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Freud, la Psicanalisi, la Càbala ed il B’naï B’rith

— di Emmanuel Ratier —


Il presente capitolo è tratto dal libro Misteri e Segreti del B’naï B’rith di Emmanuel Ratier, edito nel 1995 dal Centro Librario Sodalitium, Loc. Carbignano 36, 10020 Verrua Savoia (To),  Tel. 0161.839.335, Fax 0161.839.334.

http://www.sodalitium.it


Vi porto la peste.

Sigmund Freud al suo arrivo negli Stati Uniti

Un discorso del Fratello Freud

“Venerabile Gran Presidente, distinti Presidenti, cari Fratelli, grazie per gli onori che mi avete tributato oggi! Voi sapete perché non posso rispondere a viva voce. Voi avete inteso uno dei miei amici e discepoli parlare dei miei lavori scientifici, ma il giudizio è difficile e forse per molto tempo ancora non formulabile con certezza assoluta. Permettetemi un’aggiunta al discorso di quel Fratello, che è anche mio amico e un medico attento (Dottor Hitschmann). Vorrei comunicarvi brevemente come sono divenuto un Fratello del B’naï B’rith e cosa ho cercato in voi. È avvenuto negli anni successivi al 1895, quando due forti sentimenti si combinarono in me per determinare lo stesso effetto. Da una parte avevo acquisito le prime scoperte sulla profondità della vita sensuale dell’uomo ed avevo visto numerosi elementi che potevano essere deludenti, che potevano addirittura spaventare molti al primo approccio. D’altra parte, la pubblicazione delle mie spiacevoli ricerche ebbe come effetto la perdita della maggior parte delle mie relazioni personali; mi sentivo messo al bando, evitato da tutti. In questa solitudine si svegliò in me il desiderio di frequentare una cerchia di uomini scelti e d’intelligenza superiore, che mi potessero accogliere amichevolmente, a dispetto della mia temerarietà. La vostra associazione mi è stata presentata come quella nella quale si trovavano uomini siffatti.

Il fatto che voi foste ebrei non poteva che essermi gradito, dal momento che pure io lo sono, e il negarlo mi è sempre parso non solo indegno ma pure insensato. Devo ammettere che quello che mi legava al giudaismo non era la fede, dal momento che sono sempre stato un agnostico (sono cresciuto senza religione, anche se non senza rispetto delle ragioni etiche della natura umana). Quale che sia il mio orgoglio nazionale, mi sono sforzato di sopprimerlo considerandolo disastroso e parziale, reso inquieto e attento all’esempio di ciò che l’orgoglio nazionale ha portato ai paesi nei quali vivono gli ebrei.

Ma vi erano altre cose che rendevano irresistibile l’attrazione verso il giudaismo e gli ebrei: molte forze di sentimenti oscuri, tanto più potenti in quanto non riducibili a parole, come la limpida coscienza dell’identità interiore, della struttura spirituale simile. Inoltre mi convinsi ben presto che dovevo solo alla mia natura di ebreo le due qualità che mi erano diventate indispensabili nel corso della mia vita difficile. Essendo ebreo mi trovavo libero da molti di quei pregiudizi che limitano gli altri uomini nell’uso del proprio intelletto e, in quanto ebreo, mi trovavo pronto a passare all’opposizione e a rinunciare a un accordo con la “maggioranza silenziosa”.

Così divenni uno dei vostri; partecipai ai vostri interessi umanitari e nazionali, mi feci degli amici tra di voi e in seguito convinsi i pochi amici che mi restavano (il Dr. Hitschmann e il Dr. Rie) ad associarsi a voi. Non è che volessi conquistarvi ai miei insegnamenti, ma in un’epoca in cui in Europa nessuno mi ascoltava, voi mi accordaste una benevola attenzione. Voi foste il mio primo uditorio.

Dopo la mia adesione, durante i primi due terzi di tale periodo, fui assiduo alle vostre riunioni e ne trassi un incoraggiamento a frequentarvi. Oggi siete stati tanto amabili da non rimproverarmi di essere stato lontano durante l’ultimo terzo di questo tempo. Il lavoro mi ha sommerso, non riuscivo a prolungare la giornata per venire alla riunione; il corpo stesso, più tardi, rifiutò di ritardare i pasti. Alla fine vennero gli anni della malattia che ancora oggi mi impediscono di essere con voi.

Non so se sono un vero Figlio dell’Alleanza, nel senso che voi intendete. Ne ho quasi dubitato, nel mio caso erano troppe le resistenze. Ma vi posso assicurare che avete significato molto per me, che avete realizzato molto negli anni in cui vi ho frequentato. Ricevete dunque, per ieri come per oggi, il mio più caloroso grazie.

Vostro, Sigmund Freud”.

Il B’naï B’rith, primo uditorio di Freud

Sigmund Freud era ammalato e, impossibilitato a muoversi, il discorso fu letto da suo fratello, Alexandre Freud, nel corso della festa data in suo onore dal B’naï B’rith in occasione del suo settantesimo compleanno (1). Il fondatore della psicanalisi era infatti membro della Loggia del B’naï B’rith di Vienna, suo elemento essenziale dunque, come vedremo, e tuttavia totalmente misconosciuto. Dai documenti che abbiamo potuto consultare, pare che il B’naï B’rith abbia ricevuto da Freud un apporto essenziale sia nella creazione del gruppo psicanalitico che nel suo sviluppo mondiale. Appena un anno dopo la fondazione della Loggia Vienna del B’naï B’rith di Vienna, Freud, che aveva allora quarantuno anni ed era professore della facoltà di neuropatologia, fu iniziato “nella comunità fraterna” il 23 settembre 1897. In quell’anno Freud era ancora ai primi timidi inizi delle sue ricerche, avendo appena incominciato a sviluppare le sue teorie sulla psicanalisi, teorie che avevano poco eco e considerazione nella scuola di medicina dell’epoca. Gli argomenti usati contro Freud derivavano in parte dall’ostilità della Scuola medica viennese, ultra conservatrice, a qualunque novità ed in parte dall’origine ebraica dello stesso Freud che ha certamente giocato un ruolo nella resistenza e nel rifiuto del suo insegnamento.

Nato il 6 maggio 1856 a Freiburg (Moravia), Freud venne bambino a Vienna dove effettuò i suoi sei anni di liceo come “primus” (premio d’onore). Entrato all’università nel 1875 all’età di diciassette anni, dal 1876 al 1892 lavorò all’Istituto psicologico di Brucke. Avendo ottenuto il dottorato in medicina universitaria nel 1881, divenne professore incaricato di neuropatologia nel 1885 (a ventinove anni), prima di partire per Parigi, con il Professor Charcot, e poi per Berlino con il Professor Baginsky e prima di ritornare a Vienna, dove lavorò all’Istituto del Profesor Kassowitz. Nel frattempo, nel 1886, si era sposato. Nel 1891 Freud pubblicò il suo libro sulle paralisi cerebrali dei bambini, con la collaborazione del Dr. Oskar Rie che diventerà lui pure un B’naï B’rith.

Nel 1895 cominciarono ad apparire i suoi primi studi e le prime pubblicazioni in collaborazione con il Dr. Josef Breuer. Nello stesso anno apparvero i suoi primi studi sull’isteria.

Freud fu cooptato dal Fratello Edmund Kohn, con il quale aveva avuto discussioni all’atto della creazione della Loggia Vienna (3). Il 7 dicembre 1897 pronunciò la sua prima allocuzione non, come avrebbe voluto la tradizione, sulle sue “impressioni d’iniziazione”, ma sull’interpretazione dei sogni, lavoro psicanalitico che sarebbe continuato in seguito. Edmund Kohn riporta: “Dal principio alla fine tutti furono presi da una particolare attenzione alle parole di Freud che ci spiegava i risultati dei suoi studi in quel momento, non solo in maniera elaborata, ma in modo che tutti potessero capire. Dal momento che Freud è un ebreo coscienzioso, si è messo, fin dal primo giorno, a completo servizio della loggia. (...) La sua parola piacevole, il suo modo di esporre con chiarezza anche i temi più difficili, la sua immensa cultura generale e — last but not least — il tema stesso della conferenza, gli valsero il consenso generale. Freud è, si può dire, un fanatico della verità. Egli si sforza di essere totalmente vero, verso se stesso e verso gli altri. È quindi naturale che una sua conferenza fosse sempre una festa per la Loggia e che applausi tumultuosi, che non accennavano a finire, gli esprimessero la venerazione, l’amore e la riconoscenza dei Fratelli”. Questo intervento sull’interpretazione dei sogni è essenziale: si tratta della prima presentazione conosciuta, davanti a un pubblico scelto, del fondamento della psicanalisi, lo svelamento della “chiave dei sogni”, tema caro alla càbala come vedremo più avanti.

Nel 1926 il B’naï B’rith si fece vanto dell’appartenenza di Freud all’ordine dopo che questi aveva ammesso la sua affiliazione in forma quasi pubblica (4): “Le dottrine psicologiche stabilite da Freud sono state proclamate per la prima volta davanti a un uditorio del B’naï B’rith”. Oggi sappiamo che Freud ha appartenuto all’Ordine per quattro decenni e che per lunghi anni ha partecipato “in modo molto attivo alla vita delle logge”. Nei primi dieci anni non perse praticamente mai una riunione, partecipando attivamente ai lavori e alle discussioni del Comitato della Loggia (la sua struttura direttiva). Per lunghi anni appartenne al Comitato degli interessi intellettuali della Loggia e ne fu anche presidente, così come al Comitato della Pace e al Comitato per le Ricerche. Ogni anno pronunciava almeno un discorso su di un soggetto specifico. In seguito alla sua malattia e divenuto nel frattempo mondialmente celebre, gli divenne più difficile rimanere altrettanto attivo come nei primi anni della sua adesione. Tuttavia, nel 1928, dopo undici anni d’assenza, Freud si presentò di nuovo alla tribuna della loggia. La sua conferenza, come testimoniano gli atti, verteva su La superstizione presso gli ebrei. Disgraziatamente il testo non è stato conservato, così pure come i precedenti. Si sa tuttavia che la maggior parte di essi fu “riciclata” negli ulteriori libri di Freud (4). Se ne conservano però i titoli. Essi vertono per esempio su La vita spirituale del bambino (1900), Fecondità di Zola (1900), Finalità e mezzi dell’Ordine del B’naï B’rith (1901), La situazione della donna nell’ambito della nostra vita di loggia (1902), Hammourabi (1904), La Psicologia al servizio del Diritto (1907), Il battesimo dei bambini (1908), Il problema di Amleto (1911), Cos’è la psicanalisi? (1911), Noi e la morte (1915), La Révolte des anges (in francese nel testo, 1916), Fantasia e arte (1917).

In seguito, il B’naï B’rith di Vienna non cesserà mai di sostenere l’opera del suo illustre membro come testimonia lo stesso Ordine: “Dopo che, alla fine della seconda guerra mondiale, nel 1945, la vita ebraica si riorganizzò a Vienna, il B’naï B’rith fu riattivato nel 1960 con la Loggia Zwi Peretz Chajes. Ci si accorse con dolore che il pensiero del grande Fratello B’naï B’rith Freud era quasi completamente dimenticato a casa sua, nella sua città. La sua eredità era conservata solo dalla piccola cerchia degli psicanalisti dell’Associazione psicanalitica Viennese. Ecco perché il B’naï B’rith si assunse l’onere di rendere possibile la rinascita di Freud in Austria, dato che, per noi, Freud non è solo un grande ricercatore ma anche l’ebreo che, lontano da ogni legame confessionale e anche in conflitto con ogni religiosità, è stato comunque un ebreo cosciente e fu un fiero B’naï B’rith”. Il Presidente dell’Ordine del B’naï B’rith, il Dr. William Wexier, accompagnato dal Presidente per l’Europa del B’naï B’rith, George Bloch, dal Dr. E. L. Ehrlich dal Dr. Herz, furono invitati due volte dal governo austriaco per fissare le modalità della creazione di una società Sigmund Freud. I “numerosi sforzi del Fratello Otto Herzt” permisero di conseguire un successo definitivo nel 1969: la fondazione, a Vienna, della succitata associazione presieduta dall’austro-americano Frederick Haker, lui pure fratello del B’naï B’rith. La società guadagnò alla propria causa la figlia di Freud, Anna, che viveva a Londra. Nulla fu trascurato, il B’naï B’rith viennese restaurò pure la tomba dei genitori di Freud al cimitero centrale di Vienna. Fu allora che Anna Freud soggiornò a Vienna, nel giugno 1971, in occasione del Congresso mondiale di psicanalisi, nel corso del quale fu lanciata ufficialmente la Società Sigmund Freud, nella Berggasse. La figlia di Freud offrì una parte della biblioteca personale del padre e degli oggetti personali in suo possesso. Si recò pure alla sede del B’naï B’rith per tenere una conferenza. Il 17 marzo 1975, durante una seduta generale, il B’naï B’rith fu proclamato ufficialmente membro della Società Sigmund Freud. Il fine era raggiunto: “Quando si dice Vienna, si pensa automaticamente a Freud (5)”. È curioso notare che Freud abitava al n° 6 della Berggasse mentre al n° 19 abitava Theodore Herzl, il padre del sionismo (che fu difeso dal B’naï B’rith). Freud era al corrente di tutte le tesi sioniste, e le appoggiava, come risulta dalla lettera che inviò per un rendiconto, nel settembre 1902 insieme al suo libro L’interprétation des réves, a Herzl, incaricato della rubrica letteraria della Neue Fraie Presse.

Nel 1925 Freud doveva inviare ugualmente un esemplare stampato a parte della sua autobiografia a Lord Balfour, in seguito al suo discorso in occasione dell’inaugurazione dell’Università di Gerusalemme. Da allora, sarà regolarmente in contatto con diverse organizzazioni sioniste come la Karen Ha-Yesod o la Kadima, di cui suo figlio Martin sarà membro. Sigmund Freud stesso ne diverrà membro onorario nel 1936. I suoi figli saranno profondamente sionisti: il figlio Ernst Freud, divenuto architetto, andrà in Palestina nel 1927 per costruirvi la casa di Haim Weizmann. Nel 1924 un primo psicanalista, Moshe Har-Even, s’installa a Tel-Aviv. Nel 1933 si crea la prima società psicanalitica della Palestina, con Max Eitingon, intimo di Freud, che a partire dal 1926 presiederà la prestigiosa Associazione internazionale di psicanalisi. Uomo dalla doppia vita, Max Eitingon era contemporaneamente una spia al servizio della G.P.U., la polizia segreta sovietica. Nato in Russia nel 1891, era in effetti fratello di Leonid Eitingon, alto responsabile del G.P.U., meglio noto col nome di generale Kotov. Inviato da Stalin, lo stesso Kotov si recherà in Messico dove, divenuto l’amante di Carridal Mercader, ne arruolerà il figlio Ramon che sarà l’assassino di Trotski!

La psicanalisi, ultima trasformazione della cabala ebraica?

Secondo il B’naï B’rith, “Freud ha esaudito il messaggio biblico di fare qui ed ora, in tutta pienezza”. Sebbene il fatto sia sempre accuratamente taciuto dai suoi discepoli non bisogna dimenticare che Freud provava una straordinaria attrazione per le pratiche magiche e occulte (6). Noi non ci abbandoneremo qui né a una difesa apologetica né a un attacco virulento della psicanalisi come scienza medica o falsa scienza, ma tenteremo piuttosto di mostrare i rapporti tra gli aspetti “mistici”, “magici” e “religiosi” della psicanalisi, della filosofia ebraica e tra l’insegnamento del B’naï B’rith. Non bisogna dimenticare che, come rivelato da Emil Ludwig, Freud arriverà fino a creare praticamente il suo ordine personale segreto, analogo a quello delle fraternità massoniche, con riunioni e linguaggio pure segreti. Una foto di questa “loggia” o, se si preferisce, “cenacolo”, fa parte delle collezioni del palazzo della Scoperta. Vi si vedono Otto Rank, Karl Abraham, Max Eitingon, Ernest Jones, Sandor Ferenczy, Hans Sachs, tutti discepoli tardivi, dopo la rottura di Carl Gustav Jung, Alfred Adler, Wilhel Stekel ecc. Nel 1920 sei dei suoi discepoli ricevettero dal maestro un anello rituale, con un castone d’agata a zone concentriche, di colore scuro.

Molti apporti inattesi hanno nutrito le ricerche di Freud. Ad esempio, negli anni intorno al 1880, Freud fu in rapporto regolare (7) con Adolph Jellinek, “il più grande dei predicatori ebrei moderni” che predicò a Vienna fino alla sua morte, nel 1883. Aveva pubblicato numerose opere sulla cabala e la mistica cabalistica. Altro ispiratore di Freud, il Dr. Wilhelm Fliesse, con il quale il nostro intratterrà un’importante corrispondenza dal 1887 al 1901. Fliesse era un ardente seguace della numerologia. Per lui, il ciclo maschio era di 23 giorni e quello femmina di 28. La morte di Goethe era avvenuta al 30156° giorno della sua vita, cioè 1077 cicli di 28 giorni... femminili (tipo di bisessualità). “Goethe è morto quando il 1077° mestruo femminile ha consumato l’ultima particella della sua meravigliosa costituzione”. Solo tardivamente, dopo diversi anni, Freud finì per “essere costernato per le stravaganze scientifiche di Fleiss” e cessò le relazioni con lui, sebbene gli avesse pubblicato, nel 1887, un’opera assai “particolare” che studiava la relazione tra il naso e gli organi sessuali femminili.

In un saggio appassionante che conclude uno studio meticoloso e approfondito, l’americano David Bakan conclude che “il freudismo è una trasposizione della mistica ebraica” un “travestimento laicizzato” della stessa. Secondo questo studioso, che evoca “l’ipotesi molto convincente” di “un patto con il diavolo (...) Freud passò tutta la sua vita in un ghetto virtuale, un mondo composto quasi esclusivamente da ebrei”. Allo stesso modo, Manes Sperber (8) descrive la psicanalisi come “la trasposizione psicologica dell’Antico Testamento”; Marthe Robert, in un saggio penetrante, vede, nella sua opera “in qualche modo l’ultimo, in ordine di tempo, commento al Talmud”. Quanto a Percival Bailey, vede in Freud un “rabbino laico” (9). Un altro specialista, il professor Baruk, pur ostile al freudismo, arriva a un’identica conclusione, stimando che la psicanalisi sia “più una religione che una scienza. Essa ha i suoi dogmi, i suoi riti e soprattutto la sua interpretazione quasi mistica e, in ogni caso, assai poco controllata. È proprio della scienza far passare l’ipotesi al vaglio del fuoco della verifica. Nella psicanalisi l’ipotesi, vale a dire l’interpretazione fornita dal suo autore, il medico, deve essere controllata tramite i risultati terapeutici. Ora, su questo piano, si hanno dei risultati assai magri. Si conoscono ben pochi casi di ossessione guariti dalla psicanalisi, malgrado l’intensa propaganda dei suoi discepoli (10)

La chiave dei sogni, aspirazione dei maghi

Come scrive il Dr. F. Pasche, che ha curato la prefazione di Bakan “per Freud il super-io aveva un volto, quello di Mosè, e un linguaggio, quello dei divieti e delle ingiunzioni del decalogo. Non è forse il dogma cabalistico di una energia divina, creatrice, sessualizzata, all’origine del concetto di libido? Non è la stessa cosa per le nozioni freudiane d’istinto della morte, secolarizzazione dello spirito del Male — di bisessuallità — il Dio della Cabala è bisessuale — dell’incesto come crimine mitico, dell’assimilazione della conoscenza all’incesto ecc”.

Mistica ebraica, Cabala, numerologia: termini poco correnti ai giorni nostri per abbordare la psicanalisi, ma essi erano normali negli anni venti e trenta. In effetti, cos’è la Cabala se non lo studio simbolico delle cifre e delle lettere? Cos’è la psicanalisi se non una spiegazione simbolica delle cifre e delle lettere, l’interpretazione dei sogni, la Traumdeutung (la famosa “Chiave dei sogni” aspirazione dei maghi cabalisti)? Questa analogia non doveva sfuggire al B’naï B’rith che prese ben presto le difese di Freud e rese popolari le sue teorie anche quando la sua appartenenza all’Ordine non era di pubblico dominio. Lo specialista accreditato delle teorie per conto del B’naï B’rith fu A. A. Roback che consacrò alla psicanalisi tutta una serie di articoli (11). I titoli sono particolarmente rivelatori. La psicologia freudiana e i commentatori ebrei della Bibbia, La psicologia dei proverbi yiddish, Gli ebrei hanno un complesso d’inferiorità?, Freud, Chassid o Umanista?, La psicanalisi è un movimento ebraico?

Il suo articolo Chassid o Umanista? è del più alto interesse. Ricordiamo che il termine chassidismo o hassidismo viene dall’ebraico Hasidim, uomo pio. Originariamente designava la corrente degli ebrei conservatori della Palestina che si opposero all’influenza ellenistica nella legge ebraica. Erano i precursori diretti dei Farisei. Nota Michel Mourre (12): “L’hassidismo moderno nacque in Polonia all’inizio del XVIII° secolo, dietro l’impulso di Israél Baal Shem Tov (1700-1760). Movimento essenzialmente mistico, opponeva al razionalismo talmudico il primato della vita interiore e l’aspirazione all’unione d’amore con il Dio salvatore. Considerato eretico dai talmudisti, l’hassidismo ha tuttavia rinnovato profondamente la vita religiosa delle comunità ebraiche della Polonia e della Russia. Il grande rappresentante di questo movimento nell’epoca contemporanea è stato il filosofo israeliano Martin Buber”.

Il Fratello Roback constata che “non è assolutamente certo che Freud sia stato allevato in un’atmosfera cassidica o che la conoscenza intima del cassidismo prevalesse talmente nell’ambiente ebraico austriaco da permettere l’emergere del suo sistema psicologico. Ciò che si può dire in maniera certa è che Freud può essere visto come un cassid nella storia della psicologia moderna (...) Non solamente perché egli si lega al cassidismo per i suoi interessi umanisti (...) ma anche per l’afflato mistico che pervade la sua dottrina (...). Sotto molti punti di vista, il metodo freudiano, particolarmente nella sua fase culminante, è una forte riminiscenza del simbolismo che sottende tutta la filosofia cabalistica. L’importanza data agli elementi femminili e maschili, i giochi con i numeri, l’uso di ogni sorta di simboli per adattarsi ai casi particolari e numerose altre indicazioni hanno la loro controparte nella psicanalisi (...). (...Come spiega lo stesso Freud, in sostanza) è impossibile pensare a un numero o anche a una parola in modo totalmente libero. Se si giunge a esaminare precisamente il processo di formazione volontario, si può sempre provare che esso è stato strettamente determinato”. Roback tratteggia allora, in maniera complessa per i neofiti, i rapporti tra i ricercatori freudiani e gli schemi d’analisi dei commentatori biblici, cabalisti e mistici. “Se vi si domanda un numero a caso e voi rispondete 37.826, Freud risponderà che vi è un motivo segreto, una ragione nascosta perfino a voi stessi, che vi ha determinati a dare quel numero e non un altro. (Tuttavia) il determinismo sembra essere la base teorica dei commenti sulla Bibbia secondo griglie simboliche o mistiche. Per molto tempo mi sono posto il quesito di sapere da quali meandri era sorta la quadrupla interpretazione delle Scritture come PaRDeS (Pshat, Remez, Drush, Sod) che comprendono i significati letterali, simbolici, retorici e mistici (...) In altri termini, viene attribuito un certo significato alla posizione delle lettere in una parola o di una parola in un versetto. Così le lettere finali delle prime tre parole della Bibbia compongono la parola Emeth (Verità) dando il significato che il mondo è stato creato attraverso il prisma della verità. (...) Il fatto che la Bibbia cominci con un Beth e non un Alpeh, la prima lettera dell’alfabeto, porta allo spirito fertile del rabbino Jacob Ben Asher (un grande cabalista) nuove rivelazioni. Le migliaia e migliaia di equazioni aritmetiche (gematria), degli anagrammi, degli acrostici e delle estensioni supplementari (notarikon) che il rabbino e gli altri membri della sua scuola sono riusciti a fare uscire dalla Scrittura e a manipolare per farli concordare con i loro scopi esegetici, rivelano che essi erano dei geni nei problemi di calcolo. Freud e i suoi collaboratori non hanno usato un metodo tanto elaborato quanto la matematica. simbolica dei cabalisti, i quali hanno sviluppato un gran numero di codici che non offrono altra garanzia che quella in materia di analogia (...). Infatti Freud non ha aderito a un sistema fisso di regole per l’analogia dei numeri ma le possibilità di manipolazione sorpassano tutto ciò che i commentatori ebrei mistici avevano offerto fino a quel momento. (...) Bisogna ammettere che quando si confrontano le manipolazioni dei numeri fatti dai commentatori ebrei con le congetture stravaganti dei ricercatori della Zentralblatt für Psychoanalyse, fondata da Freud, i primi paiono uomini di buon senso”.

In un altro testo Roback nota che la facoltà d’interpretare i simboli è “una caratteristica, una costante, dello spirito ebraico”. E aggiunge: “I Profeti hanno usato un simbolismo drammatico nelle loro esortazioni precise e il Talmud è pieno delle interpretazioni delle Scritture mentre la Cabala è un’interpretazione dei simboli mistici. Tuttavia i successi di Freud non sono dovuti solamente a questa qualità (...). Benché la psicanalisi contenga globalmente una tendenza mistica, vi si possono distinguere due diverse tipologie. Una è incline al realismo e al concreto, l’altra è dipinta dei colori dell’astrazione e tende all’indicibile e all’invisibile”.

Il lato ebraico della psicanalisi

Ecco perché, per il Fratello A. A. Roback, come in seguito per altri commentatori, l’influenza ebraica apparirà onnipresente nell’opera di Freud e la psicanalisi sarà vista, per dirlo chiaramente e senza nessun intento peggiorativo, come una scienza ebraica: “Certi autori non esitano a dire che la psicanalisi ha una ispirazione ebraica determinata dai precedenti razziali del suo fondatore. Da parte mia, credo che vi sia una gran parte di verità in questa affermazione”. Freud stesso lo doveva dichiarare: “Solamente un ebreo poteva creare la psicanalisi”. In uno degli Almanacchi dell’Associazione internazionale di psicanalisi Freud, che per lungo tempo rifiutò di riconoscere l’apporto culturale ebraico alla sua dottrina, ha spiegato i suoi rapporti col giudaismo: (13) “Il fatto di aver sempre rifiutato di rinnegare le mie origini ebraiche ha largamente pesato sull’antipatia che la psicanalisi ha incontrato nel mondo. Sebbene tale riserva non sia mai stata fatta esplicitamente, è disgraziatamente certo che la mia giudaicità non è stata priva di effetti. E il fatto che il primo avvocato della psicanalisi sia stato un ebreo non è certo un caso fortuito. Per scoprire e divulgare teorie nuove bisogna essere certi di sopportare l’isolamento e l’opposizione. Un gran numero di ebrei è più familiare di molti altri con questo tipo di attitudine”.

Come è stato perfettamente spiegato da Marthe Robert, la sopravvivenza ebraica si è lungamente basata sulle yeshivot, scuole delle piccole città dell’Europa centrale dove gli allievi seguono gli studi talmudici e consacrano tutto il loro tempo allo studio e alla discussione dei libri santi. Da queste scuole uscirono, alla fine del XIX secolo, persone avvezze alla discussione, abili nell’analisi più rigorosa dei testi, allenate ai dibattiti più serrati. “Fornirono alla rivoluzione (marxista) una gran parte dei suoi quadri intellettuali, quelli dialetticamente meglio armati (14)”. Ricordando questa storia, Marthe Robert, interprete quasi ufficiale di Kafka, nota che la psicanalisi ha conosciuto una diffusione sensibilmente identica; ecco senza dubbio perché la diffusione originaria della psicanalisi fu realizzata largamente da psicologi ebrei: “Tutti i più brillanti discepoli di Freud che hanno apportato dei contributi originali alla psicanalisi erano ebrei, con la sola notevole eccezione di Jung” nota Roback, rilevando tuttavia che vi erano “alcuni Gentili nel movimento”. Tra gli psicanalisti d’origine ebraica spiccano i nomi di Alfred Adler, Wilhelm Stekel, Max Kahane e Rudolf Reitler. Furono loro a formare il primo nucleo viennese nel 1903. Vi si aggiunsero Fritz Wittels, Hans Sachs (coeditore della rivista psicanalitica Imago), Karl Abraham (che fu presidente dell’Associazione internazionale di psicanalisi), il tedesco Simmel, l’ungherese Sandor Ferenczy (che fu presidente dell’A.I.P), Otto Rank, l’americano Brill (primo presidente dell’Associazione americana di psicanalisi), Herbert Silberer, Sadger, Federn, Storfer, Reik, i russi Luria e Wulff, il polacco Jekels, l’italiano Levi-Bianchini ecc.

D’altra parte, il primo luogo in cui s’impiantò la psicanalisi, fuori dell’Europa, fu la Palestina. A partire dal 1922, si formò un “circolo di devoti” che comprendeva il Dr. Eder, il Dr. Bergmann, direttore della biblioteca dell’Università ebraica, il Dr. Aryeh Feigenbaum, primario oculista all’Ospedale Rothschild. Come notava nel 1924, l’International Journal of Psychoanalysis: «In certi quartieri, specie in quelli che comprendono giovani immigrati, vi è una tendenza a introdurre una pretesa psicanalisi, senza precauzione alcuna, in forma volgarizzata e “alla moda”».

In seguito Freud doveva impegnarsi volontariamente a minimizzare tale compenetrazione giudaica della psicanalisi. Fritz Wittels, psichiatra ebreo austro-ungarico, allievo di Wilhelm Stekel, autore di una delle primissime biografie di Freud, riporta un avvenimento poco conosciuto che avvenne a Norimberga nel 1910, durante il secondo congresso psicanalitico. Diversi discepoli ebrei presero molto male l’elezione di Gustav Jung alla presidenza del Movimento psicanalitico, essa aveva provocato in particolare il vivo malcontento dei discepoli viennesi i quali sospettavano Jung di antisemitismo. «Il pomeriggio di quel giorno memorabile, gli analisti viennesi tennero una riunione privata al Grand Hotel di Norimberga per discutere di questa oltraggiosa situazione. Improvvisamente apparve Freud, che non era stato invitato. Era da molto tempo che non appariva così eccitato. Disse: “La maggior parte di voi è ebrea e per questo siete inadeguati a procurare amici alla nuova scienza. Gli ebrei devono contentarsi del ruolo modesto di preparare il terreno. È assolutamente essenziale che io possa allacciare legami in seno alla comunità scientifica. Ci sto lavorando da anni e sono stanco dei continui attacchi nei miei riguardi. Siamo tutti in pericolo”. Prendendo il suo cappotto per il bavero esclamò ancora: “Non mi lasceranno neppure un cappotto sulle spalle. Gli Svizzeri ci salveranno — mi salveranno e tutti voi con me”». Di lui si conosce anche un altro testo: “Da parte mia, sono guarito da ogni commistione preferenziale per gli Ariani. Siamo e restiamo ebrei gridò a Sabina Spieliern, ex amante di Jung gli altri non faranno altro che servirsi sempre di noi senza mai né comprenderci né rispettarci”.

L’alleanza con Mosè, chiave di Freud e... del B’naï B’rith

Freud, pur dichiarandosi ateo, svela apertamente le sue tendenze mistiche, le sue aspirazioni religiose e i suoi fantasmi biblici principalmente nel suo ultimo libro a lungo ignorato, tanto è “imbarazzante“: L’uomo Mosè e la religione monoteista (Londra, 1939). Ci basti leggere la brillante analisi di Yosef Yerushalmi, uno dei più celebri storici del giudaismo: “Questa asprezza nel togliere carattere alla propria religione ebraica dovrebbe svegliare i nostri sospetti. Essa è il segno della rivolta contro un attaccamento un tempo potente”. Sfidando l’archeologia, e la storia delle religioni e delle mentalità, Freud, tornato allo studio della Bibbia all’età di settant’anni, costruisce un vero romanzo attorno alla figura di Mosè. “L’opera era incredibile: utilizzava fonti di fantasia, si appoggiava su ipotesi discutibili e sfiorava a volte il delirio interpretativo” (15). Per Freud, auto-consacratosi papa della psicanalisi, il monoteismo non è un’invenzione ebraica ma trova le sue sorgenti in Egitto, dove fu un tempo religione di Stato (il culto del dio solare Aton del faraone Amennotepe IV), prima di essere rigettata dal popolo con la violenza. Mosè si mise a capo di una tribù semita, introdusse la circoncisione, pratica che era destinata a instillare il principio di elezione (popolo eletto). Rifacendosi alla tesi erronea di Ernst Sellin, autorità in archeologia biblica, che ammetterà in seguito il suo errore, Freud afferma che i discepoli di Mosè si ribellarono e lo uccisero. Le generazioni seguenti rimossero l’omicidio. Tuttavia gli israeliti conservarono un unico Dio, Yahvé in luogo di Aton, perché influenzati dall’intransigente dio-vulcano dei madianiti che aveva un sacerdote chiamato pure lui Mosè. Questo omicidio di Mosè è, per Freud, la riedizione dell’omicidio arcaico del padre, tema di Totem e Tabù (1915), eredità della tesi/favola darwiniana dell’“orda primitiva”: la civilizzazione sarebbe nata quando i figli uccisero il padre che possedeva tutte le donne, rinunciando in seguito all’incesto e il cui ricordo si conserva nelle mense totemiche. Sappiamo ormai che Freud fu, per tutta la vita, affascinato da Mosè arrivando perfino a identificarsi varie volte con lui. Come Mosè l’egiziano che portò il monoteismo agli ebrei, l’ebreo Freud è il “Grande Straniero” che ha generato la psicanalisi e l’ha fatta conoscere agli uomini. Altro tratto comune: Mosè fu ucciso dai suoi discepoli e Freud fu tradito dai suoi, Adler, Jung ecc.

“II fatto più strabiliante rimane quello che Freud, mentre sgiudaizzava Mosè, assegnava al sentimento della giudaicità, inteso come appartenenza e al tempo stesso dissidenza, una posizione di eternità. Freud approvava questo sentimento per il quale un ebreo resta sempre ebreo nella sua soggettività, anche se è divenuto incredulo, e non esitava ad assimilarlo a un’ereditarietà filogenetica: oggi si direbbe “patrimonio genetico”. In altre parole, contro tutta l’evoluzione della scienza della sua epoca e contro il suo stesso percorso anti-ereditario, egli si appoggiava alla tesi lamarckiana dell’eredità dei caratteri acquisiti, per annunciare al mondo che il sentimento di giudaicità è trasmissibile di generazione in generazione tramite un “inconscio ereditario” di cui il meno che si possa dire è che non è freudiano (15)”. Come riportato da Yerushalmi, il cerchio doveva essere chiuso dalla figlia di Freud, Anna, che nel 1977, in occasione dell’istituzione, all’Università ebraica di Gerusalemme, della cattedra Sigmund Freud, suscitò qualche commento con la sua rivendicazione del titolo di “scienza ebraica” come punto di onore della psicanalisi.

Una piccola obiezione agli esegeti freudiani, in ispecie a Yerushalmi: perché Freud si è interessato a Mosè? Non sarà per caso a causa del fatto che i B’naï B’rith, letteralmente i figli dell’Alleanza, si riferiscono a due alleanze particolari, quella con Abramo e quella del popolo eletto con Mosè, che ricevette le tavole della legge sul monte Sinai, stabilendo con ciò un patto di Alleanza tra le tribù d’Israele dando così vita ai Figli dell’Alleanza...?


Note

  1. Sempre passato sotto silenzio negli studi psicanalitici, il discorso di Freud è apparso per la prima volta nel giornale mensile del B’naï B’rith della Cecoslovacchia nell’aprile del 1926.

  2. Molti elementi storici contenuti in questo capitolo provengono da un documento interno del B’naï B’rith, firmato dal Fratello Otto Herz ed edito dal B’naï B’rith di Vienna in occasione della fondazione della prima Loggia avvenuta ottant’anni prima (1895-1975). Le citazioni senza riferimento sono estratte da tale documento. Si consulti anche Der Bund B’naï B’rith and seine Bedeutung für das österreichische Judentum, Alexander Hecht, Vienna 1914.

  3. In seguito Freud, dal 1901 al 1902, doveva partecipare alla fondazione della seconda Loggia del B’naï B’rith di Vienna, la Loggia Harmonie. Il B’naï B’rith non poté mai radicarsi in Austria allo stesso modo che in Germania a causa dell’ostilità senza esitazioni del clero cattolico, fortemente antimassone. È per questo che la Loggia di Distretto venne costituita a Praga nel 1889, sotto la direzione del Dr. Poppers. Fu solo dopo la dissoluzione dell’Impero e con i trattati seguiti alla I Guerra Mondiale che il XII Distretto si stabilì a Vienna, il 15 novembre 1922. Il B’naï B’rith si era comunque già impiantato in Austria sotto la copertura dell’associazione umanitaria Austria. Nel 1894 era stata fondata clandestinamente una Grande Loggia sotto la insospettabile denominazione di “associazione umanitaria”. Nel gennaio 1928 (Judische Lexicon) il Distretto austriaco contava sei Logge e 894 fratelli con a capo il Gran presidente Edmund Kohn di Vienna.

  4. B’naï B’rith Magazine, luglio 1926.

  5. Discorso del Presidente della Loggia Zwi Peretz Chajes, Friederich Wiesel, 1984.

  6. Su questi aspetti, legami con il giudaismo, la càbala e il sionismo come pure per gli ulteriori sviluppi su Mosè, si consulti in particolare L’Homme Moïse et la religion monothéiste. Trois essais. Sigmund Freud, Gallimard 1986, Le Moïse de Michel-Ange, in L’Inquiétante étrangeté et autres essais, Sigmund Freud, Gallimard 1985, Freud et le yiddish, le pré-analytique, Max Kohn, Bourgois, Sigmund Freud et la tradition mystique juive, David Bakan, Payot 1977, D’Œdipe a Moïse: Freud et la conscience juive, Marthe Robert, Calmann-Lévy 1972, Un juif sans Dieu. Freud, l’athéisme et la naissance de la psychanalyse, Peter Gay, PUF 1989, Sigmund, fils de Jacob; Un lien non dénoué, Marianne Krull, Gallimard 1983, Freud et la relation judeo-allemande, Philippe Simonnot il Les temps modernes, aprile 1993, Le Moïse de Freud, judiisme terminable et interminable, Yosef Hayim Yerushalmi, Gallimard 1993, Freud et le sionisme: terre psychanalityque, terre promise. Jaquy Chemouni, Solin 1988. E, con riserva, Joie de la Qabalah, Kabbale de mort, Jean G. Bardet, Maloine S.A. Editeur, 1979. Sulla Cabala, vedere Charles Mopsik, Les grands textes de la Cabale. Les rites qui font Dieu: pratiques religieuses et efficacité théurgique dans la Cabale, des origines au milieu du XVIII siècle, Verdier, 1993.

  7. Jewish Encyclopedia.

  8. Le talon d’Achille, Calmann-Lévy, 1957.

  9. Sigmund le tourmenté, Table Ronde, 1972.

  10. Des hommes comme nous Laffont.

  11. In particolare B’naï B’rith Magazine, settembre 1925, gennaio 1926, marzo 1926, aprile 1926. Si consulti anche La psychanalise est-elle une histoire juive? Adélie et Jaques Rassial-Hoffenberg, Seuil 1981.

  12. Dictionnaire encyclopédique d’histoire.

  13. Nel testo, Come regolo i conti con i miei oppositori.

  14. Le Nouvel Observateur 3 giugno 1974.

  15. Libération 1 maggio 1993.


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