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“Effetti Collaterali”

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Ansiolitici in Italia

Antidepressivi in Italia

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ANTIDEPRESSIVI E LITIO


Gli antidepressivi si dividono in 6 grandi categorie:

  • ATC o Antidepressivi triciclici;

  • I-MAO o Inibitori delle monoaminoassidi;

  • Antidepressivi atipici o di seconda generazione;

  • SSRI o inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina;

  • SNRI o inibitori selettivi della ricaptazione della noradrenalina.

  • Inibitori selettivi sia della serotonina che della noradrenalina.

Breve storia degli antidepressivi

In generale gli antidepressivi fanno parte insieme ai neurolettici della categoria dei tranquillanti maggiori, avendone per altro proprietà e ponendo problemi comuni (esempio: reazioni muscolari e discinesia tardiva). Sono farmaci altamente tossici, in particolare, gli inibitori delle monoaminoassidi (I-MAO, nome commerciale Parmodalin).

Inizialmente la farmacopea psichiatrica utilizzava amfetamine o farmaci stimolanti per affrontare la cosiddetta depressione. Queste sostanze che inducono euforia e senso generalizzato di energia hanno però effetti di breve durata e lo stato di piacere trasforma ben presto in disforia (ovvero senso di stanchezza fisica e mentale).

Intorno agli anni ’50 venne sintetizzata l’Imipramina (da cui derivano gli antidrepressivi triciclici, tra i più noti in commercio: Laroxil, Anafranil, Protiaden, Tofranil, Noritren, etc.).

Nonostante questa sostanza fosse stata pensata per i cosiddetti “pazienti schizofrenici” risultò “utile” per il trattamento sintomatico dei cosiddetti “pazienti depressi”. Sempre negli stessi anni l’Iproniaride (I-MAO ovvero Parmodalin) sostanza usata originariamente come antitubercolare cominciò ad essere invece usata come antidrepessivo perché induceva un particolare stato di euforia nelle persone cui veniva somministrato.

Anche per la “depressione” come per la “schizofrenia” ed altro vengono proposte un’infinita varietà di ipotesi eziologiche, nessuna delle quali ad oggi sembra convincere del tutto la stessa comunità scientifica. Al di là di tutto, le statistiche fornite dagli psichiatri fissano intorno al 10/20% della popolazione l’entità di tale disturbo. Ciò significherebbe che in Italia il numero dei depressi si aggirerebbe intorno ai 5-10 milioni! Una cifra che ci pare francamente eccessiva e forse dettata da interessi che poco o nulla hanno a che vedere con l’attenzione dovuta alla salute delle persone.

ATC ovvero Antidepressivi ciclici

Laroxil, Anafranil, Protiaden, Tofranil, Noritren: questi i nomi commerciali di alcuni degli antidepressivi triciclici più utilizzati.

Forse non tutti sanno che...

L’indicazione d’uso di antidepressivi triciclici è molto restrittiva e presuppone una chiarezza diagnostica che spesso è inesistente. Il trattamento con tali farmaci deve mantenersi su dosaggi bassi (20/25 mg) e frazionati durante la giornata. Qualora le prescrizioni non rispettassero tale accorgimento minimo è consigliabile chiedere una riduzione graduale per evitare, oltre ad effetti tossici, stati di particolare eccitazione e gravi reazioni ansiose.

Va ricordato che un’estensione degli effetti sedativi di molti psicofarmaci (vedi neurolettici) corrisponde spesso alla comparsa di uno stato depressivo grave che in alcuni casi arriva al suicidio. Tali sostanze possono inoltre causare nelle persone stati di confusione e turbamento che se nel gergo psichiatrico vengono definite “psicosi tossiche” in realtà sono da considerarsi sintomo-effetto indotto dall’uso di psicofarmaci (vedi neurolettici e antidepressivi).

Effetti collaterali

Disturbi extrapiramidali (esattamente come per i farmaci neurolettici);

Effetti anticolinergici

  • secchezza delle fauci;

  • stipsi;

  • tachicardia;

  • ritenzione urinaria;

  • disturbi dell’accomodazione visiva (= difficoltà a mettere a fuoco);

  • disturbi della memoria.

Effetti adrenalinici

  • ipotensione ortostatica (ovvero sensazione di svenimento in posizione verticale);

  • vertigini;

  • tachicardia;

  • tremore;

  • negli uomini eiaculazione ritardata.

Effetti antistaminici

  • sonnolenza;

  • ipotensione (ovvero pressione bassa);

  • aumento dell’appetito;

  • aumento del peso;

  • alterazione dell’attività psicomotoria e cognitiva;

  • segnalati alcuni casi di discinesia tardiva (vedi neurolettici).

Se combinati con bevande alcoliche aumenta la probabilità di incorrere negli effetti collaterali, soprattutto nell’alterazione della capacità di coordinare i movimenti.

Se combinati con farmaci anticolinergici (antiparkinsoniani, Disipal), soprattutto negli anziani, possono ulteriormente provocare ritenzione urinaria e ipertrofia prostatica, occlusione intestinale e problemi cardiaci. Non sono rari i casi di intossicazione acuta e di effetti teratogeni (effetto relativo allo stato di gravidanza).

I sintomi che devono far sospettare un’intossicazione acuta sono: coma, convulsioni, gravi aritmie.

I-MAO ovvero inibitori delle monoaminoassidi

L’unico preparato a base di I-MAO esistente in Italia è il Parmodalin, la cui prescrizione è spesso associata ad un neurolettico. Se confrontati con gli antidepressivi triciclici non presentano particolari “vantaggi”, al contrario espongono il “paziente” a numerose interazioni rischiose e ad effetti collaterali di marcata entità. Questi farmaci introdotti poco dopo gli ATC ed in alternativa e concorrenza ad essi, poiché ritenuti meno rischiosi a livello cardiaco, stando alle ultime ricerche, si sono rivelati in realtà analogamente pericolosi per il funzionamento del cuore.

Inoltre è ad alto rischio di tossicità l’interazione tra questi farmaci e alimenti e bevande con elevate quantità di tiramina, ad esempio:

  • formaggi stagionati;

  • pesci salati;

  • carni conservate (cibi in scatola);

  • vino (chianti);

  • fagioli;

  • salumi;

  • cioccolato;

  • birra;

  • banane;

  • fave;

  • fichi.

Questi farmaci possono causare crisi ipertensive con emorragia cerebrale anche fatale, preceduta da forti mal di testa, vomito, dolore toracico.

Tali crisi possono anche essere provocate da un’interazione di questi farmaci con sostanze utilizzate nella preparazione di spray nasali decongestionanti, come l’Efedrina, la Norefedrina e la Fenileffina.

L’interazione con barbiturici e antistaminici, anestetici e alcool può causare agitazione, convulsioni e coma.

Disturbi a carico dei sistema nervoso centrale

  • eccitamento,

  • insonnia,

  • tremori,

  • sintomi allucinatori.

Disturbi a carico dei sistema nervoso autonomo

  • ipotensione,

  • sudorazione ridotta,

  • ritardo dell’eiaculazione,

  • difficoltà a urinare.

Fegato

  • tossicità.

Altri effetti

  • reazioni dermatologiche,

  • aumento di peso.

ATTENZIONE

La combinazione di mao con antidepressivi triciclici, può causare convulsioni, ipertensione, collassi cardiocircolatori, con casi di morte improvvisa.

L’utilizzo di questi farmaci può provocare un calo dell’attenzione, è necessario quindi usare estrema cautela nell’uso di macchinari pericolosi e nella guida di autovetture.

Antidepressivi atipici o di seconda generazione

Maneon, Survector, Lantanon, Trittico, questi i nomi commerciali di alcuni degli antidepressivi atipici più utilizzati.

Gli effetti collaterali di questi farmaci sono sostanzialmente sovrapponibili a quelli degli antidepressivi triciclici e a quelli degli inibitori delle monoaminoassidi.

Sia pur ridotti, quando presenti, gli effetti collaterali di questi farmaci sono particolarmente gravi, vengono infatti segnalate discrasie ematiche (Lantanon) o priapismo (Trittico). Un possibile effetto teratogeno ne sconsiglia l’uso durante la gravidanza e l’allattamento. Molta attenzione va posta nella somministrazione di tali farmaci a persone con cardiopatie, epilessia, o ipertiroidismo.

In alcuni casi la presenza di gravissimi effetti collaterali ha significato il ritiro di tali farmaci dal commercio. È utile infine ricordare che la rarità degli effetti collaterali non può e non deve da sola far pensare ad un più vantaggioso calcolo rischi/benefici.

SSRI ovvero inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina

Fluoxeren, Seroxat, Zoloft, Maveral, Seropram: questi i nomi commerciali di alcuni degli SSRI più utilizzati.

Sono stati introdotti intorno alla metà degli anni ’80; salutati come alternativa reale agli antidepressivi triciclici, in realtà producono i soliti effetti indesiderati: nausea, mal di stomaco, inappetenza, mal di testa, etc. Gli effetti collaterali di questi composti si presentano generalmente nei primi giorni di trattamento e sono di natura reversibile. Non possono essere assunti da persone che risultino affette da ulcera gastrica duodenale; molta attenzione nell’uso è consigliata a chi soffre di gastriti ricorrenti.

Prozac

Il Prozac merita una nota a parte, in quanto è il primo di una nuova classe di antidepressivi (in tono minore anche per il Fluoxeren valgono le stesse indicazioni). E stato salutato da tutti come la “pillola della felicità”, non bisogna però essere così ottimisti, infatti tanto il Prozac quanto il Fluoxeren hanno tutti gli effetti collaterali degli antidepressivi maggiori.

Effetti collaterali
Mentre gli antidepressivi portano generalmente ad un aumento del peso, il vantaggio di questi farmaci è dovuto ad un effetto spesso desiderato, ovvero il dimagrimento. Talune ricerche hanno però sottolineato come dietro questo vantaggio si nasconda un rischio di anoressia.

Altri effetti comuni sono:
  • nausea,

  • secchezza delle fauci,

  • sudorazione e tremore,

  • irritazione cutanea,

  • apatia,

  • deliri,

  • allucinazioni,

  • paranoia,

  • mancanza di coordinazione motoria.

A causa di tali effetti e di una promozione così sfacciatamente entusiastica, negli Stati Uniti vi sono un centinaio di cause pendenti contro la casa produttrice Ely Lilly che vanno fino all’accusa di suicidio e omicidio.

Interazioni con altri psicofarmaci
È considerata pericolosa l’associazione del Prozac con antidepressivi inibitori delle monoaminoassidi (Parmodalin). L’interazione tra Prozac e tali farmaci può comportare una reazione tossica con elevata pressione del sangue, nausea, vomito o shock. li passaggio da un I-MAO al Prozac e viceversa deve prevedere la sospensione del trattamento farmacologico rispettivamente per almeno due e cinque settimane.

Non osservare tali precauzioni significa rischiare gravi reazioni tossiche e addirittura la morte. Non ci sono invece ancora dati sufficienti rispetto agli effetti di associazione tra Prozac e tranquillanti minori o ansiolitici e tranquillanti maggiori o neurolettici.

Anche per il Prozac vale la regola medica generale della sospensione graduale nei casi di manifesta intolleranza verso il farmaco.

È controindicato l’uso nel caso di persone con disturbi renali, epatici e con gravi allergie. Inoltre nel 10/15% dei casi è stato osservato un aumento dell’ansia dopo due o tre settimane dall’assunzione del Prozac.

Questa nota è di particolare rilevanza nei casi di persone con pensieri di suicidio. Non si può far altro che raccomandare estrema cautela e attenzione nel caso di un farmaco come il Prozac così ampiamente propagandato dalle case farmaceutiche e che in breve tempo è diventato uno dei farmaci più prescritti e più consumati.

SNRI ovvero Inibitori selettivi della ricaptazione della noradrenalina

Di recentissima introduzione e disponibili all’inizio del ’96 con il nome commerciale di Efexor. Non ci sono dati sufficienti su effetti collaterali e indesiderati.

Inibitori della serotonina e della noradrenalina

Anch’essi introdotti recentemente sul mercato sono disponibili con il nome commerciale di Remeron.

LITIO

Breve storia dei sali di Litio

I sali di Litio sono noti per il loro valore terapeutico sin dall’antichità. Le prime utilizzazioni in psichiatria risalgono agli anni ’40, mentre in Italia sono stati introdotti nel mercato intorno agli anni ’70.

Il Litio è considerato il farmaco di scelta per il trattamento e la prevenzione delle ricadute in pazienti affetti dalla cosiddetta “sindrome affettiva bipolare”, cioè per persone che attraversano periodi di profonda tristezza e disperazione alternati a periodi di eccitazione e euforia.

La terapia con il Litio deve essere sempre accompagnata da esami del sangue che ne controllino il livello presente nell’organismo. Durante la prima settimana i livelli plasmatici del Litio vanno controllati quotidianamente; nel mese seguente almeno una volta la settimana; nei sei mesi seguenti almeno una volta al mese; in seguito una volta ogni 3/4 mesi.

Va evidenziato che livelli di litiemia (ovvero presenza di Litio nel sangue) superiori a 1,3-1,4 mEg/I sono da considerare indice di tossicità.

Per gli effetti teratogeni del Litio la gravidanza va considerata una controindicazione assoluta.

Effetti collaterali a cui si può andare incontro nell’utilizzo del Litio sono:

  • Disturbi renali quali sete eccessiva, urinazione abbondante, diabete insipido (ovvero sete intensa, urinazione abbondante).

  • Disturbi neurologici quali alterazione della memoria e dell’attenzione, tremori alle mani, debolezza muscolare.

  • Disturbi al cuore con aritmie.

  • Problemi cutanei quali eruzioni cutanee (simili all’acne), alterazioni del pigmento, psoriasi.

  • Disturbi gastroenterici quali nausea, diarrea, coliche addominali.

  • Ipertiroidismo (il Litio interferisce nella sintesi e nella liberazione dell’ormone tiroideo).

  • Epilessia (diminuzione della soglia convulsiva).

  • Altri disturbi quali aumento di peso, edema agli arti inferiori e leucocitosi.

ATTENZIONE

I primi sintomi di tossicità possono già comparire a livelli di poco superiori a quelli terapeutici.

Sintomi premonitori dei sovradosaggio sono:

  • tremori, vomito, difficoltà di parlare, sonnolenza e in alcuni casi anche coma.

Prima di iniziare il trattamento e durante lo stesso, devono essere effettuati diversi esami del sangue, il controllo della funzionalità del rene e della tiroide, esame cardiologico con elettrocardiogramma e esame neurologico con elettroencefalogramma.

La terapia con il Litio non deve essere protratta a vita e se non dà risposte soddisfacenti va sospesa perché i rischi in cui si incorre non sono bilanciati da benefici.


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