui e annotare con quale frequenza la gente si rigirava nel letto di notte. Dovevo annotarlo in una lista, e poi il giorno seguente ad ognuno venivano somministrati farmaci su base individuale. Questo era un progresso perché fino ad allora in questo reparto le medicine venivano somministrate su una base collettiva. Questo significava che quando il reparto era irrequieto tutti quanti avrebbero ricevuto più farmaci. Queste sono condizioni che ho visto allora. Penso che oggi non si riscontrino più. Penso piuttosto — permettetemi di dirlo — che le violazioni dei diritti umani odierne siano molto più sottili, molto più sottili di quanto la raccolta delle prove ci porti a credere. Ma torneremo su questo punto più tardi. Ecco come penso che stiano le cose oggi.

Kate Millett: Grazie per il suo candore. L’altra domanda che avevo era: Che cosa avete fatto quando avete visto queste cose? Avete protestato? Avete… mhhhh … Io mi congratulo con quella donna che era un’infermiera perché ha smesso di lavorare in un luogo di segregazione, dove imprigionavano bambini piccoli. Anche voi probabilmente avete smesso di lavorare in questo posto. Ma avete in qualche modo protestato apertamente?

Klaus Nouvertné: Sì, l’ho fatto. Ma questo non dovrebbe candidarmi per la santificazione. Ho preso la decisione per me stesso. Con il mio carattere non avrei mai potuto resistere a lungo in questo istituto psichiatrico di ricovero, non avrei mai potuto intraprendere questo sentiero, che sarebbe finito nel fallimento, che mi avrebbe distrutto. Questo è il motivo per cui ho lasciato questa clinica.

Non ho detto questo, ho detto invece che ho sempre rispettato coloro che hanno intrapreso quel sentiero. Anche quando ho lasciato la psichiatria, vi erano ancora pazienti in questa clinica e vi erano pazienti che necessitavano di urgente aiuto. Penso questo ancora oggi, e non ho mai perso il rispetto per quelle persone, che sono impegnate in un nuovo modo di agire in psichiatria. So però che questo non è il mio cammino, e che non avrei mai potuto seguirlo.

Kate Millett: La ragione per cui porgo questa domanda è che, dall’interno della psichiatria, giunge così poca critica e che è in ballo il posto di lavoro di tutti. Perciò non protestano molto spesso, neanche quando vorrebbero. Conosco un’infermiera che è costretta a somministrare elettroshock qui a Berlino. Ella ha discusso continuamente con i dottori. In fondo questa è una forma screditata di… chiamarla “cura” è assurdo. È una forma di aggressione come la tortura, e come tale è percepita dalle sue vittime. Ma questa donna può dire ai dottori che la disapprova, ed essi non contesteranno la sostanza della questione con lei, non discuteranno mai lo shock. E il massimo che lei possa ottenere è essere esonerata dalla partecipazione, in modo che si veda come, di fatto, vi sia una specie di circolo vizioso del silenzio all’interno della professione.


CONTINUA » Deposizione dell’Esperto — Georg Bruns



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