Il Tribunale Foucault:
La Voce Ignorata degli Utenti.
Intervento di Tristano Ajmone all’incontro DIONISO E DIESSEMME: Quali percorsi immaginare per la salute mentale del domani, oggi, tenutosi presso il Circolo Café Neruda Social Club, Torino, il 2 Dicembre 2005.
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Mi chiamo Tristano Ajmone, sono un sopravvissuto alla psichiatria, o — come spesso si usa dire — un survivor. Dall’inizio del 2005 sono presidente dell’OISM, l’Osservatorio Italiano Salute Mentale, un’associazione senza finalità di lucro, fondata da mio padre, il Dottor Claudio Ajmone, nel 2001.
Sono venuto qui, oggi, per rendervi partecipi del punto di vista di coloro che hanno subito la psichiatria — sto parlando ovviamente della psichiatria coercitiva. Ho pensato che il miglior modo per adempiere a questo mio intento fosse di presentare il video del Tribunale Foucault che recentemente io e Luca Bistolfi, un giornalista mio caro amico e collaboratore, abbiamo tradotto in italiano.
Voglio presentarvi il Tribunale Foucault con le parole dei suoi organizzatori:
Tra il primo ed il due di maggio 1998, la Libera Università di Berlino, insieme all’Associazione Irren-Offensive (l’Offensiva dei Folli), organizza a Berlino, presso il teatro Volksbühne, un Tribunale Internazionale sullo stato della psichiatria. Il Tribunale è intitolato a Michel Foucault, il filosofo francese autore della “Storia della follia nell’età classica”. La difesa e l’accusa sono costituite da accademici ed esperti, la giuria da un “gruppo di svitati”.
— introduzione al Tribunale Foucault, 1998
Thomas Szasz, Professore Emerito di Psichiatria presso la State University di New York, nonché famoso critico della psichiatria, fu uno dei sostenitori del Tribunale Foucault. Per ragioni personali non riuscì a prendervi parte,ma inviò al tribunale un suo testo d’accusa e realizzò un’intervista da annettere al video come epilogo. Nell’epilogo egli sottolinea che il Tribunale Foucault “potrebbe essere un’occasione storica. Un simile evento non ha mai trovato spazio nelle università, sino ad oggi.”
Di questi tempi — cosa insolita nella storia della psichiatria — di colpo gli psichiatri sono interessati a sentire gli utenti, e ovunque spuntano conferenze ed eventi organizzati dagli psichiatri al fine di dar voce a questi utenti. Tant’è che la World Association for Psychosocial Rehabilitation ha organizzato l’11 giugno 2005, a Milano, il Convegno Internazionale “Salute Mentale: La Prospettiva Degli Utenti.” Questo convegno fu organizzato in collaborazione con l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, un connubio che dovrebbe farvi riflettere sui conflitti d’interesse che sono in ballo in questa delicata questione.
Io ho avuto modo di partecipare alla conferenza, e devo dire sinceramente, che come tutti questi eventi organizzati dalla psichiatria, era strutturata in modo da prevenire qualsiasi intervento che potesse cambiare in modo significativo lo stato delle cose nella salute mentale.
L’idea stessa di voler promuovere la voce degli utenti ben sette anni dopo che un gruppo di ex-utenti ha condannato la psichiatria per crimini contro l’Umanità — fingendo peraltro che tale tribunale internazionale non abbia mai avuto luogo, e non invitandone i promotori — mi pare un chiaro segno dell’ipocrisia e malafede che muovono gli animi di chi promuove questi eventi — per altro spiccioli, a prescindere da quanti possano essere i partecipanti o quanto siano costati.
La mia opinione è che tali eventi servano solo a diluire il dissenso che sta montando su scala planetaria contro la psichiatria — un dissenso che mette in dubbio la legittimità della psichiatria quale scienza. La maggior parte di questi eventi sono strutturati in modo da far intervenire troppe persone, ognuna rappresentativa di un punto di vista diverso, cosicché il tempo per parlare non è mai sufficiente a rendere giustizia a nessuno degli argomenti trattati. Questo è deplorevole, poiché l’argomento centrale della psichiatria è sempre stato — e sempre sarà! — la sofferenza umana. Una sofferenza che storicamente si è tradotta in programmi d’igiene razziale, lobotomia, elettroshock, coma insulinico, docce fredde, letti di contenzione, e comunque, in ogni caso, nella privazione della libertà.
Il Tribunale Foucault, d’altro canto, fu un evento ampiamente preannunciato, e furono invitati a parteciparvi i maggiori esponenti della psichiatria ufficiale, eppure la psichiatria ha sdegnato questo evento organizzato da utenti: non vi presenziarono, né lo menzionano mai. Il punto è che il Tribunale Foucault, come potrete costatare da voi vedendone il video, solleva quelli che sono i problemi cruciali della psichiatria — i problemi a cui accennavo prima, che non trovano spazio negli eventi «pro-utenti» organizzati dalla psichiatria ufficiale (e con questo intendo dire anche quella basagliana e tutta la cosiddetta «psichiatria democratica»).
Questo evento di oggi, d’altro canto, mi pare offra uno spazio molto più concreto a questa voce degli utenti, tanto soppressa e censurata nella storia — anche dalle presunte riforme psichiatriche odierne! Certo, qui oggi non abbiamo centinaia di persone come al convegno di Milano, ma, almeno per una volta, non sono le case farmaceutiche a patrocinare il tutto, né in modo palese né in modo occulto.
Quindi, direi che questo luogo è la sede giusta per presentare il Tribunale Foucault. Nel preparare questa bozza di conferenza ho tenuto a mente che la maggior parte dei partecipanti sarebbero stati operatori dei servizi di salute mentale e sociali. Ben venga, questo è un argomento che vi tocca da vicino, quasi quanto gli utenti, poiché voi rivestite dei ruoli attivi in quella che è la macchina sociale della psichiatria. È quindi per me un onore che voi prestiate orecchio a queste mie parole.
Quali sono dunque questi punti cruciali che gli utenti da tanto tempo vogliono portare all’attenzione pubblica? I punti in questione sono davvero tanti, poiché sotto l’ombrellone della salute mentale converge una moltitudine di problematiche differenti. Ma il punto chiave è la legittimità della psichiatria come scienza.
La psichiatria non è una branca della medicina poiché le malattie mentali non sono malattie nel senso medico del termine. Non esiste una singola patologia psichiatrica misurabile attraverso test biologici (esami del sangue, ecc). Le patologie psichiatriche vengono tutt’oggi misurate attraverso l’osservazione oculare e l’interazione verbale (o peggio, spesso anche solo per sentito dire). Ne consegue che il termine «malattia mentale» non va interpretato in modo letterale, ma solo metaforicamente. Sono «malattie» nel senso che si riferiscono a persone che lamentano sofferenze dell’anima, di star male — ma anche questo, è vero solo nei casi in cui è la persona sofferente a chiedere aiuto.
La psichiatria svolge una funzione di controllo sociale per conto dello Stato, privando della libertà persone che non hanno commesso crimini, oppure scagionando persone che hanno commesso crimini, presupponenedo che fossero incapaci di intendere e volere al momento del fatto.
In entrambi i casi, la psichiatria rivela quella che è la propria funzione: la destituzione delle persone considerate scomode. Gli esempi storici sono molteplici e godono di una qual certa continuità: dallo sterminio degli ebrei, degli zingari, degli omosessuali, e di tutte le categorie socialmente indesiderate,che ebbe luogo durante il periodo nazista per mano degli psichiatri, fino all’odierna incarcerazione manicomiale di massa dei dissidenti politici in Cina, vi è un filo conduttore che unisce questi eventi: è il filo ideologico della psichiatria che passa abilmente da una cruna politica all’altra, sopravvivendo ad ogni condanna storica. La psichiatria ha servito i più brutali e disparati regimi totalitari nella storia, sbrigandone i «lavori sporchi», e, indubbiamente, oggi la psichiatria sta introducendo il totalitarismo nei paesi democratici.
Vorrei qui puntualizzare che le persone come me, che hanno elaborato i loro vissuti psichiatrici coercitivi tentando di trarne un senso ed una lezione, hanno non a caso scelto di definirsi survivors, sopravvissuti, un termine che ha chiari legami con i sopravvissuti all’Olocausto. Al Tribunale Foucault, tra i testimoni dell’accusa, vi è Elvira Manthey, una donna che riuscì a sopravvivere alla diagnosi psichiatrica di “persona antisociale” che l’aveva destinata al programma nazista di «cura ed eliminazione» presso la clinica psichiatrica di Magdeburg. Ma questo lo vedrete nel video che vi ho portato qui oggi…
Vedete, per quanto gli psichiatri odierni non si sentano legati agli psichiatri che durante il periodo nazista sterminarono ebrei, zingari, omosessuali e andicappati; noi sopravvissuti alla psichiatria avvertiamo invece un legame con queste vittime del passato. Questo vincolo è basato sul fatto che sentiamo vivamente un legame tra le nostri sorti e le sorti di quelle persone innocenti che furono sterminate da un regime medico spietato solo in virtù del fastidio sociale che esse arrecavano alla morale comune. E, consentitemi di aggiungere, vediamo in voi operatori della «salute mentale» i promotori e sostenitori dell’ideologia che ha giustificato tutto questo, e che continua a giustificare questi tipi di interventi disumani e disumanizzanti.
Gli usi e costumi linguistici della psichiatria dovrebbero invitarvi a riflettere su quanto detto. Prendiamo ad esempio la macrocategoria dei cosiddetti «disturbi della personalità»… questa è quella che nella Grammatica Trasformazionale di Chomsky viene definita una nominalizzazione — un processo dinamico, coinvolgente più parti, viene trasformato in un’etichetta vuota e statica. La domanda che dovrebbe insorgere spontanea è: “Chi disturba chi, e in che modo?”
Fino al 1973 l’omosessualità era considerata e gestita come una malattia mentale dalla psichiatria. La storia di come fu abolita la «malattia» dell’omosessualità è molto interessante e merita di essere menzionata.
Nel Maggio del 1972, uno psichiatra — indossando una maschera di Nixon ed una parrucca — presentò alla conferenza annuale dell’APA (American Psychiatric Association), tenutasi a Dallas, un discorso a nome degli psichiatri omosessuali membri dell’APA — una sorta di gruppo segreto interno all’APA che si autodefiniva la «Gay-PA». Nel discorso pronunciato da quello che passerà alla storia come «Dr. H. Anonymous», i membri della Gay-PA rivendicavano il proprio diritto ad essere omosessuali senza dover essere considerati «malati», e facevano presente che il loro numero all’interno dell’APA ammontava ad una cifra sostanziale.
Questo intervento fu motivo di scompiglio per l’APA, poiché l’omosessualità all’epoca era una patologia psichiatrica per la quale uno psichiatra sarebbe stato destituito dall’albo… l’APA si trovò a dover affrontare l’imbarazzante problema di annoverare tra i suoi membri attivi centinaia di psichiatri preposti alla cura ma che erano al contempo «malati», con l’ulteriore imbarazzo di non essersene mai accorti — la qual cosa la dice lunga sulle presunte abilità diagnostiche degli psichiatri!
A quei tempi agli omosessuali in psichiatria venivano riservati trattamenti altamente disumani — non che la privazione della libertà e dei diritti civili odierna non sia un trattamento disumano di per sé! — ma agli omosessuali internati nei manicomi venivano inflitte torture fisiche atroci — le quali, ovviamente, all’epoca venivano considerate cure.
Quindi, come fece l’APA a gestire questa imbarazzante situazione, e tutta la pressione esercitata dai vari movimenti per i diritti civili che avevano promosso l’intervento del Dr. Anonymous? Beh, non ci crederete… si riunirono e misero la questione ai voti, decidendo che tutto d’un tratto l’omosessualità non era più una malattia… e, di colpo, gli omosessuali tornarono ad essere delle persone «sane», libere e con pieni diritti civili… guarite da una semplice inversione ideologica.
Vedete, questo è davvero strabiliante, poiché l’unico aspetto democratico in psichiatria è questo processo decisionale in cui gli psichiatri — e loro soltanto! — si riuniscono e votano «democraticamente» quali comportamenti andranno classificati come malattie — un classico esempio dei pochi che scelgono per tutti. E non bisogna essere degli scienziati per capire che tutto questo non ha nulla a che fare con la medicina, e che se anche tutti gli oncologi del mondo votassero che il cancro non è più una malattia, chi ne è affetto non ne verrebbe risparmiato in alcun modo! Il cancro, la cirrosi epatica, il diabete, sono tutte malattie oggettive, misurabili e non opinabili o votabili!
Il punto è che gli omosessuali disturbavano la società «perbenista», ma non essendo più l’omosessualità considerata un crimine, ogni forma di repulisti sociale doveva per forza passare attraverso il pretesto della «cura». Questa forma di controllo sociale viene esercitata tutt’oggi dalla psichiatria, e i cosiddetti disturbi della personalità sono l’alibi per medicalizzare le persone i cui comportamenti disturbano la società — figli, vicini di casa, o vagabondi ritenuti ingestibili e disturbanti.
Di quel portavoce anonimo oggi conosciamo l’identità: era il Professor John Fryer, deceduto nel 2003, all’età di 65 anni; ancora oggi ricordato come «Dr. H. Anonymous». Come risultato della sua battaglia contro l’oppressione psichiatrica interna alla categoria psichiatrica stessa, oggi esiste l’AGLP (Association of Gay and Lesbian Psychiatrists), un’associazione psichiatrica riservata agli psichiatri dichiaratamente omosessuali.
In quanto sopravvissuti alla psichiatria, noi vediamo chiaramente come vi sia una continuità storica tra la psichiatria delle unità di sterminio naziste T4 e la psichiatria odierna — sì, anche quella italiana, anche quella che si definisce «democratica» o «riformista».
Quel che noi sopravvissuti abbiamo sofferto e subito è riconducibile ad un’ideologia, ad una corrente di pensiero, che è tutt’oggi parte della psichiatria ufficiale, e questo pensiero è il modello medico della psichiatria, anche noto come biopsichiatria.
Finché la psichiatria rivendicherà di essere una branca della medicina che si occupa della cura dell’anima, essa dovrà aggrapparsi inevitabilmente a questo modello medico, il modello biopsichiatrico, secondo cui i pensieri, le emozioni ed i comportamenti sono la conseguenza di equilibri o squilibri chimici, di fattori genetici ereditari. In quest’ideologia non vi è spazio per il libero arbitrio, non vi è spazio per la scelta. Questa è un’ideologia che si presta a sopprimere la devianza sociale. Alla luce di quest’ideologia l’omosessualità cessa di essere una scelta individuale che suscita disapprovazione sociale, diviene invece una malattia organica — collettiva in quanto ereditaria! — che affonda le sue radici in squilibri chimici, malfunzionamenti dei neurotrasmettitori, geni difettosi, ecc.; per cui diviene possibile sottrarre queste persone alla propria libertà, alla propria vita, alla propria identità, in nome di una presunta scienza che agisce per il loro bene ed interesse.
Questo assalto ideologico alla libertà individuale è ben espresso dallo psicanalista James Hillman, nel suo libro Il Codice Dell’Anima:
“Il paradigma oggi dominante per interpretare le vite umane individuali, e cioè il gioco reciproco tra genetica e ambiente, omette una cosa essenziale: quella particolarità che dentro di noi chiamiamo «me». Se accetto l’idea di essere l’effetto di un impercettibile palleggio tra forze ereditarie e forze sociali, io mi riduco a mero risultato.
“Quanto più la mia vita viene spiegata sulla base di qualcosa che è già nei miei cromosomi, di qualcosa che i miei genitori hanno fatto o hanno omesso di fare e alla luce dei miei primi anni di vita ormai lontani, tanto più la mia biografia sarà la storia di una vittima.
“La vita che io vivrò sarà una sceneggiatura scritta dal mio codice genetico, dall’eredità ancestrale, da accadimenti traumatici, da comportamenti inconsapevoli dei miei genitori, da incidenti sociali.”
— James Hillman, Il Codice Dell’Anima.
Alla prosperità della biopsichiatria corrisponde il declino della psicologia. Ma questo gli psicologi odierni non lo comprendono, poiché la psicologia è ormai defunta da lungo tempo. Questo lo comprendono bene invece gli utenti, ai quali viene negata ogni forma di terapia parlata reale, poiché la sedazione farmacologica preclude ogni apertura di sé nei colloqui clinici. E poi, che senso ha discutere di problemi che sono stati a priori definiti il risultato di scompensi chimici cerebrali? Inoltre, da più di dieci anni gli psicologi negli USA lottano per ottenere il diritto a prescrivere psicofarmaci!
Quanto detto finora è, per sommi capi, il messaggio che i sopravvissuti alla psichiatria hanno cercato di far pervenire alle masse; ma sono stati sempre censurati. Accettare le implicazioni odierne della biopsichiatria implica anche accettare il legame che unisce la psichiatria odierna alla psichiatria dello sterminio, delle sterilizzazioni. Non è che gli psichiatri non sappiano tutto questo, è che hanno seri problemi a gestire la situazione, poiché è una situazione politica, alquanto scottante direi...
Sempre nel 1998, l’anno in cui ebbe luogo il Tribunale Foucault, si tenne a San Servolo il convegno “Psichiatria e Nazismo”. Gli atti del convegno sono stati pubblicati nella Collana dei Fogli di Informazione del Centro di Documentazione di Pistoia e sono facilmente reperibili. Vi cito un passaggio del convegno; a parlare è Ernst Klee, esperto sulla questione dell’Olocausto:
“Credetemi, la sterilizzazione di massa di persone considerate inferiori e la loro uccisione non ha niente a che fare con il nazismo; è un’idea più remota. La psichiatria non è stata costretta a fare alcunché dai nazisti. Essa ha utilizzato Adolf Hitler e il nazismo, se posso dirlo in termini estremi, per poter realizzare il suo programma omicida e continuare la distruzione delle persone inutilizzabili... Per il programma di distruzione di questi ultimi la psichiatria usò il nazismo. Nessuno venne costretto a fare alcunché; gli psichiatri lo facevano di propria iniziativa e volontà.”
— Psichiatria e Nazismo, pag. 20.
Nel 2003 MindFreedom, un’organizzazione internazionale di survivors psichiatrici che lotta per i diritti umani delle persone etichettate malate di mente, avviò uno sciopero della fame “in sfida al dominio della biopsichiatria”. Esercitando pressioni sull’APA, avviarono un dibattito che metteva in dubbio la legittimità della psichiatria, le sue teorie e le sue prassi. Un corpo cospicuo di scienziati — psichiatri, neurologi, psicologi e medici — prese le difese dei manifestanti, vagliando e confutando le risposte che l’APA forniva a difesa delle proprie rivendicazioni scientifiche. Questa storia è troppo lunga da poterla menzionare qui con dovizia di particolari, mi limiterò a fare presente che tra i sostenitori dei survivors che manifestavano vi erano personaggi di spicco del mondo della salute mentale, quali: Peter Breggin, Fred Baughman, Loren Mosher, David Cohen, e molti altri. Questo fu un evento che attirò l’attenzione dei media a tal punto da non rendere attuabile l’intento originario dell’APA di ignorare questi survivors o liquidarli come «poveri pazzi».
Le prove, signori, sono tutte attorno a voi, sono sempre state a portata di mano, così come anche la voce dell’utenza psichiatrica è sempre stata a portata di mano… tutto dipende solo da quanto vi sentiate pronti e predisposti a seguire il sentiero della verità fino in fondo.
Questa presa di coscienza non è facile — lo so! —, essa implica una forte responsabilizzazione personale. Implica il doversi distaccare dai propri colleghi psichiatri, dalle case farmaceutiche, dalle riviste scientifiche prestigiose, implica sollevare un vespaio e pagare uno scotto in termini di carriera. So che non è una cosa facile, ma è inevitabile! dimenticare significherebbe condannare una seconda volta le vittime della psichiatria e dei genocidi. L’alternativa che avete a questa presa di coscienza è di fare come hanno sempre fatto i vostri colleghi: affondare la testa nella sabbia come fa lo struzzo, e fingere che tutto va bene e che le cose volgeranno in meglio. Queste sono le «illusioni necessarie» di cui tanto parla Noam Chomsky.
Certo, è facile procedere come procedono molte associazioni di psichiatria oggi, cioè selezionando accuratamente l’utenza psichiatrica da far parlare alle conferenze. Così facendo non si rischia di far esplodere scandali ingestibili. Ma com’è possibile, mi chiedo io, fare di tutta l’utenza un fascio? Che voce in capitolo può avere un’utente dei servizi psichiatrici che, per esempio, ha usufruito solo del supporto di un centro diurno? Che ne saprà lui di cosa significhi essere legati ad un letto di contenzione, ricevere un elettroshock, essere prelevati da casa propria con la forza dalla Croce Verde e dai carabinieri, di fronte ai propri figli, ai propri vicini?
Quando noi survivors veniamo a conoscenza di persone che asseriscono di aver tratto beneficio dai loro trascorsi psichiatrici, ne siamo contenti. Quel che non siamo disposti a tollerare e che in nome di tali benefici si giustifichi la coercizione e tutto ciò che hanno sofferto milioni di persone non consenzienti.
I survivors non contestano che possa esistere una forma di psichiatria non coercitiva, esercitata consenzievolmente in base ad un libero contratto tra terapeuta e cliente. Quel che noi contestiamo è la medicalizzazione forzata — un fenomeno che tra l’altro esiste solo in psichiatria, poiché nessun’altra branca della medicina impone con la forza le proprie cure. O, forse, qui dentro vi è qualcuno che è a conoscenza di un trattamento sanitario dentistico obbligatorio? O avete mai visto dei chirurghi aggirarsi con l’ambulanza, scortati dai carabinieri, a caccia di persone da internare in sala operatoria e operarle per calcoli ai reni?
La biopsichiatria deve essere abolita, non solo perché non è un modello scientifico, ma perché è un’idea cattiva, pericolosa. E, sappiatelo, le idee hanno conseguenze…
Altresì, la psichiatria coercitiva deve essere abolita, poiché questo tipo di coercizione è un crimine contro l’umanità e una violazione dei principi libertari.
La psichiatria tende a sminuire queste verità del passato, tende a distogliere gli operatori della salute mentale dai propri crimini storici sventolando dinanzi ai loro occhi la carota del progresso, impegnando le loro menti ed il loro tempo in futili e sterili dibattiti circa le problematiche presenti e le soluzioni future.
Questo è quello che ha sempre fatto la psichiatria, e poco conta la bandiera che oggi ci sventolano davanti, il punto è che non vogliono assumersi la responsabilità storica delle proprie idee, non sono disposti a rinunciare alla coercizione. La psichiatria ha sempre, in ogni Paese, portato alla rapida istituzione di lager in cui incarcerare le persone scomode. Il fatto che alcuni psichiatri riformisti oggi ci rassicurino circa le loro intenzioni a non usare più l’elettroshock o altre forme di tortura istituzionalizzata è, a mio avviso, un po’ come dire “non aboliremo le leggi razziali, ma state pure tranquilli, non le applicheremo più…” Che senso ha chiudere i manicomi se non aboliamo la coercizione? Che differenza fa essere incarcerati in una struttura comunitaria o in un lager? Si è comunque privati della propria libertà.
So che alcuni di voi potranno trovare offensive alcune cose che ho detto… mi dispiace, ma non è colpa mia, non sono responsabile dei crimini della psichiatria. La partita psichiatrica è sempre e solo stata giocata in casa vostra: nella casa della Salute Mentale. Vi invito quindi a chiarirvi le idee e fare un po’ di ordine in casa vostra, perché — e questo video del Tribunale di Foucault ne è la prova — qui fuori dai vostri istituti, molta gente è indignata, stufa e intenzionata a lottare per la Libertà, a costo di sacrificare la propria libertà e la propria vita.
Prima di concludere vorrei citare un brano tratto dall’Epilogo di Szasz al video del Tribunale Foucault:
Le vittime della psichiatria (o carcerati: vi sono vari nomi) hanno protestato nella psichiatria per centinaia di anni, ma ciò non è stato molto proficuo. Non possono ribellarsi da soli poiché sono screditati. La gente dice che sono pazzi e non godono di alcuna credibilità.
Non è necessario proporre alternative, sarebbe facile fare così. Ma nei miei scritti, per quasi 40 anni, ho usato l’analogia, che ritengo molto valida, della schiavitù. La schiavitù è un male incondizionato. Ora, essa, nella storia dell’umanità, è esistita per migliaia di anni, e venne un momento in cui la schiavitù fu abolita. Abolire la schiavitù non richiede che si propongano alternative circa ciò che si farà di quelle persone. Quando la psichiatria coercitiva sarà stata abolita, la società svilupperà diversi modi di affrontare diversi problemi perché la cosiddetta “malattia mentale” è una moltitudine di problemi diversi. Non si può dare una soluzione sola.
— Thomas Szasz, Epilogo al Tribunale Foucault.
Queste parole sincere e veritiere, pronunciate da un Professore di Psichiatria Emerito, sono quanto meglio riassuma il dramma che i cosiddetti utenti della psichiatra hanno vissuto sulla propria pelle fin dagli albori della psichiatria. La domanda circa le alternative non va posta! Qual è l’alternativa all’omosessualità, forse l’eterosessualità? Qual è l’alternativa alla masturbazione, la castità? la fornicazione? il sesso mercenario? Eppure sia l’omosessualità che la masturbazione sono state tra le malattie mentali storiche su cui ha poggiato l’edificio della psichiatria fino agli anni settanta nel mondo occidentale, e ancora oggi in molti paesi del cosiddetto «terzo mondo».
Solo alcuni giorni fa — precisamente: il 22 novembre 2005 — una mia intervista circa le atrocità che accadono in una clinica psichiatrica locale è stata pubblicata su Torino Cronaca e — a conferma delle parole del Professor Szasz — questa clinica si è adoperata alquanto in fretta a concedere una contro-intervista in cui il mio ex-psichiatra ammonisce che “Dobbiamo tenere conto che simili denunce potrebbero essere viziate dalla patologia o da qualche sentimento negativo. Sicuramente si tratta di una vendetta o di malizia.” È forse per voi motivo di stupore, in luce di quanto detto finora, che lo psichiatra che tanto vanta di curare i suoi pazienti ora mi scredita accusandomi di essere ancora folle, per altro tramite una diagnosi a distanza, dato che non ci siamo incontrati da oltre due anni? Questo è il potere della psichiatria: il potere della definizione, ammantato di scientificità!
Io sono, tutt’oggi, schedato come una persona gravemente malata di mente…
Vi ringrazio per avermi concesso la vostra attenzione, e chiuderei leggendovi — a nome dei superstiti della psichiatria — la sentenza del Tribunale Foucault…
[...segue lettura della Sentenza Del Tribunale Foucault]
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