Caso Vasta:
Lettera di protesta della redazione di “Contraria-Mente” al Sindaco Chiamparino e alla Direzione Sanitaria dell’Ospedale Umberto I di Torino.
UN MODO DI ESSERE
UN MODO PER ESSERCI
NON È ULTERIORMENTE SOPPORTABILE NÉ SUPPORTABILE
UNA PSICHIATRIA CHE OFFENDE LA DIGNITÀ E LA LIBERTÀ
DI PAZIENTI
DI FAMIGLIE
DI OPERATORI SANITARI
ALLA CORTESE ATTENZIONE
del sindaco CHIAMPARINO
della DIREZIONE SANITARIA
dell’OSPEDALE UMBERTO I DI TORINO
Vi comunichiamo che “Contraria-Mente giornale” partecipa delle azioni di contro-informazione mediatica al fine di rendere noto l’increscioso intervento psichiatrico nei confronti della famiglia Vasta di Torino.
La redazione di Contraria-Mente, congiuntamente alle varie reti sociali di critica alla Psichiatria, intende perseguire la linea della contestazione e della pressione mediatica affinché la Medicina, relativamente alla Salute Mentale, non venga adoperata come strumento di incarcerazione arbitraria e controllo sociale e affinché tutte le professioni d’aiuto che si occupano di disagio relazionale possano prendere pubblica distanza da una Psichiatria che continua prepotentemente a riciclarsi nella Salute Mentale.
Il Sottoscritto, in quanto persona, in quanto redattore di “Contaria-Mente”, partecipa della rete di controinformazione per denunciare pubblicamente lo stile dell’azione condotta nei confronti della famiglia Vasta di Torino culminata con un ricovero presso l’SPDC dell’Ospedale Umberto I di Torino.
Tutto ciò non tanto per la mancata condivisione dell’aiuto apportabile, in condizioni di bisogno, all’interno di un metodo empatico quanto per una serie di azioni portate avanti in una metodologia lontana dall’empatia e strettamente legata alle logiche di potere, specie in una condizione dove nessuna richiesta d’aiuto è stata posta dalla coppia. Tale metodologia ha coinvolto anche il personale sanitario, le professioni d’aiuto che lungi da una logica di potere devono agire e operare in una metodologia empatica come lo stesso codice deontologico prescrive.
Tra l’altro ci sconcerta il rifiuto opposto dal dott. Giacopini Domenico, direttore del reparto di Psichiatria, al sig. Tristano Ajmone che si era prodigato per una visita alla signora Daniela: Lei sa benissimo che, fosse pure in regime di TSO, una persona deve poter parlare e conferire con chiunque volesse.
Il sig. Ajmone dice: «In data 22 agosto mi sono recato presso il reparto di Psichiatria dell'Ospedale Umberto I di Torino, chiedendo di poter parlare con Daniela. Sono stato “accolto” dal dott. Giacopini Domenico, direttore del reparto. Mi ha portato in un ufficio, assieme a un paio di suoi infermieri e una non meglio qualificata dottoressa - il classico approccio dei molti “testimoni” contro uno; giusto per pararsi la schiena. Giacopini ha preso a pressarmi con domande su domande sul perchè volessi incontrare Daniela. Era nervoso, l'idea che un ex-utente psichiatrico volesse offrire sostegno morale ad una persona vittima di un tale maltrattamento coatto lo preoccupava. Alla fine mi è stato negato di vedere Daniela, anche solo un attimo. Ho chiesto di poter appurare come stava, e mi è stato “garantito” che sta bene.» Se la signora Daniela stava bene perché è stata impedita quella visita?
Ancora, si coglie l’occasione per farVi notare che, secondo quanto riferito nell’articolo Eremiti di città (La Stampa, 22 Agosto 2006), il medico di guardia nel reparto di Psichiatria dell’ospedale Mauriziano, Giorgio Gallino, avrebbe fornito ai giornali informazioni medico-diagnostiche di tipo riservate: «Una psicosi sulle cui caratteristiche bisogna ancora indagare». Informazioni che consentono poi ad altri redattori di sostenere: «malata di mente e non autosufficiente […] la malattia di lei ha finito per condizionare e stravolgere le loro vite. La donna ora è ricoverata nel reparto di Psichiatria dell'ospedale Mauriziano»
[in: http://www.tg5.mediaset.it/cronaca/articoli/2006/08/articolostampa2510.shtml; 17/08/2006,Torino: eremiti in casa da 7 anni, "stiamo bene così"]
Tutto ciò per evidenziare di come tali pratiche, per il metodo in cui sono condotte, oltre ad essere lontane da una valenza terapeutica, oltre a violare abbondantemente la tanto sbandierata privacy per la quale le aziende sanitarie stanno impegando un bel po’ di quattrini pubblici, oltre a partecipare di un processo di stigmatizzazione più che di destigmatizzazione, come l’OMS richiede, oltre a riproporci un modello di Psichiatria riciclantesi nella Salute Mentale, oltre ad ignorare responsabilemente le buone pratiche, oltre a scegliere, proporre e praticare una relazione di potere ed autoritaria ad una relazione empatica, aggiungono sofferenza alla sofferenza di persone che già stanno male di proprio: proprio quella sofferenza aggiuntiva, istituzionale, che ha caratterizzato la peggiore Psichiatria manicomiale e che continua ad essere al centro della produzione del manicomio sul territorio.
Gaetano Bonanno,
per la redazione di “Contraria-Mente”
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