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— fonte: settimanale Diario, 1/9/2006 —

Volontariamente prigionieri
ma ricoverati d’ufficio...

Un trattamento sanitario obbligatorio
per i due coniugi autoreclusi per anni:
proprio necessario?

La vicenda, su cui sta indagando il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello è di quelle che fanno scalpore e inquietano. Marito e moglie, Matteo e Daniela V., hanno vissuto per sette anni isolati dal mondo in un appartamento di Torino. Niente luce, niente gas, alle commissioni pensava Morena, la figlia 29enne laureanda in Lettere. La sola che poteva entrare e uscire da quell’appartamento per procurare cibo e acqua.

L’isolamento è stato interrotto lo scorso 16 agosto quando i vigili del fuoco sono intervenuti a causa di una perdita d’acqua e hanno trovato l’appartamento in pessime condizioni, il marito arrabbiatissimo per l’intrusione, la moglie a letto ammalata. I giornali hanno parlato di «prigionia» o «reclusione volontaria», descrivendo la reazione violenta del proprietario di casa quando è intervenuta la polizia. La liberazione dell’«autoreclusione» si è conclusa, però, con due trattamenti sanitari obbligatori presso reparti psichiatrici: Matteo alle Molinette, Daniela al Mauriziano e questo ha fatto infuriare il dottor Giorgio Antonucci, un medico che ha passato la vita a smantellare manicomi.

«Si tratta di due persone adulte che avevano deciso volontariamente di vivere isolate, senza fare nulla di male, quindi non c’è motivo al mondo per rinchiuderli in un reparto psichiatrico. Cosa significa “prigionia volontaria”? Se è volontaria non è prigionia. Il marito ha reagito violentemente alla polizia ed è stato denunciato, ma stava difendendo la propria libertà. È più libero ora che si trova rinchiuso in un reparto psichiatrico? I giornali hanno descritto la moglie come una donna lucida e cosciente, altri hanno fatto intendere che fosse vittima del marito, ma allora perché anche lei è stata sottoposta a Tso? Al di là del caso specifico, oggi si ricorre troppo facilmente al trattamento sanitario obbligatorio».

Si pensa che il Tso non verrà protratto a lungo, ma, nel frattempo, Tristano Ajmone, presidente dell’Osservatorio italiano salute mentale di Torino si è recato al Mauriziano per incontrare la signora Daniela. «Volevo chiederle se aveva bisogno di qualcosa, per non farla sentire sola, ma il responsabile mi ha impedito di incontrarla. L’idea che un ex utente psichiatrico volesse offrire sostegno ad una persona vittima di un trattamento coatto lo preoccupava. La direzione sanitaria mi ha detto che non avrebbero fatto entrare giornalisti e sconosciuti, mi hanno solo detto che Daniela stava bene».

Sulla vicenda, già delicata e complessa, è molto difficile ottenere notizie, la direzione sanitaria del Mauriziano non rilascia dichiarazioni. Morena, la figlia, ora ospite di una comunità protetta, parrebbe aver ammesso maltrattamenti da parte del padre, ma continua a difendere le scelte dei genitori.

MASSIMILIANO BOSCHI


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