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Il Lato Oscuro Degli PsicofarmaciDalla rivista USA Today Magazine, Traduzione a cura di Tristano Ajmone per leggere l’articolo in lingua originale clicca qui Torazina, Aldolo, e altri farmaci prescritti dagli psichiatri possono distruggere le vite delle persone che li assumono. VIRTUALMENTE A TUTTE le persone che vanno dagli psichiatri vengono dati uno o più farmaci. Quantunque, gli psicofarmaci, che sono imprevedibili e estremamente mortali, non curano nulla, e invece distruggono la vita della persona che li assume. I più pericolosi tra questi sono i tranquillanti maggiori, altresì noti come farmaci neurolettici (afferra-nervi) o antipsicotici. Delle più di due dozzine appartenenti a questa classe, introdotta nel mezzo degli anni ’50, i più comunemente usati sono l’Aldolo (Aloperidolo), Compazie (Proclorperazina), Torazina (Clorpromazina), Navane (Tiotixeno), Prolixin (Flufenazina), Mellaril (Tioridazina), e Trilafon (Perfenazina). Il loro scopo è di creare “il massimo disturbo comportamentale” -un obiettivo chiaramente riflesso nei 1950 test condotti sui ratti sotto Torazina. Attraverso gli agenti chimici, gli psichiatri cercarono di sabotare i processi del pensiero e quindi negare alla persona il controllo del proprio corpo. All’epoca in cui furono introdotti i tranquillanti maggiori, la lobotomia veniva fortemente propagandata e ampiamente usata dagli psichiatri. Con la procedura, il cervello sbrindellato veniva danneggiato per sempre, generando obiezioni dalle famiglie e amici del paziente. I tranquillanti maggiori erano in grado di creare uno stato di zombismo, identico a quello riscontrabile dopo una lobotomia, in una persona il cui cervello rimaneva intatto. Per questa ragione, la Torazina divenne nota come una “lobotomia chimica.” “[Sotto l’effetto della Torazina] i miei pensiero giravano e non andavano mai lontano. Le mie mani erano gomma e io potevo a malapena impugnare una forchetta,” disse uno paziente che era stato messo sotto psicofarmaco da uno psichiatra. “Dopo sei settimane...mi sentii come se le mie mani fossero state passate in un tritacarne. Non riuscivo più a pensare chiaramente; non riuscivo più a parlare articolatamente; non riuscivo più ad agire con sicurezza.” Un’altro affermò che, dopo una settimana di Aldolo, “Ero incapace di parlare. Non importava quanto intensamente ci provassi, non riuscivo a dire nulla ad alta voce e parlavo solo con la più ardua difficoltà... Era come se tutto il mio corpo stesse soccombendo ad un veleno letale.” L’orrificante sconvolgimento e devastazione mentale che questo effetto lobotomizzante causa era precisamente ciò che attraeva gli psichiatri. Questi agenti chimici consentivano alla gente di essere “immagazzinati” con il minimo “disturbo” per gli psichiatri e gli staff delle istituzioni psichiatriche. Oggi, questi farmaci vengono usati contro gli anziani in enorme quantità per contenerli chimicamente. Verso il 1985, il National Disease and Therapeutic Index riportava che, mentre gli adulti di 60 anni e oltre costituivano l’11% della popolazione, essi assumevano più di un terzo di tutti i farmaci antipsicotici. Uno studio su 2000 farmacie nel 1986 il 60,5% delle ricette per residenti nelle case di riposo sopra i 65 anni d’età erano per tranquillanti maggiori e il 17,1% per le versioni minori. Uno studio dell’Harvard Medical School su 55 case di riposo dell’area di Boston, pubblicato nell’edizione del 26 gennaio 1989 del The New England Journal of Medicine , riportava che il 55% delle 1201 residenti nelle case di riposo assumeva almeno uno psicofarmaco con il 39% a cui veniva dato antipsicotici. Questi non vengono prescritti per “curare” alcuna condizione. Vengono somministrati solamente per trasformare il paziente in uno zombie incapace di lamentarsi o recare problemi allo staff. Circa il loro uso sugli anziani, Jerome Avorn, direttore del programma per l’analisi delle strategie cliniche ad Harvard, ha fatto notare, “I farmaci funzionano. Li tranquillizzano. Così fa un tubo di piombo sulla testa.” Larry Hodge, amministratore al Life Care Center in Tennessee, descrisse l’impatto sull’anziano di questi farmaci: “Troppo spesso erano così drogati durante i pasti che le loro teste erano nel purè.” Wilda Henry riferì al The Arizona Republic che sua madre ottantatreenne divenne un “vegetale” cinque settimane dopo aver assunto l’Aldolo. Questo potente agente chimico alteratore della mente, che l’Unione Sovietica utilizzò per anni per controllare i dissidenti, ridusse sua madre farfugliante, sbavante, tremante, e incapace di controllare le sue funzioni intestinali. Anise Debose di Washington, D.C., disse che suo padre settantaseienne entrò in una casa di cura attivo, sorridente, e loquace. Dopo quattro giorni, dopo aver assunto il Mellarin e quattro altri farmaci, “Era confinato in una sedia rigido come una tavola quando lo vidi. La sua testa era reclinata all’indietro e la sua bocca era floscia e penzolante all’ingiù. Entrambi gli occhi erano chiusi. L’impressione che tutti avevano fu che fosse morto.” Nel 1989, la U.S. Senate Select Committee sull’invecchiamento riportò che, mentre quelli oltre i 60 anni d’età costituiscono il 17% della popolazione, essi riportavano per più della metà fatalità causate da reazioni agli psicofarmaci. Secondo l’American Hospital Association, dei 10.800.000 anziani ammessi in ospedale ogni anno, 1.900.000 sono dovuti a reazioni ai farmaci. Quattro per cento di quei casi, un estimato 76.000 l’anno, muoiono. Questo tasso annuale di morti supera abbondantemente i 58021 americani che persero la vita nel corso della guerra col Vietnam. Una media di oltre 200 anziani americani muore ogni giorno per reazioni ai farmaci. “Le persone non muoiono di sola vecchiaia,” fa notare Theodore Leiff, professore di gerontologia all’Eastern Virginia University School of Medicine. “La loro morte è causata da qualcosa.” Come caso dopo caso dimostra, vengono uccisi dietro le porte chiuse delle case di cura da staff psichiatrici pigri, incompetenti o criminali che usano farmaci mortali per soffocare lamentele prima ancora che vengano fatte. Creando la pazziaQuesti agenti chimici, in grado di scaraventare le menti degli utenti nel caos, hanno una lunga e ben documentata storia di creare pazzia nelle persone che li assumono. Nel 1956, due anni dopo l’introduzione della Torazina, i ricercatori riferirono che il farmaco causava psicosi, allucinazioni, e incrementava l’ansia. Specularono che questa pazzia farmaco-indotta insorgesse dall’effetto di camicia di forza chimica del farmaco. Nel 1961, i ricercatori riferirono il caso di un uomo ventisettenne cui fu somministrata la Torazina, dopo di che “lamentò di ’sentirsi come un guscio vuoto, fluttuante in giro nell’aria,’“ e disse di sentire voci provenire “da due uomini piccolini irti sul suo petto.” I ricercatori conclusero che la Torazina fosse la causa della “psicosi tossica” dell’uomo. Anche un’altro documento, pubblicato nel The American Journal of Psychiatry nel 1964, scoprì che i tranquillanti maggiori possono “produrre una reazione psicotica acuta in un individuo precedentemente non psicotico.” Un documento del 1975 descriveva un effetto negativo chiamato acatisia, un’incapacità farmaco-indotta di stare seduti e fermi senza difficoltà. Il ricercatore Theodore Van Putten riferì che circa metà delle 110 persone dello studio aveva esperito l’acatisia. “[Una donna] iniziò a picchiare la testa contro il muro tre giorni dopo un’iniezione di [un tranquillante maggiore]. L’unica cosa che diceva era: ’Voglio solo sbarazzarmi di tutto questo corpo.’” Una donna a cui furono somministrati questi farmaci per cinque giorni esperì “un incremento di allucinazioni, urlare, pensiero ancora più bizzarro, esplosioni d’aggressività anche autodistruttive, e un’andatura agitata o danza.” Una terza donna asserì che, mentre sotto tranquillante, si sentiva ostile e odiava tutti, e sentiva voci insultarla. Altri lamentarono una “vile paura o terrore” che era per loro difficile da spiegare. Tali sintomi farmaco-indotti sono molto peggio di qualsiasi problema sottostante che una persona possa avere. Ancora più schiacciante è la prova che il danno causato da questi psicofarmaci può essere permanente. Molti tipi di farmaci psichiatrici, inclusi i tranquillanti maggiori, possono causare durevoli e grottescamente sfiguranti danni ai nervi noti come discinesia tardiva o distonia tardiva. I muscoli della faccia e del corpo si contorcono e sono soggetti a spasmi involontariamente, disegnando sul volto cipigli e smorfie ripugnanti e attorcigliando il corpo in contorsioni bizzarre. Questi effetti orripilanti insorgono in più del 20% delle persone “curate” con i tranquillanti maggiori e al momento colpiscono 400.000-1.000.000 di americani. Gli psichiatri teorizzano che questi farmaci danneggiano la porzione del cervello del controllo muscolare in modo che la rende permanentemente “supersensibile” ai messaggi che passano per i percorsi neurali del cervello. Il risultato è che questa porzione del cervello diviene permanentemente squilibrata. Mentre la collocazione precisa di questo danno cerebrale non è nota con certezza, non vi è dubbio che esista. È chiaramente visibile nelle facce delle sue tragiche vittime. Allo stesso modo i tranquillanti maggiori possono gettare la porzione del cervello del controllo muscolare nel caos, possono anche rendere supersensibile l’area del controllo del pensiero del cervello, conducendo la persona alla follia permanente. Uno studio del 1980 pubblicato nel The American Journal of Psychiatry descriveva 10 pazienti che soffrivano di questa condizione, che è stata etichettata “psicosi ipersensibile.” Al primo stadio, l’individuo diviene psicotico per alcuni giorni immediatamente dopo che interrompe l’assunzione dei farmaci. Nel secondo, la follia che emerge dalla cessazione dell’assunzione dello psicofarmaco è persistente e può essere irreversibile. Nel terzo stadio, la psicosi è evidente anche quando il paziente sta assumendo gli psicofarmaci. Lo studio rimarca che, quando questo stadio è raggiunto, “nella maggior parte dei casi” la persona è condannata a restare folle tutta la vita. Questa condizione ha creato migliaia di vittime torturate, permanentemente distrutte, sbattuti fuori dalle istituzioni psichiatriche, per cibarsi nei bidoni della spazzatura mentre lottano con i terrori interiori impiantati nella loro mente dagli psicofarmaci. Vi sono anche provi che questi psicofarmaci possono portare la gente a diventare violenta. Un gruppo di ricerca canadese che studiò gli effetti degli psicofarmaci sui prigionieri trovò che “incidenti aggressivi violenti accadevano significativamente più frequentemente tra detenuti che erano sotto farmaci psicotropi [psichiatrici o alteratori della mente] che non quando i detenuti non lo erano...” I detenuti sotto tranquillanti maggiori mostrarono di essere più violenti del doppio di quanto lo fossero quando non assumevano psicofarmaci. I ricercatori attribuirono il marcato incremento della violenza all’acatisia. Il The Journal of the American Medical Association riportò che, dopo quattro giorni che un paziente iniziò ad assumere l’Aloperidolo, “divenne incontrollabilmente agitato, non riusciva a stare fermo, e camminò per parecchie ore.” Dopo aver lamentato di “una sensazione di agitazione interiore, e bisogni violenti di assalire chiunque nelle vicinanze,” l’uomo assalì e cercò di uccidere il suo cane. Il ricercatore notò l’ironia che l’agente chimico potesse causare violenza, “un comportamento che il farmaco doveva alleviare.” Assassini sotto psicosiUn altro articolo pubblicato nell’the American Journal of Forensic Psychiatry descrisse cinque casi di atti estremi di violenza fisica causati dall’Aldolo. Nel primo, un maschio ventitreenne con una storia di sviluppo di severi sintomi di acatisia dopo che gli fu dato l’ Aldolo iniettato nella sala di accettazione di un’unità psichiatrica. Dopo l’iniezione l’uomo fuggì, corse ad un parco, si denudò e cercò di violentare una donna. “Tirato via dal marito, procedette lungo la strada, irruppe dalla porta principale in una casa in cui una signora di 81 anni stava dormendo. La picchiò duramente con i pugni, ’riducendola in poltiglia,’ secondo la sua stessa descrizione, dopodiché trovò dei coltelli e l’accoltellò ripetutamente, portandola alla morte.” Poi s’imbatté in un’altra donna, che era con i suo bambino, e “accoltellò ripetutamente la donna davanti al bambino, dopodiché passò alla successiva persona che incontrò, una donna che assalì gravemente e che accoltellò al punto che un occhio fu perso e un’apertura nell’ano fu creata portando all’intervento chirurgico.” Il rapporto descrive altri quattro casi di violenza attribuiti ad acatisia causata dall’Aldolo. Uno era un suicidio. Un altro era un tentativo di suicidio in cui un uomo si accoltellò ripetutamente ed in seguito dichiarò che “Non poté mai neanche sentire il coltello mentre si accoltellava.” Il terzo era un uomo che colpì a morte la madre con un coltello. Nel quarto caso, un uomo “aveva ricevuto l’Aldolo come paziente esterno per approssimativamente quattro mesi e descrisse come la sua testa stesse progressivamente precipitando, che si sentiva accelerato, che provava un gran dolore nella testa ed aveva l’impulso di accoltellare qualcuno per cercare di sbarazzarsi del dolore. Si recò al vicino negozio di alimentari che frequentava regolarmente e impulsivamente accoltellò ripetutamente il droghiere che conosceva da tempo. Molti atti di violenza simili sono stati collegati con questi psicofarmaci. Un esempio è il caso del 1989 di David Peterson, che uscì da un istituto psichiatrico di Middletown, Conn., acquistò un coltello da caccia, e poi accoltellò 34 volte una bambina di nove anni, uccidendola. Peterson disse di aver ucciso la bambina per vendicarsi contro il suo psichiatra per non avergli cambiato il farmaco prescrittogli, un tranquillante maggiore, che gli causava “dolore.” Nel 1987, Kathleen Gannon, di Tempe, Ariz., accoltellò a morte sua madre con delle forbici da giardinaggio e picchiò a morte suo padre con il calcio di un fucile. Secondo una fonte che lo esaminò, Gannon credeva che, quando i suoi genitori sarebbero morti, “sarebbero divenuta in qualche modo una persona normale.” Il giorno prima che Gannon assassinò i suoi genitori, le fu iniettato un tranquillante maggiore e le fu dato una ricetta per lo stesso farmaco in pillola. Nel 1988, Charles Knowles uccise due ufficiali di polizia di Detriot prima di essere ucciso a revolverate durante un assedio al suo alloggio. Knowles era stato assoggettato a psicofarmaci, incluso l’Aldolo, ed altre procedure per un periodo di 19 anni. La sua famiglia ed amici lo descrissero come una persona non violenta, e il direttore della Salute Mentale dello Stato del Michigan, Thomas Watkins, confermò che Knowles non aveva “nessuna vera storia di atti di violenza” prima del suo trattamento psichiatrico. I tranquillanti minori, o gli agenti ansiolitici -la classe di psicofarmaci più ampiamente utilizzata- sono stati altresì dimostrati creare violenza. Inclusi in questa categoria sono Xanax, Alcion, Valium, Ativan, Restori, Tranxene, Librium, Miltown, Equanil, Atarax, Vistaril, e Dalmane. Il gruppo canadese che condusse ricerche sul collegamento tra aggressioni e psicofarmaci in una popolazione carceraria affermò che, di tutte le classi, “gli agenti ansiolitici apparvero essere i più implicati, con 3,6 volte tanti atti di aggressione avente luogo quando i detenuti erano sotto questi farmaci. Sostennero: “Considerando che certamente non tutte le personalità aggressive sono in prigione, che le frustrazioni abbondano anche nella società e che il diazepam [Valium] è il farmaco più prescritto negli USA con il Clordiazepoxide [Librium] in terza posizione, le implicazioni della combinazione di agenti ansiolitici e aggressività sono stupefacenti.” Nel 1970, un testo sugli effetti collaterali degli psicofarmaci aveva già fatto notare il loro potenziale per la violenza. “Certamente, anche atti di violenza quali l’omicidio e il suicidio sono stati attribuiti alle reazioni furiose indotte dal Clordiazepoxide e diazepa.” Il 30 marzo 1981, 11 anni dopo che ciò fu pubblicato e sei anni dopo lo studio canadese, John Hinckley, Jr. tentò di assassinare il presidente Ronald Reagan nel pieno di una furia indotta dal Valium. Da quando lo studio canadese fu pubblicato, il Valium è stato rimpiazzato dallo Xanax, un altro tranquillante minore, quale psicofarmaco più ampiamente descritto. Eppure, lo Xanax è tanto letale, se non più, del Valium. Secondo uno studio del 1984, “Rabbia e comportamento ostile estremo emersero da otto dei primi 80 pazienti che curarono con Alprazolam [Xanax]. Le risposte consistettero in aggressioni fisiche da parte di due pazienti, comportamento potenzialmente pericoloso per gli altri da altri due, ed esplosioni verbali dai rimanenti quattro.” Una donna che non aveva nessuna storia di violenza prima di assumere lo Xanax “esplose in urla al quarto giorno di trattamento con Alprazolam, e puntò un coltello da carne ala gola di sua madre per alcuni minuti.” James Wilson aveva assunto lo Xanax prima di entrare alla Oakland Elementary School in Greenwood, S.C., il 26 Sept., 1988. Egli sparò e uccise due bambine di otto anni e ferì sette altri bambini e due insegnanti. Un’altra categoria ampiamente prescritta di psicofarmaci consiste negli antidepressivi, i più comuni essendo il Prozac, Pamelor, Elavil, Tofranil, Adapin, Sinequan, e Desyrel. Di questi, il più ampio sottogruppo è quello dei triciclici, così chiamati perché tre anelli circolari sono presenti nella loro struttura molecolare. Nel 1986, uno studio collegò l’incremento di ostilità con l’Elavil. I ricercatori fecero notare che le persone sotto il farmaco “apparivano progressivamente più ostili, irritabili, e comportamentalmente impulsive... L’incremento in comportamenti gravi e atti di aggressione era statisticamente significativo...” Un anno dopo, gli stessi ricercatori scoprirono che quei pazienti che assumevano Elavil “erano comportamentalmente più difficili, facevano più minacce di suicidio, ed erano più sovente fisicamente aggressivi verso gli altri...” Ciò nonostante, gli psichiatri prescrivono questi pericolosi farmaci alteratori della mente ai bambini per “disturbi mentali” quali il fare la pipì a letto, iperattività, o anche l’arrivare in ritardo a scuola. I giovani a cui vengono somministrati questi agenti chimici spesso diventano isterici, insolenti, bellicosi, o ostili. Al processo per omicidio del 1989 contro Stanley Jurgevich a Steamboat Springs, Colo., un esperto medico testimoniò che “L’aggressività, e la tendenza all’aggressione, e l’agitazione” generate dall’antidepressivo triciclico Sinequan giocarono un ruolo significativo nel crimine. In un caso del1988 nel Massachusetts, Robert Lee Harvey tagliò la gola a suo figlio di sei anni e lo accoltellò a morte, poi prese ad accoltellare sé stesso. Harvey aveva una storia psichiatrica che risaliva indietro di 14 anni ed era stato sottoposto a cure poco prima dell’omicidio. Secondo la polizia, farmaci antidepressivi furono rinvenuti sulla scena del delitto. I farmaci miracolosi causano violenzaNel corso degli anni, molti nuovi psicofarmaci sono statti propagandati dagli psichiatri e dalle case farmaceutiche come “farmaci miracolosi,” solo per rivelarsi essere altamente distruttivi. A parte il Valium e lo Xanax, l’antidepressivo Prozac è stato riscontrato creare pensiero suicidi intensi, violenti. Uno studio pubblicato nel settembre 1989 rivelò che il Prozac può generare acatisia in così tanto come il 25% di coloro che lo assumono. Altri due documenti in seguito confermarono il legame tra il Prozac ed i pensieri e azioni suicide. Quando il consumatore del Prozac Joseph Wesbecker prese a fucilate 20 suoi ex colleghi a Louisville, Ky, nel 1989, uccidendone otto e poi sé stesso, stava esibendo sintomi tipo acatisia, inclusi l’irrequietezza e il passeggiare. Tre giorni prima, il suo psichiatra lo aveva descritto come esibente un “aumentato livello d’agitazione e rabbia.” Lo psichiatra scrisse nella cartella clinica del paziente, “Piano, interrompere il Prozac che potrebbe essere la causa.” Vi sono stati molti altri casi di persone che commisero suicidio, a volte accoppiandolo all’omicidio, mentre assumevano Prozac. Nel 1991, per esempio, l’ex-sostituo sceriffo Hank Adams sparò mortalmente a sua moglie e sé stesso davanti a sua figlia diciassettenne. Adams, che stava assumendo il Prozac, non aveva alcuna storia di violenza. Alcune persone che hanno quasi ucciso sé stesse o altri mentre erano sotto Prozac hanno descritto di divenire progressivamente più ostili e aggressivi dopo aver iniziato l’assunzione del farmaco, un chiaro sintomo di acatisia. in questi casi, quando il Prozac fu interrotto, questi sentimenti apparentemente inspiegabili di aggressività scomparvero. Nel 1990, una segretaria di New York Rhonda Hala intentò una causa legale di $ 150.000.000 contro il produttore del Prozac Ely Lilly, accusando che il farmaco l’aveva portata a mutilarsi con oggetti affilati più di 150 volte e a tentare il suicidio sei volte. Hala affermò che, dopo aver cessato l’assunzione del farmaco, i suoi impulsi ossessivi a ledersi erano spariti. Nello Scotland, Duncan Murchison, il quale non aveva precedente storia di violenza, minacciò di uccidere la sua fidanzata durante una sfuriata precipitata dall’uso del Prozac. Durante i sei mesi in cui fu sotto il farmaco, Murchison divenne progressivamente più ostile e aggressivo -sintomi che scomparvero dopo che smise di assumere il Prozac. Mentre era sotto il farmaco Murchison tentò due volte il suicidio. Da quando fu introdotto sul mercato nel gennaio 1988, il farmaco ha compilato il seguente rapporto: ha accumulato più segnalazioni di reazioni avversive negli archivi della U.S. Food and Drug Administration nell’arco dei primi tre anni e mezzo che qualsiasi altro farmaco nella storia ventiduennale del sistema di registrazione della FDA sulle reazioni avverse dei farmaci. A giugno del 1992, più più di 23.000 segnalazioni sugli effetti avversivi relativi al Prozac furono ricevute dalla FDA. Questi includevano delirio, allucinazioni, convulsioni, ostilità e aggressività violente, psicosi, e oltre 1100 tentativi di suicidio ed un simile numero di morti correlate al Prozac. Nel periodo dei due anni successivi alla prima causa legale a metà del 1990, oltre 100 denunce furono inoltrate contro la Ely Lilly, reclamando quasi $ 1.000.000.000 per danni da parte delle famiglie delle persone che commisero suicidio sotto Prozac, dalle famiglie di coloro che furono uccise da persone sotto il farmaco, e individui che furono essi stessi danneggiati mentre erano sotto Prozac. L’Association of Trial Lawyers of America ha costituito una speciale sezione per i contenziosi del Prozac per fornire informazioni ai procuratori che vengono avvicinati da persone danneggiate dal farmaco. Numerosi ex-consumatori del Prozac hanno argomentato in tribunale che il farmaco li ha spinti a commettere atti folli di violenza omicida. Rapporti pubblicati dai ricercatori della Harvard Medical School, Yale University, Columbia University, State University di New York, e dalla Veterans Administration hanno presentato prove persuasive che il Prozac causa preoccupazioni di suicidio intense, violente. Uno studio all’università del South Carolina dovette essere bruscamente interrotto quando cinque soggetti svilupparono intensi e violenti pensieri di suicidi e omicidi. Documenti rilasciati sotto il U.S. Freedom of Information Act rivelarono che, prima degli omicidi di Wesbecker del 1989, la FDA aveva prove di cinque morti violente collegate al Prozac nei suoi archivi. I test pre-mercato sul Prozac fatti dalla Ely Lilly mostrano almeno sei morti collegate al farmaco. Le autorità di vigilanza sui farmaci in Svezia e Norvegia si sono rifiutate di autorizzare la Ely Lilly a commercializzare il Prozac in quei paesi, sostenendo che il testing era inadeguato a giustificarne l’approvazione. Entrambi i paesi espressero preoccupazione per l’alto dosaggio iniziale di 20 milligrammi. Il Public Citizen Health Research Group, un’organizzazione fondata dall’attivista per i consumatori Ralph Nader, ha invitato la FDA a richiedere che un avviso di suicidio venga messo sul Prozac. Dopo aver condotto un’inchiesta sul suicidio di un consumatore del Prozac diciottenne, un coroner nella British Columbia affermò che non poteva escludere il farmaco quale causa del suicidio e invitò il governo canadese a istituire un registro nazionale per monitorare tute le morti correlate al Prozac nel paese. Mentre la Food and Drug Administration è incaricata della vigile protezione degli americani dai farmaci pericolosi, un esame dei farmaci pericolosi che ha ammesso sul mercato dimostra essere un’agenzia inutile. Ciò è spiegato in larga misura dagli sconcertanti conflitti d’interesse che la FDA ha ammesso nel processi di sorveglianza farmaci. Per esempio, un’udienza sulle accuse contro il Prozac ed altri antidepressivi psichiatrici fu tenuta nel tardo 1991, nella quale l’agenzia affermò di non essere in grado di trovare alcuna prova incriminante contro gli antidepressivi. Successive indagini sul comitato rivelarono che cinque dei 10 membri avevano interessi finanziari attivi con i produttori degli antidepressivi per un totale di oltre $ 1.000.000 all’epoca in cui affermarono di non riscontare alcuna prova contro il Prozac. La FDA è stata accusata di servire gli interessi delle industrie farmaceutiche profitto-orientate, non quelli del popolo americano, e di consentire che farmaci assassini venissero immessi sul mercato. Ogni giorno, con un considerevole profitto, l’industria psichiatrica scrive nuove prescrizioni per disabilità, violenza, suicidio, e omicidio. Le disastrose conseguenze sono avvertite da tutti gli americani. Nel 1989, Emanuel Tsegaye entrò nella Chevy Chase Federal Savings Bank di Bethesda, Md., e aprì il fuoco sui suoi colleghi impiegati con una rivoltella calibro 38. Dopo aver ucciso tre donne ed aver ferito gravemente un impiegato, si tolse la vita. Tsegaye era stato tenuto sotto psicofarmaci dalla sua dimissione nel 1986 dall’Istituto psichiatrico Perkins a Jessup, Md. Betty Hahn di Tustin, Calif, randellò a morte sua madre con un martello nel 1988. Ad Hahn erano stati dati due psicofarmaci -l’antidepressivo Pamelor e l’ansilitico Xanax- e apparentemente stava interrompendo l’assunzione dello Xanax al momento dell’omicidio. Mary Feurst fu descritta da suo marito, Russel, come una madre e sposa amorevole all’epoca dell’entrata nel sistema della salute mentale. Dopo estesi trattamenti psicologici e psichiatrici, i quali includevano farmaci antidepressivi, Mary disse che stava progettando di uccidere i suoi figli. Allora fu istituzionalizzata e curata con più psicofarmaci. Gli psichiatri la dimisero nel giugno del 1982, dopo quella che essi ritenevano essere una “guarigione significativa.” Non lo avvertirono che sua moglie era omicida ne lo misero in guardia circa gli effetti che i farmaci che prendeva potevano avere sul suo comportamento. Il 22 luglio 1982, Mary Feurst sparò in faccia e nella schiena a suo figlio di sei anni e in testa a sua figlia di nove anni con una rivoltella calibro 38, uccidendoli entrambi. “Gli psichiatri hanno ucciso i miei figli,” sostenne Russell Feurst. “Non permettete che ciò capiti a voi!”
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