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Relazione sull’Analista Analizzato

Presentazione del volume l’Analista Analizzato presso la Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella di Capo D’Orlando. 3 agosto 2007.

Lucia Maria Catena Amato nasce a Palermo nel 1969. Vive a Santo Stefano di Camastra (ME). Laureata in Giurisprudenza, è abilitata all’esercizio professionale di Avvocato. Dal gennaio 2002 esercita funzioni giudiziarie onorarie presso il Tribunale di Patti, distretto di Corte d’Appello di Messina.


In primo luogo, desidero ringraziare tutti i partecipanti a questo incontro, e, in particolare, il Presidente della Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella, Bent Parodi, l’Amministratore Carmelo Germanà, l’amica Rosa Maria Raffaele, Antonio Giuseppe Valenti, per il suo determinante contributo alla realizzazione della pubblicazione dell’Analista Analizzato, insieme agli amici, della Casa Editrice Progetto Cultura 2003, e Gaetano Bonanno, oggi qui presente, uno dei primi lettori del testo, che ne ha curato una recensione nel suo progetto giornale Contraria-Mente. Ringrazio ancora per la loro partecipazione tutti i Magistrati, i colleghi avvocati e gli amici del nostro Tribunale-Patti-S.Agata Militello.

Un saluto particolare và alla mia cara amica Memena Occini di Foggia, che oggi non è potuta essere qui presente, alla quale ho dedicato insieme a Rosa Maria: l’Analista Analizzato.

La maggior parte di voi mi conosce come la Dott.ssa Amato del Tribunale di Patti, giudice onorario, ormai da quasi sei anni, sia presso la sezione distaccata di S.Agata Militello, sia presso la sede Centrale, ma stasera, desidero mostrarmi a voi, anche nella mia veste più personale, quella di artista.

Ho amato sempre l’arte in ogni sua forma, arte, intesa come l’espressione più autentica dell’immensa ricchezza interiore dell’animo umano, e in particolar modo la letteratura ed, il mio sogno più grande è stato quello di poter pubblicare un mio libro, che raccogliesse il mio pensiero filosofico ed umano, che via via si stava formando durante il percorso della mia esistenza. Amo scavare nell’interiorità umana, nella persona in se, unitamente all’aspetto sociale che ci circonda, in quanto concepisco l’arte come impegno civile: arte che nasce dalla vita vissuta e che è comunicazione di se al mondo. Proprio per questi due motivi, ho scelto di iniziare, spero che sia un inizio, la mia produzione artistica con l’Analista Analizzato, l’opera che oggi stiamo per presentare. E questo per un serie di motivi che brevemente vi dirò.

Così come hanno recitato Miki e Cristina, ricordando il grande poeta Dante Alighieri, anch’io, molti anni fa “mi ritrovati in una selva oscura dove la diritta via era smarrita.” E quindi, in ossequio, alla sponsorizzazione di gran parte del sistema medico ufficiale e mediatico, mi dissi che: lo “psicoterapeuta và consultato”.

Ora a questo punto, coloro che lo hanno già letto, mi hanno chiesto, se e in quanto fosse autobiografico l’Analista. Io ho risposto che non ho pubblicato il mio diario personale, ma ho creato dei personaggi che esprimono delle tematiche che appartengono a migliaia di persone: la bulimia, l’anoressia, la violenza familiare, con il suo conseguente disagio personale. Quindi, l’Analista è autobiografico, nel senso che, personalmente, anch’io, ho avuto, per qualche tempo, dei colloqui con degli psichiatri, che le mie ricerche sul campo sono autentiche ed in prima persona, che anch’io ho creduto negli psicofarmaci come cura della mia pseudo-patologia di cui vi parlerò, che anch’io ho avuto un regime alimentare scorretto, ingoiando quantità enormi di cibo, dovuto alla mia famiglia problematica, causa di gravi disagi interiori, anche se non ho assunto quei comportamenti estremi della protagonista del mio libro, né degli altri personaggi, che mi sono stati ispirati da un’analisi attenta della società che ci circonda, oltre che dalle storie di molte altre persone con le quali mi sono trovata a contatto durante il percorso che mi ha portato all’Analista Analizzato.

Qualche amico ha detto: questa è solo una tua cattiva esperienza, hai litigato con la tua psicologa, è capitata a te male, è solo un’eccezione brutta la tua, come ci sono in tutti i campi, come ci sono nelle altre branche della medicina, non per questo ad esempio, la chirurgia è tutta da buttare! Vi sono altre persone ai cui è andata bene, che sono guarite. “Sei stata tu che hai capito male, perché stavi male e che l’hai presa male.”. Trovo assolutamente riduttive e forvianti, tali affermazioni., in quanto, specialmente, gli amici di sempre, soprattutto nei momenti peggiori, i colleghi avvocati, i Magistrati qui presenti, con i quali ho condiviso per anni e, continuo a condividere l’esercizio delle funzioni giudiziarie, mi conoscono e mi apprezzano, sia come persona, che come giudice onorario, con all’attivo centinaia di sentenze e provvedimenti, e quindi conoscono bene la mia serietà e scrupolosità, che mi portano ad affermare come veritiero, solo ciò che posso provare, e che è supportato da riscontri oggettivi e concreti. Inoltre, chi mi conosce sa che non porto avanti idee, pensieri e convinzioni, nei quali non credo e che non ho maturato a lungo, soppesando i diversi punti di vista offerti. Quindi, nel caso dell’argomento psichiatria, ho indagato a fondo e per anni, con la massima serietà considerato, in primo luogo, il mio interesse personale, in quanto persona in cerca di aiuto e soprattutto per l’estrema delicatezza dell’argomento, che coinvolge la sofferenza di milioni di persone disperate, dove ogni parola deve essere soppesata ed equilibrata.

Qualcuno può anche dirmi: “E’la tua “opinione”, “sei tu che la pensi così.” Sì. Io sono un’artista e vado a guardare dentro le cose, ho un mio personale sistema di pensiero, libero come ognuno di noi e L’Analista Analizzato racchiude il sunto di questo mio sistema filosofico, delle mie riflessioni sull’esistenza umana, fino a oggi. Pensieri e riflessioni, assolutamente non convergenti, ma in netto contrasto con la filosofia psichiatrica, psicoterapica, così come scrivo: “crediamo in cose diverse inconciliabili”. In esercizio della mia libertà di pensiero garantita dell’art, 21 della Costituzione della Repubblica Italiana: un pensiero, che scopro, ogni giorno, di più essere convergente con quello di molte altre persone di cui ora vi parlerò; infatti: quando parlo di “pillolette della felicità: gli psicofarmaci, sento parlare da parte di medici ed operatori: “di camicie di forza farmacologiche. Quando parlo di divergenze di opinioni, tra me e lo psicoterapeuta: sento parlare di “relazione di potere.”

Il 13 aprile di quest’anno 2007, Giuseppe Bucalo, da più di venti anni impegnato sul fronte antipsichiatrico, e della tutela dei diritti dei pazienti psichiatrici, ha organizzato a Giardini Naxos un convegno su queste tematiche, ed in quella sede, ho conosciuto il Dr. Giorgio Antonucci, medico psicanalista, con esperienza trentennale, nel campo psichiatrico, che è stato, tra l’altro, direttore del manicomio Imola, scrittore di grande impegno civile ed umano, di profonda umanità, e di immensa ricchezza interiore, con il quale ho stretto un valido rapporto di dialogo e di amicizia, e con il cui altissimo pensiero trovo delle affinità sorprendenti, e del quale ammiro l’impegno professionale umano e civile, di tutta la sua vita, per la tutela e la difesa delle persone più deboli: i cosiddetti “malati mentali”.

Che la psichiatria non fosse una scienza, me lo aveva detto il buon senso: l’animo umano, ho sempre pensato, è un grande mistero e qualunque cosa su di esso se ne dica, ne è solo un’interpretazione molto relativa. Il dottore Giorgio Antonucci afferma: “la psichiatria non è credibile, non ha nessun significato, però purtroppo, con questi giudizi arbitrari si và a finire in manicomio o in clinica psichiatrica. La psichiatria non è una conoscenza perché può dire tutto e il contrario di tutto e non solo su persone diverse, ma anche sulla stessa persona.”

Alfred Binet, grande psichiatra parigino, insegnante alla Sorbona, ha scritto una serie di volumi sulla pazzia di Gesù. Il quale avrebbe sofferto di mania religiosa, di manie da nomade, che non andava molto d’accordo con la Madonna, perché non sapeva chi fosse suo padre: San Giuseppe o il Padre Eterno. “Morto ammazzato per avere troppo sparlato” diremmo con l’Analista. “Peccato che non c’erano gli psichiatri lo avrebbero curato al DSM!” Stesso discorso per Padre Pio.

Ora, aggiungo, che quando parliamo di scienza o di metodo scientifico dobbiamo necessariamente, se non vogliamo rischiare arbitrariamente di considerare scienza l’arbitrio umano e legittimare sistemi di potere come scientifici, sotto l’egida della medicina, dobbiamo attribuire i caratteri della scientificità a ciò che presenta i connotati almeno della verificabilità e dell’oggettività. Criteri indispensabili questi, alla luce della ragione, per i quali una sistema di sapere possa ritenersi scientifico ed universale e quindi porsi fuori dalle opinioni. Ad esempio, il diabete non è un opinione, ma una disfunzione fisica dell’organismo, verificabile oggettivamente. La psichiatria e psicologia, mancano di tali presupposti. Ad esempio, il DSM IV, manuale diagnostico dei disturbi mentali, descrive dei sintomi, dei comportamenti umani assunte a malattie, che non hanno nessuna connessione con qualsivoglia disfunzione fisica del cervello, che ove trovata, le renderebbe delle patologie oggettive. Non esistono criteri scientifici per diagnosticare alcuna di queste presunte pseudo patologie mentali.

A questo punto, la contestazione di tutti voi sorge spontanea, come mai la dottoressa Amato afferma ciò, non è un medico, non ha competenze scientifiche, è un avvocato, un giudice onorario.

Affermo ciò, perché da persona qualunque, mi sono documentata. Anch’io come tutti voi, ho accesso alla cultura, alla rete informatica. Vi invito quindi, a visionare i siti che riguardano l’antispichiatria, sono a migliaia su internet, e in particolar modo, per ragioni di brevità in questa sede, a livello scientifico internazionale cito per tutti il Professore emerito di psichiatria all’Università di Siracuse USA, Thomas Szasz, che ha, chiaramente dimostrato, con rigoroso metodo scientifico, l’assoluta infondatezza come scienza della psichiatria, portando l’attenzione su ciò che essa realmente è: un sistema di potere distruttivo e violento della persona umana, oltre che di controllo sociale. In un video su Internet: D.S.M.: l’inganno psichiatrico, tra i più visti in tutto il mondo, insieme a lui: il dott. Ron Leifer: psichiatra, la dotto.ssa Mora Dolan, fisico medico internazionale, dott. Lawrence Hooper, consulente familiare, dott. Julian Whitaker, medico ed autore, il dott. Franh Bachman, pediatra neurologo, Il dott: Colin Ross, psichiatra, Il dott. Colbert, Y.: psicologo clinico, hanno, svelato e provato come viene formato il famoso DSM Manuale Diagnostico e statistico per malattie mentali, e come vengono inventate le nuove pseudo-patologie psichiatriche, in alleanza con le multinazionali del farmaco. Prima nasce il farmaco-psicofarmaco, e dopo viene inventata la pseudo-patologia, psichiatrica. “Ma la cosa più interessante, si legge sempre su Internet, è sapere il modo in cui vengono “scoperte” queste malattie.

Ricerche? Testi di laboratorio? Scoperte scientifiche? No. Votazioni a maggioranza. Alcuni psichiatri si riuniscono e se la maggioranza è d’accordo abbiamo una malattia nuova di zecca…nel 1973 decisero di smettere di definire l’omosessualità una malattia (dato che sotto le finestre del congresso c’era una manifestazione di attivisti gay inferociti), in compenso ne inventarono altre, tra cui l’ADHD: malattia da deficienza di attenzione e iperattività”, che dovrebbe essere “curata”, con farmaco chiamato Ritalin, (metilfenidato) che è una vera è propria droga inclusa nella tabella I del Ministero della Sanità, degli stupefacenti insieme alla cocaina, eroina ecc. In uno studio della DEA (Ente governativo USA), si legge chiaramente che tale farmaco è tossico, mortale (ci già morti e cause di risarcimento in atto negli Stati Uniti), che crea allucinazioni ed altri gravi danni.

Quando è stato reso vendibile in Italia, si è formata una grande campagna informativa contro questa droga legalizzata distruttiva per i bambini: appunto: “Giù le mani dai bambini”, della quale fanno parte parecchi specialisti del settore, tra cui il dott. Claudio Ajmone (OISM). Migliaia di pagine vi sono sull’argomento per coloro che volessero consultarle in Rete.

Inoltre, nei paesi più avanzati: Canada, Giappone, Australia e Nuova Zelanda, sono stati proibiti tutti gli psicofarmaci ai minori di 18 anni. Negli Usa esiste in consenso informato. E in Italia? La Commissione Unica del Farmaco del Ministero della Salute, ha semplicemente registrato come farmaco il Ritalin. Mi associo a coloro che chiedono l’intervento del Parlamento, con una legge, che inizi a proibire gli screening psichiatrici ai bambini, come da molte parti ormai si auspica.

Fred Baughman, (Usa), neurologo e neurologo infantile, membro dell’Accademia Americana di Neurologia, ha scoperto e descritto malattie vere, ha testimoniato, dinanzi al Congresso, l’Unione Europea ed il Parlamento dell’Australia occidentale, che la rivendicazione dell’ADHD e di tutte le altre diagnosi psichiatriche come malattie, è fraudolenta, testimoniando in cause legali contro le tali false rivendicazioni della psichiatria circa gli “scompensi chimici” e le “malattie mentali.”. Inoltre, vi rimando a queste e ad altre fonti scientifiche per quel che riguarda gli aspetti distruttivi degli psicofarmaci, la loro inutilità e dannosità.

Qualcuno potrebbe dire: non c’è certezza: E’ tutto falso! Ma nessuno fino ad ora ha dimostrato mai il contrario! Mentre come afferma il dottor Baughman i crimini della psichiatria sono solo paragonabili ai crimini nazisti. Credo di essere d’accordo con lui.

Nelle fonti italiane vi segnalo in particolar modo il dottore Giorgio Antonucci, di cui vi ho già parlato, autore di numerosi scritti, di denuncia, e vi segnalo particolarmente il suo ultimo libro: Diario dal Manicomio, settembre 2006, edizioni Spirali, e agli operatori del diritto: il suo scritto: Il giudice e lo psichiatra, unitamente al volume di Thomas Szasz, “Legge, libertà e psichiatria”, Giuffrè editore, Milano.

Altri fonti Italiane, sono OISM Osservatorio Italiano Salute Mentale, il Collettivo Antipsichiatrico di Firenze Violetta Van Gogh, il Collettivo Antipsichiatrico di Pisa ed il Telefono Viola, contro gli abusi psichiatrici.

In ogni caso, a qualunque scuola di pensiero si aderisca, a qualsiasi sistema filosofico si presti fede, resta il fatto reale, da tutti condiviso, anche se solo a parole, che i cosiddetti “malati psichici” sono persone come noi, più sfortunati di noi, che soffrono atrocemente e che non hanno certo bisogno di violenza, ma di accoglienza, che non hanno bisogno di quel marchio d’infamia a vita che nella nostra società, si chiama: diagnosi psichiatrica, e ciò a prescindere dalla sua presunta o meno scientificità. Marchio d’infamia, che gli toglie a vita credibilità e tutela. E’ matto! Quindi non dice il vero! Ed io aggiungerei, “se non è matto: è disturbato psicologicamente” quindi, non vede bene le cose, di conseguenza non è credibile! Un assunto teorico ed infondato sia a livello umano che razionale. Io credo fermamente, che nella sofferenza ci accorgiamo, prima o poi, magari dopo il primo acuto momento di disperazione, delle violenze, delle sopraffazioni e delle manipolazioni che ci vengono inflitte. Ma il paziente psichiatrico, disturbato, non vedrebbe bene e non comprenderebbe bene, visto la malattia (ma quale patologia?), pseudo-patologia, quindi, è esposto a qualsiasi sopruso, a qualsiasi abuso, a qualsiasi manipolazione, senza alcuna possibilità di difesa.

In psichiatria e connessi, non esistono errori e di conseguenza non esiste tutela. La pseudo-scienza non sbaglia mai. E’ sempre colpa del paziente, se non migliora, che si rifiuta di seguire le indicazioni del suo dottore-psichiatra o psicologo e similari. “Il trauma! Il Trauma! Ora lei non ha voluto fare la terapia…Per questo caput!” Ovviamente, per sdrammatizzare, con l’Analista, e qui, mi rivolgo, in special modo agli operatori del diritto. Non esiste la tutela del “Paziente Psichiatrico”. Chi volesse mettere mano a tale argomento, troverebbe una quasi inesistente giurisprudenza in tale campo. L’errore diagnostico o terapeutico praticamente è indimostrabile. Il nesso di causalità fra il fatto e il danno (a volte rilevante, la vita e la salute distrutta da psicofarmaci e psicoterapie varie-potenzialmente manipolatrici dell’interiorità umana e coercitive della libertà individuale), è quasi impossibile da provare. Per non parlare del discredito sociale del “malato psichico” o presunto tale. Su questo punto mi riservo comunque di approfondire l’argomento, spero, in un mio prossimo scritto giuridico, appunto: “La tutela del Paziente psichiatrico” Per non parlare della legge sul T.S.O, che considero incostituzionale, (in seguito spero di affrontare anche questo argomento, con rigore giuridico), oltre che distruttiva nella sua applicazione distorta. Con la violenza non si curano i malati.

L’Analista Analizzato vuole essere un grande messaggio di non violenza, di speranza e di libertà. La libertà di pensiero, come il fondamento stesso di tutta la vita umana, inviolabile, oltre che un viaggio dentro la sofferenza umana, dentro il disagio, vissuto sulla nostra anima, nelle nostre famiglie, ma soprattutto all’interno dell’istituzione psichiatrica, con tutti i suoi usi ed abusi, legittimati dalla sponsorizzazione mediatica e da parte del sistema medico e sociale, in un contesto umano che sfugge sempre più spesso alle proprie responsabilità, e dalle proprie inquietanti problematiche, per preferire la scorciatoia più breve: pillolette della felicità! E vai sicuro! Psicoterapia? Ti libera dal male. Ovunque, sento ripetere questa frase: “Io non sono uno psichiatra, non sono uno psicologo, non sono uno psicoterapeuta, come se costoro, avessero il monopolio della conoscenza dell’interiorità umana…scientifica, ovviamente…(a loro detta e discrezione). Ma chi sono costoro? Gli esperti. A detta di tutti. Gli esperti di cosa ? Della letteratura psicologica discordante, dove tutto è il contrario di tutto, questo senza dubbio. Quando si è malati si và dal medico e non dall’amico! Ci viene detto. Dal “dottore” che ci dovrebbe “curare” dalle malattie della psiche…scusate anima…per coloro che credono nell’anima…ma sulla sua scientificità, mi pare che ci sia qualche dubbio…sulle malattie ci sono altri dubbi…sulla loro attendibilità ci potrebbe anche essere qualche altro piccolo dubbio…E quindi? Chi sono costoro? Sono persone di profonda ricchezza interiore? Si, qualcuno lo è e mette al servizio la sua vita e le sue conoscenze, cosciente dei limiti delle stesse, come il mio amico Giorgio Antonucci, come altri che non conosciamo, ma per essere persone di immensa ricchezza interiore e di profonda umanità, non serve conoscere il DSM I II III IV.

Per aiutare gli altri a portare la croce nella vita non serve la laurea!...O, piuttosto, il terapeuta, non diventa il catalizzatore dei nostri immensi bisogni affettivi e personali, il santo guaritore, che ci salva dai mali, da ogni male, sia mentale, che fisico, visto che ora c’è la moda che quando abbiamo il mal di pancia è sicuramente psicologico? Che ci accoglie e che ci comprende? Così almeno noi spereremmo. In una società dove impera la violenza, la solitudine e la sopraffazione e dove un reale rapporto affettivo sta diventando un bene prezioso? Ma dentro quale rapporto? Quello psicoterapico? Dove la persona può essere esposta a qualsiasi tipo di abuso senza alcuna difesa? Così come abbiamo già detto. Quali valori, quali principi? Quale crescita interiore? Quale autenticità? Quale interscambio? E soprattutto quale libertà?

Io credo che non può esserci libertà senza informazione. Quasi nessuno è consapevole dei rischi alla propria vita e alla propria salute che corre rivolgendosi alla pseudo-scienza. Per questo, ho scelto di testimoniare la mia esperienza personale, anche se per mia fortuna ambulatoriale e circoscritta nel tempo, e di dedicare a questo argomento, un libro. Di fronte alla mia coscienza ho sentito l’obbligo morale di parlare.

La pseudo-scienza, sovente è stata e diventa realmente la via della distruzione fisica e mentale della persona umana. Tale è stata per me in quel periodo della mia vita, nel quale ho cercato in essa aiuto per i miei seri problemi, ma se non avessi chiuso definitivamente e in ogni senso ogni rapporto con questo sistema, non sarei un avvocato, né un giudice onorario e non avrei mai all’attivo centinaia di sentenze e provvedimenti, mentre mia madre sarebbe morta in qualche ospizio malsano e sicuramente io l’avrei già seguita. Mia madre che ha condiviso questa scelta di rifiuto.

In cura per cosa? Mi sono chiesta e chiedo a voi? TUTELA SALUTE MENTALE Di chi?

La patologia del dissenso, per caso? La libertà di pensiero e l’indipendenza dello spirito? Chi è il malato di mente? Chi sono i pazzi? Il dottor Giorgio Antonucci afferma che è pazzo chi non si conforma ai costumi sociali imperanti al momento…i pensierini…inquietanti…strani…al rogo! Al rogo! Pensierini…malati…Ma esiste la normalità? Un pensiero, un comportamento sono definiti patologici rispetto a cosa? Tutela Salute Mentale. Di chi? Dei normali o presunti tali, dai diversi o presunti tali? A voi la scelta sulla risposta. Così è se vi pare! Sta di fatto, qualcuno muore in T.S.O., qualche altro nei corridoi dei repartini psichiatrici, o toglie il disturbo. Pillolette della felicità? Non ci è dato sapere. Sul nesso di causalità…O magari il trauma…O l’ignobile mercato della sofferenza umana. Sofferenza che fa parte della vita ed io, liberamente e consapevolmente ho scelto, motivando tale scelta, di affrontare il mio profondo disagio interiore, la mia “pseudo patologia” fuori dalla pseudo-scienza, credendo negli affetti veri e nei rapporti umani autentici; ho scelto, l’aiuto delle persone che mi amano, ed è stata la scelta vincente. Ed ho compreso che non vi è crescita interiore se non vi è autentico rapporto umano. Solo l’amore ci può salvare dalla disperazione. Certo è facile delegare al terapeuta le nostre responsabilità…visto che non abbiamo tempo…tanto c’è il dottore che ci pensa! Tanto non ne abbiamo le competenze! Ma in fondo al cuore sappiamo che non è così…la paura della diversità è connaturata in noi, ma io credo che non bisogno avere paura del matto, ma è la violenza che dobbiamo combattere, in ogni sua forma. Ed è questo il grande insegnamento che mi sta donando il mio amico il dott. Giorgio Antonucci: “se una persona è triste, ha bisogno, di esperienza, di amicizia, di amore, di affetti, di significati…La società è un mare con tante onde che può generare un’infinità di cose e per quello si spera nel futuro, perché c’è questa immensità.

Diversità direi io.

Ora passerò la parola a Gaetano Bonanno, che vi parlerà dell’Analista Analizzato.

Inoltre, è fondamentale che io aggiunga qualche parola su un caso specifico: quello di Paola Sbronzeri, segnalatomi dal Bollettino Osservatorio Salute Mentale.

Personalmente credo che: dove finisce la scienza, inizia l’amore.

Lucia Maria Catena Amato
3 Agosto, 2007.


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