.:: Tristano | C.Ajmone | G.Antonucci | F.Baughman | M.Loiacono | L.Mosher | T.Szasz ::. |
||||||||||||||||||
Morire di PsichiatriaConflitto di InteressiCronache del DissesnsoIl Tribunale FoucaultIl Manifesto di SzaszSpychiatryControllo SocialeControllo Mentale![]() |
Torino Cronaca, Martedì 22 Novembre 2005. «Legati al letto nell’istituto psichiatrico»Un ex ricoverato denuncia i presunti maltrattamenti San Maurizio La difesa dei dottori: «E’ tutto falso, sicuramente di [sic!] tratta di una vendetta o di malizia» SAN MAURIZIO — Ha atteso quasi due anni, Tristano Ajmone, per rendere pubblica la sua storia, tanto è rimasto provato dalla sua sconcertante esperienza. Una storia che chiama in causa la psichiatria ed i suoi metodi. Tristano ha 33 anni, informatico, insegnante di comunicazione non verbale, presidente dell’Osservatorio Italiano sulla Salute Mentale, ed ha subito quelle che lui non esita a definire «vessazioni e torture» da parte della psichiatria. Dopo un incidente giudiziario, Tristano finisce nel circuito degli ospedali psichiatrici giudiziari, vedendo cose letteralmente incredibili. Le peggiori esperienze personali le ha vissute presso l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo Fiorentino in provincia di Firenze, dove ha visto gente legata ai letti e picchiata. Ma di certo il luogo che lui stesso definisce più «allucinante ed aberrante che abbia visto» è un noto istituto di San Maurizio Canavese, alle porte di Torino. Qui Tristano ha trascorso oltre due anni, in due diverse volte. Tristano ha potuto vedere non solo l’unità forense dove venne destinato la seconda volta, ma altresì gli altri reparti psichiatrici. E lo scenario era il medesimo: abusi su abusi. «Io ero lì come detenuto – ci dice – e in quanto tale avei dovuto avere tutti i diritti che hanno per legge i carcerati. Ma in psichiatria tutti questi diritti svaniscono». «La posta inviata non arrivava a destinazione. Ho spedito decine di lettere e non sono mai arrivate. Quando me ne sono accorto, sono stato costretto a dare la mia corrispondenza ad un visitatore perché la spedisse all’esterno dell’istituto». «A San Maurizio – prosegue – ho visto legare le persone ai letti. Con l’aggravante che medici ed infermieri dicevano di farlo per il “bene” del paziente». Una delle persone legate contro la sua volontà al letto, ricorda Tristano, era molto anziano: lo fecero solo perché disturbava il reparto. Ma per lui era normale: era più di trent’anni che subiva trattamenti simili, definiti “terapeutici”. Uno degli episodi più inverosimili ma purtroppo reale, lo racconta quasi con ironia, sebbene anche con amarezza. Tra gli operatori – ovvero le persone deputate a controllare i cosiddetti matti – ce n’era uno che sentiva le voci. «Era arrivato alla conclusione che la comunità fosse uno stage teatrale messo in piedi dal padre della sua ex fidanzata per farlo impazzire e per farlo ricoverare in psichiatria». Il fatto incredibile è che gli operatori destinati al contatto stretto con gli utenti psichiatrici erano stati sottoposti ad un colloquio ovviamente con lo psichiatra per essere certi che queste persone non avessero disturbi tali da entrare in conflitto con gli “ospiti” della comunità». Davvero paradossale è che «lo psichiatra che gli fece il colloquio e che lavorò con lui quattro mesi di fila non si accorse di quei disturbi fin quando l’episodio non scoppiò in mensa davanti a tutti, operatori e ospiti». «Non si può parlare di abusi in psichiatria perché è la stessa psichiatria ad essere un abuso», dice ancora Tristano. E c’è da credergli, perché i suoi diritti di religioso musulmano, durante la permanenza presso gli istituti psichiatrici, furono calpestati. «Un musulmano deve pregare cinque volte al giorno, ma mi chiedo come possa farlo se è imbottito di psicofarmaci e non riesce a connettere. Negli istituti psichiatrici, i musulmani venivano legati ai letti impedendo così loro di pregare, e venivano obbligati a mangiare le pastiglie di farmaci anche durante il Ramadan». A difesa dell’istituto canavesano, parla lo psichiatra responsabile dell’unità forense e di quella alcol e farmacodipendenze, il quale smentisce tutte le accuse: «Che io mi ricordi non mi sembra che ci sia stata la contenzione ai letti, anche perché non è prassi dell’istituto. E sono strasicuro che tanto meno una persona anziana sia stata legata al letto. Inoltre non è vero che un operatore debba passare un colloquio dalla psichiatra, che sarebbe anche discutibile come prassi. Non mi risulta neppure di un infermiere malato, poi può anche essere accaduto». E ha proseguito: «Mi sembra difficile che simili cose non siano venute mai fuori nel caso fossero state perpetrate a mia insaputa. Si viene comunque a conoscenza di ciò che succede in un ambiente così ristretto. Bisogna poi tener presente che noi abbiamo sempre controlli dei Carabinieri, giorno e notte. Sarebbe quindi difficile mettere in atto condotte non legali o non lecite». Lo psichiatra conclude: «Dobbiamo tenere conto che simili denunce potrebbero essere viziate dalla patologia o da qualche sentimento negativo. Sicuramente di [sic!] tratta di una vendetta o di malizia. E questo mi addolora». Luca Bistolfi
|
|||||||||||||||||
|
codice PHP e grafica a cura di Tristano Ajmone |
||||||||||||||||||