|
Deficit di Attenzione/Iperattività:
Caratteristiche Diagnostiche
DSM IV
(vedi anche Criteri Diagnostici)
La caratteristica fondamentale del Disturbo da Deficit di
Attenzione/Iperattività è una persistente modalità di disattenzione e/o di iperattività-impulsività
che è più frequente e più grave di quanto si osserva tipicamente in soggetti
ad un livello di sviluppo paragonabile (Criterio A).
Alcuni sintomi di iperattività-impulsività o di disattenzione
che causano menomazione devono essere stati presenti prima dei 7 anni di età,
sebbene molti soggetti siano diagnosticati dopo che i sintomi sono presenti
da diversi anni (Criterio B).
Una certa compromissione a causa dei sintomi deve essere presente
in almeno 2 contesti (a casa e a scuola o al lavoro) (Criterio C). Deve chiaramente
risultare un’interferenza col funzionamento sociale, scolastico, o lavorativo
adeguato rispetto al livello di sviluppo (Criterio D).
L’anomalia non si manifesta esclusivamente durante il decorso
di un Disturbo Generalizzato dello Sviluppo, di Schizofrenia, o di un altro
Disturbo Psicotico e non è meglio attribuibile ad un altro disturbo mentale
(per es., un Disturbo dell’Umore, un Disturbo d’Ansia, un Disturbo Dissociativo
o un Disturbo di Personalità (Criterio E).
La disattenzione
può manifestarsi in situazioni scolastiche, lavorative, o sociali.
I soggetti con questo disturbo possono non riuscire a prestare attenzione ai
particolari o possono fare errori di distrazione nel lavoro scolastico o in
altri compiti (Criterio A1a). Il lavoro è spesso disordinato e svolto senza
cura e senza ponderazione. I soggetti spesso hanno difficoltà a mantenere l’attenzione
nei compiti o nelle attività di gioco, e trovano difficile portare a termine
i compiti (Criterio A1b). Spesso sembra che la loro mente sia altrove o che
essi non ascoltino o non abbiano sentito quanto si è appena detto loro (Criterio
A1c). Possono esservi frequenti passaggi da un’attività ad un’altra senza completarne
nessuna.
I soggetti a cui è stato diagnosticato questo disturbo possono
cominciare a fare qualcosa, passare ad altro, poi dedicarsi a qualcos’altro
ancora, prima di portare a termine qualsiasi cosa. Essi spesso non soddisfano
le richieste o non riescono a seguire le istruzioni e non portano a termine
compiti, incombenze o altri doveri (Criterio A1d). L’incapacità di portare a
termine i compiti dovrebbe essere presa in considerazione nel fare questa diagnosi
solo se è dovuta a disattenzione piuttosto che ad altre possibili ragioni (per
es., incapacità di comprendere le istruzioni). Questi soggetti hanno spesso
difficoltà nell’organizzarsi per svolgere compiti e attività (Criterio A1e).
I compiti che richiedono sforzo mentale protratto vengono
avvertiti come spiacevoli e notevolmente avversati. Di conseguenza, questi soggetti
tipicamente evitano o hanno forte avversione per attività che richiedono protratta
applicazione e sforzo mentale o che richiedono capacità organizzative o particolare
concentrazione (per es., compiti a casa o lavoro a tavolino) (Criterio A1f).
Questo evitamento deve essere dovuto alle difficoltà del soggetto connesse all’attenzione
e non dovuto ad un’attitudine oppositiva primaria, anche se può esservi un’oppositività
secondaria. Il modo di lavorare è spesso disorganizzato e il materiale necessario
per svolgere il compito viene spesso disperso, oppure maneggiato senza cura
e danneggiato (Criterio A1g).
I soggetti con questo disturbo sono facilmente distratti da
stimoli irrilevanti e frequentemente interrompono compiti in corso di svolgimento
per prestare attenzione a rumori senza importanza o ad eventi che di solito
sono con tutta probabilità ignorati da altri (per es., il clacson di un’auto,
una conversazione di sottofondo) (Criterio A1h). Sono spesso sbadati nelle attività
quotidiane (per es., mancano ad appuntamenti, dimenticano di portarsi il pranzo)
(Criterio A1i). Nelle situazioni sociali, la disattenzione può essere espressa
dal fatto che cambiano spesso d’argomento nella conversazione, non ascoltano
gli altri, non prestano attenzione alle conversazioni e non seguono le indicazioni
o le regole di giochi o attività.
L’iperattività
può essere manifestata agitandosi e dimenandosi sulla propria
sedia (Criterio A2a), non restando seduti quando si dovrebbe (Criterio A2b),
correndo senza freni o arrampicandosi in situazioni in cui ciò è fuori luogo
(Criterio A2c) o può esprimersi con difficoltà a giocare o a dedicarsi tranquillamente
ad attività da tempo libero (Criterio A2d) o con il sembrare spesso “sotto pressione”
o “motorizzati” (Criterio A2e), oppure col parlare troppo (Criterio A2f). L’iperattività
può variare con l’età del soggetto e col livello di sviluppo, e la diagnosi
dovrebbe essere fatta con cautela nei bambini piccoli. I bambini che muovono
i primi passi e i bambini in età prescolare con questo disturbo differiscono
dai bambini con una attività normale per il fatto che sono sempre in movimento
e sempre tra i piedi; essi saltellano avanti e indietro, escono “con le brache
ancora in mano”, saltano o si arrampicano sui mobili, corrono per la casa, e
hanno difficoltà a partecipare ad attività di gruppo sedentarie all’asilo (per
es., stare ad ascoltare una favola).
I bambini in età scolare mostrano comportamenti simili, ma
di solito con meno frequenza o intensità rispetto ai bambini che muovono i primi
passi e ai bambini in età prescolare. Essi hanno difficoltà a rimanere seduti,
si alzano frequentemente, e si dimenano sulla propria sedia, oppure si aggrappano
al suo bordo. Giocherellano nervosamente con oggetti, picchiettano con le mani,
e agitano troppo piedi e gambe. Spesso si alzano da tavola durante i pasti,
mentre guardano la televisione, o mentre fanno i compiti; parlano di continuo,
e fanno troppo rumore durante attività che dovrebbero comportare la calma. Negli
adolescenti e negli adulti, i sintomi di iperattività assumono la forma di sensazioni
di irrequietezza e di difficoltà a dedicarsi ad attività tranquille e sedentarie.
L’impulsività
si manifesta con l’impazienza, la difficoltà a tenere a freno
le proprie reazioni, “sparando” le risposte prima che le domande siano state
completate (Criterio A2g), con difficoltà ad attendere il proprio turno (Criterio
A2h), e con l’interrompere spesso gli altri o l’intromettersi nei fatti altrui
fino al punto di causare difficoltà nell’ambiente sociale, scolastico, o lavorativo
(Criterio A2i). Gli altri possono lamentarsi di non riuscire a dire una parola
in una conversazione. I soggetti affetti da questo disturbo tipicamente fanno
commenti quando non è il momento, non ascoltano le direttive, iniziano conversazioni
quando non è il momento, interrompono eccessivamente gli altri, sono invadenti
nei confronti degli altri, arraffano oggetti altrui, toccano cose che non dovrebbero
toccare, e fanno i pagliacci. L’impulsività può portare ad incidenti (per es.,
far cadere oggetti, sbattere contro gli altri, agguantare un tegame rovente)
e al coinvolgimento in attività potenzialmente pericolose senza considerare
le possibili conseguenze (per es., usare lo skateboard su un terreno estremamente
accidentato).
Le manifestazioni comportamentali compaiono di solito in diversi
contesti, che comprendono casa, scuola, lavoro, e situazioni sociali. Per fare
diagnosi, deve essere presente una certa compromissione in almeno due contesti
(Criterio C). È molto raro che un soggetto mostri lo stesso livello di malfunzionamento
in tutti i contesti o tutte le volte nello stesso contesto. I sintomi tipicamente
peggiorano in situazioni che richiedono attenzione o sforzo mentale protratti
o che mancano di attrattiva o di novità (per es., ascoltare gli insegnanti in
classe, fare i compiti in classe, ascoltare o leggere brani lunghi, o lavorare
a compiti monotoni e ripetitivi). I segni del disturbo possono essere minimi
o assenti quando il soggetto è sotto controllo molto stretto, in un ambiente
nuovo, quando è impegnato in attività particolarmente interessanti, in una situazione
a due (per es., lo studio del medico), o quando il soggetto viene ben ricompensato
se si comporta in modo adeguato. È più probabile che i sintomi si manifestino
in situazioni di gruppo (per es., giochi di gruppo, classi, o ambienti di lavoro).
Il clinico dovrebbe quindi indagare sul comportamento del soggetto in diverse
situazioni in ciascun contesto.
Sottotipi
Sebbene la maggior parte dei soggetti abbiano sintomi sia
di disattenzione che di iperattività-impulsività, vi sono alcuni soggetti in
cui predomina o l’una o l’altra caratteristica. Il sottotipo appropriato (per
una diagnosi attuale) dovrebbe essere indicato sulla base della caratteristica
sintomatologica predominante negli ultimi 6 mesi. La maggior parte dei bambini
e degli adolescenti con questo disturbo presentano il Tipo Combinato. Non si
sa se ciò vale anche per gli adulti affetti dal disturbo.
Manifestazioni e disturbi associati
Caratteristiche descrittive e disturbi mentali associati
Le caratteristiche associate variano a seconda dell’età e
del livello di sviluppo e possono includere scarsa tolleranza alla frustrazione,
accessi d’ira, prepotenza, caparbietà, eccessiva e frequente insistenza sul
fatto che le richieste siano soddisfatte, labilità d’umore, demoralizzazione,
disforia, rifiuto da parte dei coetanei, e scarsa autostima.
I risultati scolastici sono spesso compromessi e svalorizzati,
e comportano tipicamente conflitti con la famiglia e con le autorità scolastiche.
Un’inadeguata applicazione a compiti che richiedono sforzo protratto è spesso
interpretata dagli altri come indice di pigrizia, di scarso senso di responsabilità,
e di comportamento oppositivo.
Le relazioni familiari sono spesso caratterizzate da risentimento
e antagonismo, specie perché la variabilità del quadro sintomatologico del soggetto
porta spesso i genitori a credere che tutto il comportamento inopportuno sia
volontario.
I soggetti con Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività
possono conseguire un livello di istruzione inferiore rispetto ai compagni e
avere risultati lavorativi più scarsi. Lo sviluppo intellettivo, valutatato
con test di QI individuali, sembra essere un po’ minore nei bambini affetti
da questo disturbo. Nelle sue forme gravi, il disturbo è molto limitante, e
compromette l’adattamento sociale, familiare, e scolastico.
Una quantità sostanziale di bambini con Disturbo da Deficit
di Attenzione/Iperattività inviati all’osservazione clinica ha anche un Disturbo
Oppositivo Provocatorio o un Disturbo della Condotta. Nei bambini con Disturbo
da Deficit di Attenzione/Iperattività può esservi una maggiore prevalenza di
Disturbi dell’Umore, di Disturbi d’Ansia, di Disturbi dell’Apprendimento, e
di Disturbi della Comunicazione. Questo disturbo non è infrequente nei soggetti
con Disturbo di Tourette; quando i due disturbi coesistono, l’esordio del Disturbo
da Deficit di Attenzione/Iperattività spesso precede l’esordio del Disturbo
di Tourette. Può esservi una storia di maltrattamento o di abbandono infantile,
sistemazioni adottive multiple, esposizione a neurotossici (per es., avvelenamento
da piombo), infezioni (per es., encefalite), esposizione a farmaci in utero,
basso peso alla nascita, e Ritardo Mentale.
Reperti di laboratorio associati
Non vi sono test di laboratorio che siano stati ritenuti di
valore diagnostico nella valutazione clinica del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività.
Si è notato che i test che richiedono un’elaborazione mentale con sforzo intenso
sono anormali in gruppi di soggetti con Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività
rispetto ai controlli, ma non è ancora del tutto chiaro quale fondamentale deficit
cognitivo sia responsabile di ciò.
Caratteristiche collegate a cultura, età e genere
È noto che il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività
si manifesta in diverse culture, con variazioni nella prevalenza riportata tra
i paesi occidentali che probabilmente derivano più dalle diverse prassi diagnostiche
che da differenze nel quadro clinico. È particolarmente difficile stabilire
questa diagnosi nei bambini con meno di 4 o 5 anni di età, perché il loro comportamento
caratteristico è molto più variabile di quello dei bambini più grandi e può
includere caratteristiche simili ai sintomi del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività.
Inoltre, i sintomi di disattenzione nei bambini che muovono i primi passi o
nei bambini in età prescolare non sono spesso prontamente osservati perché ai
bambini piccoli tipicamente viene richiesta di rado un’attenzione prolungata.
Comunque, anche l’attenzione dei bambini che fanno i primi passi può essere
tenuta desta in diverse situazioni (per es., un bambino medio di 2-3 anni può
tipicamente sedere con un adulto e guardare un libro illustrato).
Al contrario, i bambini piccoli con Disturbo da Deficit di
Attenzione/Iperattività si muovono eccessivamente e sono tipicamente difficili
da contenere. Un’indagine su un’ampia varietà di comportamenti in un bambino
piccolo può essere utile per assicurarsi che sia stato raggiunto un quadro clinico
completo. Quando i bambini crescono, i sintomi di solito divengono meno cospicui.
Nella tarda fanciullezza e nella prima adolescenza, i segni di attività motoria
eccessiva e grossolana (per es., correre e arrampicarsi troppo, non rimanere
seduti) sono meno comuni, e i sintomi di iperattività possono essere limitati
a irrequietezza o ad un sentimento interiore di nervosismo o di inquietudine.
Nei bambini in età scolare, i sintomi di disattenzione compromettono il lavoro
in classe e le prestazioni scolastiche. I sintomi di impulsività possono anche
portare alla infrazione di regole familiari, interpersonali, e scolastiche,
specie durante l’adolescenza. Nell’età adulta, l’irrequietezza può comportare
difficoltà di partecipare ad attività sedentarie e l’evitamento di passatempi
ed occupazioni che limitino l’opportunità di movimento spontaneo (per es., lavori
da scrivania). Il disturbo è molto più frequente nei maschi che nelle femmine,
e il rapporto maschi-femmine varia da 4:1 a 9:1 a seconda dell’ambiente (cioè,
popolazione generale o soggetti ospedalizzati).
Decorso
La maggior parte dei genitori osserva dapprima un’eccessiva
attività motoria quando i bambini muovono i primi passi, che spesso coincide
con lo sviluppo della deambulazione indipendente. Comunque, dato che molti bambini
iperattivi a questa età NON svilupperanno poi un Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività,
si dovrebbe usare cautela nel fare questa diagnosi nei primi anni di vita. Di
solito, il disturbo viene diagnosticato per la prima volta durante le scuole
elementari, quando l’adattamento scolastico risulta compromesso. Nella maggior
parte dei casi osservati in ambiente clinico, il disturbo è relativamente stabile
durante la prima adolescenza. Nella maggior parte dei soggetti, i sintomi si
attenuano durante la tarda adolescenza e l’età adulta, sebbene una minoranza
dispieghi l’intero corredo dei sintomi del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività
nella media età adulta. Altri adulti possono mantenere solo alcuni sintomi,
nel qual caso si dovrebbe usare la diagnosi di Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività,
in Remissione Parziale. Questa diagnosi si adatta a soggetti che non hanno più
il disturbo completo ma mantengono ancora alcuni sintomi che causano compromissione
del funzionamento.
Diagnosi differenziale
Nella prima fanciullezza, può essere difficile distinguere
i sintomi del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività dal comportamento
adeguato all’età di bambini vivaci (per es., correre intorno o fare chiasso).
I sintomi di disattenzione sono comuni tra i bambini con basso QI che sono collocati
in ambienti scolastici inadeguati alle loro capacità intellettive. Questi comportamenti
devono essere distinti da segni similari in bambini con Disturbo da Deficit
di Attenzione/Iperattività. (…) I sintomi di disattenzione, iperattività, o
impulsività correlati all’uso di farmaci (per es., broncodilatatori, isoniazide,
acatisia da neurolettici) nei bambini con meno di 7 anni non sono diagnosticati
come Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività ma sono invece diagnosticati
come Altri Disturbi Correlati a Sostanze Non Altrimenti Specificati.
| • • • Bollettino OISM • • • |
|---|
Iscriviti ora al Bollettino OISM e sarai sempre aggiornato via eMail circa le novità nel campo della salute mentale e la lotta contro la psichiatria...
CLICCA QUI PER ISCRIVERTI! |
|